13 Ottobre 2020

ITALREPORT

Quotidiano on-line

Acate. Anche nella piccola cittadina iblea un miracolo di “Padre Pio?”

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Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 14 agosto 2020.- Su Padre Pio, o meglio ormai San Pio, anche se per tutti resterà  affettuosamente ed amorevolmente quel “padre” spirituale e non, che è sempre stato, si è scritto tantissimo. Innumerevoli i miracoli a lui attribuiti, veri o immaginari, dettati dalla suggestione, dalla fede o altro, questo non sta a noi deciderlo. Anche qualche cittadino acatese, in passato, avrebbe avuto il privilegio di ricevere miracoli o particolari visioni ed attenzioni da parte del Santo. A tal proposito vogliamo riportare all’attenzione dei lettori, il “miracolo”, o presunto tale, più significativo, ricco di minuziosi particolari e suffragato anche da prove e testimonianze mediche, verificatosi nella cittadina iblea parecchi anni addietro. Per la riproposizione di questa notizia, all’epoca pubblicata dal sottoscritto, su esplicita autorizzazione  della presunta “miracolata”, anche se oggi preferiamo mantenere l’anonimato degli attori principali della commovente vicenda, su alcuni quotidiani regionali, mi rende l’obbligo ringraziare l’insegnante Maria Menza e la Maestra di Pianoforte, Aurora Muriana, per il loro indispensabile supporto “tecnico”. L’articolo, infatti, era stato da me archiviato su di un floppy disk ormai reso quasi inutilizzabile per l’assenza, sui nuovi computer, dell’apposito lettore. Il recupero, pertanto, è stato possibile grazie all’aiuto ed alla disponibilità, delle due preziose amiche ancora in possesso di tale lettore. Ma veniamo ai fatti: “Per un cronista, abituato a scrivere articoli in pochi minuti per varie esigenze, non deve essere certo edificante aver impiegato alcuni mesi per la stesura di un pezzo che, dal lato tecnico, tutto sommato non richiedeva certo sforzi particolari o sopralluoghi lontani, alla ricerca di notizie, la fonte, infatti, si trovava ad appena 500 metri dalla propria abitazione, facilmente contattabile e raggiungibile in qualsiasi momento. Eppure l’argomento dell’articolo era così complesso, anche se apparentemente semplice, da indurre profonde riflessioni. Non nego di essermi dibattuto per mesi  sul da farsi. Parlarne o no. Rendere noto un fatto di cronaca di tale importanza e quindi riconoscerne la fondatezza, oppure soprassedere. Ignorare quello che la gente vociferava in paese. Ignorare quanto affermava con viva convinzione e consapevolezza la diretta protagonista della notizia: essere stata “guarita miracolosamente” grazie all’intercessione di Padre Pio, l’umile frate di Pietrelcina.  Un intenso travaglio interiore quindi : da una parte il giornalista che per dovere di cronaca vuole e deve pubblicare la notizia, dall’altra l’uomo di fede, il credente il quale si rende conto dell’importanza dell’argomento da trattare che merita un serio approfondimento, una seria analisi. Una notizia che non si può certo liquidare in poche fredde righe di cronaca. Alla fine, dopo un provvidenziale, quanto improvviso viaggio a S. Giovanni Rotondo le “due anime” riescono a fondersi, decido finalmente di approfondire la notizia, di accertarne la veridicità, di acquisire la documentazione medica necessaria a controllare l’esistenza o meno di elementi certi che possano confermare il “miracolo”, fugando qualsiasi dubbio su eventuali forme di isterismo o fanatismo religioso. Richiedo quindi un appuntamento alla “presunta miracolata” ed il giorno fissato, insieme all’inseparabile registratore, mi reco a casa della signora.  Appena entrato, mi colpisce subito la costante presenza di Padre Pio. In quella casa infatti tutto parla del frate con le stigmate. Immaginette, fotografie, quadri, raffiguranti  Padre Pio, sono in bella vista in ogni angolo della casa, in ogni stanza. Una presenza rassicurante che dà un senso di serenità, di tranquillità. La padrona di casa, dopo i convenevoli di rito, visibilmente emozionata, inizia a raccontarmi la sua sorprendente storia. Mentre parla, i suoi occhi emanano una luce intensa, una luce di gioia e di fede. C. R., 56 anni,(all’epoca del miracolo), felicemente coniugata con il signor G.  C., con alle spalle anni di duro lavoro e sacrifici ed una esperienza da emigrante in suolo tedesco, da circa dieci anni è affetta da una diverticolite acuta al sigma prossimale del colon discendente. Negli ultimi anni la situazione clinica si è notevolmente aggravata. Agli inizi del 1994 gli atroci dolori all’addome sono presenti con sempre maggior frequenza, le emorragie continue, il tubo digerente è un ammasso di lesioni. Qualsiasi alimento tenti di ingerire le procura immediatamente indescrivibili dolori. Un’ endoscopista ligure le preannuncia che tra qualche mese non potrà mangiare più nemmeno la pastina condita con l’olio. La signora C. si sottopone, disperata, a continui controlli presso i dottori, Livio Sallemi e Nunzio Belluardo di Comiso. Quest’ultimo le consiglia alla fine, quale estrema speranza, l’intervento chirurgico. Bisogna eliminare subito la parte di intestino ormai seriamente compromessa per scongiurare l’imminente pericolo di vita. La signora, conscia di essere ormai vicina alla morte, decide quindi di affrontare l’intervento chirurgico, ma prima di entrare in sala operatoria esprime il desiderio di recarsi in pellegrinaggio, insieme al marito, a San Giovanni Rotondo, da Padre Pio, per chiedere al santo frate di assisterla durante l’operazione. C. R., per sua esplicita affermazione, in passato non è mai stata una cattolica praticante. Il duro lavoro, gli immensi sacrifici, il fatto di doversi spostare per motivi di lavoro, prima all’estero e poi nel Nord dell’Italia, non le hanno mai permesso di frequentare  con assiduità le funzioni religiose, ne tanto meno di pregare più del dovuto. Nonostante tutto però ha sempre mandato i propri figli a Messa, lei, invece, ci andava solo nelle grandi occasioni. Pregava sporadicamente e senza tanta convinzione. E’ stata sempre lontana dalla Chiesa. Non si è mai rivolta ad alcun Santo. Non ha mai avuto, o desiderato avere, santi a cui votarsi. Appena avuta la notizia però dell’imminente intervento chirurgico, disperata ed impaurita per l’importante operazione da affrontare, si rivolge stranamente a Padre Pio. Un “Santo” del quale aveva sentito parlare per caso. Durante il suo soggiorno in Germania infatti, una sua vicina di casa, originaria di Foggia, le aveva parlato spesso di questo frate, dei suoi straordinari miracoli, dei suoi tormenti.  In breve tempo nella signora C. nasce una grandissima ammirazione per Padre Pio, decide di documentarsi, acquista riviste che parlano spesso del frate, ritaglia e conserva gelosamente tutti i servizi giornalistici, tutte le varie testimonianze. Resasi conto quindi della gravità del suo stato di salute, decide, prima di affrontare i ferri del chirurgo, di andare a pregare sulla tomba di Padre Pio, di raccomandare la sua anima al frate di Pietrelcina. Prima di partire per il “viaggio della speranza” però, pensa bene di portare con se una videocamera, decisione questa contrastata dal marito. “Dove pensi di andare ad una gita di piacere”, la rimprovera infatti il signor G. Ma C. non sente ragioni  ha il presentimento infatti che le dovrà accadere qualcosa. “Sono sicura che mi apparirà qualcosa, forse Gesù, la Madonna o Padre Pio, non lo so, ma sono sicura che accadrà qualcosa” , è la sua risposta. I coniugi C. arrivano a San Giovanni Rotondo verso le ore 12 del 19 maggio 1994. Il tempo di cambiarsi d’abito e rifocillarsi in albergo, dopo il lungo viaggio, e subito si recano al Santuario di Santa Maria delle Grazie. La gioia è immensa, finalmente hanno la possibilità di pregare sulla tomba del frate, di visitare i luoghi che lo hanno visto in vita. Un lento e cadenzato rosario, alcuni interminabili e intensi minuti di raccoglimento davanti alle spoglie del frate, infine la richiesta della grazia. “Padre Pio- recita la signora C.- tu sai che arrivo da lontano, sono venuta fin qui per pregare, non ti chiedo soldi o vincite al gioco,  bensì ti imploro di assistermi durante l’intervento chirurgico. Sono pronta ad affrontare  i ferri del chirurgo, a soffrire, ma desidero una cosa, vivere ancora qualche giorno per stare insieme ai miei figli. In tutti questi anni ho lavorato duramente e ho avuto poco tempo a disposizione per stare insieme a loro, oggi potrei farlo…dammene la possibilità”. Quindi un giro all’interno della cripta. Nei pressi della tomba del frate, c’è una parete marmorea venerata dai pellegrini. Qualcuno afferma che da essa siano sgorgate gocce di sangue; tutti la baciano e vi si inginocchiano davanti. Anche la signora C. vuole provare questa sensazione. “Con la mano-ci racconta- ho accarezzato la parete, l’ho baciata, quindi ho appoggiato la mano sullo stomaco, sulla parte malata, sussurrando: ho mio Dio! Come è possibile che sia stata così incredula, perdonami. Se questa parete è veramente miracolata, aiutami;fa che non muoia; ormai sono arrivata al punto di non poter mangiare più nulla”. Quindi, attivata la videocamera, decide di riprendere la  “parete miracolosa” per farla vedere, una volta ritornata ad Acate, a parenti ed amici. Mentre filma, esprime un ulteriore desiderio per portare una concreta testimonianza ai suoi paesani. “Mio Dio- esclama- se è vero che questa parete è miracolata, fa che la tua immagine e quella di Padre Pio restino impresse su questa videocassetta”. L’indomani i coniugi C. ritornano al santuario per assistere alla messa delle 8 e per “congedarsi” dal frate. All’uscita della chiesa, dovendo ingerire un farmaco per il controllo del diabete, la signora C. si fa accompagnare dal marito in un vicino bar, quindi chiede una tazza di latte e caffè. L’inconsueta richiesta fa letteralmente sobbalzare il signor G., il quale tenta in tutti i modi di dissuadere la moglie, ben conscio dell’estrema pericolosità della bevanda richiesta per la salute della consorte. Quindi le consiglia di bere, in alternativa, una tazza di tè. Ma niente riesce a convincerla. La signora  è irremovibile; vuole un segnale “divino” . Vuole essere certa, prima di ripartire, che il  santo frate la aiuterà. Animata quindi da una grande fede, ben conscia che il latte, alimento che non ingerisce ormai da più di dieci anni, è per lei una bevanda quasi mortale, decide di rischiare, non curante degli enormi disagi che un suo improvviso malore, come suggerito dal marito, potrebbe provocare. Sono soli infatti e lontani da casa, senza alcun aiuto. Ma la signora C. è decisa. “Pazienza -esclama- eventualmente mi ricovero nel vicino ospedale . In ogni caso sono sicura che il Signore mi aiuterà. Sia fatta la Sua volontà”. Un avventore palermitano, colpito dalla grande fede e dalla determinazione della signora interviene per cercare di convincere il marito. “Glielo faccia  bere il latte- esclama- altrimenti cosa siete venuti a fare a San Giovanni Rotondo. Il Signore è grande, Padre Pio ha un cuore grande, sicuramente la guarirà”. Il latte e caffè viene finalmente servito e bevuto con estrema tranquillità. Passano i minuti, le ore. Non succede niente. La signora C. sta benissimo, non accusa nessun disturbo. Il latte, alimento finora proibitivo, è stato assimilato  senza alcun problema. Tutto tranquillo anche durante il viaggio di ritorno. Appena giunti a casa la signora C. ha fretta di rivedere  la videocassetta. Il marito invece preferisce prima riposarsi un po, per smaltire la stanchezza del lungo viaggio. Ma il suo placido sonno viene bruscamente interrotto dalle grida della moglie. Il desiderio espresso nella cripta del Santuario di Santa Maria delle Grazie  si è infatti realizzato. Il nastro magnetico che scorre lentamente nel videoregistratore lascia intravedere, sulla parete marmorea della cripta, la famosa “parete miracolosa”, l’immagine del Crocifisso e di Padre Pio, (video mostrato anche al sottoscritto) impresse per sempre sulla videocassetta. Il signor G. cerca in tutti i modi di calmare la moglie, la invita a non gridare, i vicini potrebbero allarmarsi. Quindi le consiglia di non parlare con nessuno del contenuto della videocassetta; ha il timore di essere derisi dalla gente. “Non lo diciamo a nessuno. Potrebbero prenderci per pazzi”, sono le sue prime parole. Ma la signora C. non tiene minimamente conto delle raccomandazioni del marito; anzi vuole che tutti sappiano, che tutti si rendano conto dell’eccezionalità dell’evento. Quindi, visibilmente commossa, chiama subito i vicini di casa . Ma il fatto più sorprendente accade il 3 giugno dello stesso anno, a pochi giorni di distanza dal “viaggio della speranza”. La signora C., come abitualmente fa da circa dieci anni, si reca dal dottor Livio Sallemi per il periodico controllo semestrale, l’ultimo prima dell’intervento chirurgico. Ma questa volta le nuove radiografie lasciano stupefatto il medico. Mentre le osserva incredulo chiede alla paziente: “Signora ma cosa è successo! Non è possibile, la trovo sensibilmente migliorata”. Il referto, stilato dall’incredulo medico in data 3 giugno 1994, parla chiaro, vi si legge infatti: “rispetto al precedente esame del 10 dicembre 1993, si  può apprezzare un minor ipertono del tratto di passaggio tra colon discendente e sigma, con calibro del viscere pressocchè normale e riduzione delle lesioni peridiverticolitiche”. La signora C. oggi è perfettamente guarita con grande meraviglia dei medici e senza una spiegazione logica, se non la fede. Non accusa più nessun disturbo; sono scomparsi del tutto i lancinanti dolori addominali. Le emorragie si sono definitivamente arrestate. Mangia abbondantemente di tutto, “mi devo rifare”, ci dice scherzosamente. Non prende più, da circa un anno, nessun farmaco, ha infatti sospeso definitivamente tutte le cure mediche. E pensare che la sua vita era legata ad un filo, un esile filo; ad un intervento chirurgico, già programmato ma mai eseguito, dall’esito incerto.  Oggi la sua casa è continua meta di amici, parenti, gente comune, i quali vi si recano,  spinti da una grande fede, per farsi raccontare, dalla viva voce della “prescelta”,  il “miracolo” e per visionare il filmato che mostra chiaramente le immagini del Crocifisso e di Padre Pio impresse sul videonastro. La signora C. è  diventata una cattolica praticante, fa parte in modo attivo di un gruppo di preghiera denominato “le cellule”, e non perde occasione per far conoscere agli altri le opere ed i miracoli del santo frate. Per dovere di cronaca abbiamo voluto ascoltare anche  l’autorevole parere di due persone molto vicine alla signora C.: la dottoressa B. S., il medico di famiglia che l’ha avuta in cura per circa tre anni, ed il parroco don G. B., suo padre spirituale. La dottoressa S. è stata una delle prime persone a visionare la videocassetta che riprodurrebbe i volti del Crocifisso e di Padre Pio, e sulla sua veridicità non ha dubbi. Come non ha dubbi sul fatto che all’origine di questa strana quanto improvvisa guarigione ci sia qualcosa di inspiegabile, anche se ha la quasi certezza che gran parte del merito lo si debba attribuire ai lunghi cicli terapeutici, a base di antibiotici, da lei prescritti prima del viaggio a San Giovanni Rotondo. “La signora R.- ci spiega- soffriva da tempo di una diverticolosi con diverticolite, ovvero una forte infiammazione ai diverticoli del colon. Prima che si recasse a San Giovanni Rotondo, per circa un anno, le ho fatto fare una lunga terapia a base di antibiotici e penso di essere riuscita, individuando dopo alcuni tentativi il farmaco idoneo, a debellare l’infiammazione ai diverticoli, pur restando quest’ultimi, infatti la loro eliminazione è possibile solo con la resezione chirurgica. Da quando è ritornata dal pellegrinaggio presso la tomba di Padre Pio però, la signora ha interrotto la terapia. Da circa un anno non le somministro più  antibiotici; la paziente mangia ormai di tutto e non ha alcun disturbo, e questo, devo essere sincera, mi lascia molto perplessa. Nonostante infatti il processo infiammatorio persista sempre, anche se in forma lieve, non riesco a spiegarmi come mai non abbia più coliche e problemi di enterite. Con ogni probabilità le avrà giovato molto la terapia a base di antibiotici la quale sicuramente avrà ridotto notevolmente l’infiammazione e quindi di conseguenza eliminato i dolori. Il fatto strano però è che questa terapia di fondo dovrebbe effettuarsi anche dopo i periodi di crisi, a tempo indeterminato; invece è già da più di un anno che l’abbiamo sospesa e stranamente la signora sta bene. Ormai non fa più uso nemmeno dei disinfettanti intestinali che le avevo prescritto. Certo tutto ciò è molto strano…” Pur sforzandosi di dare una spiegazione scientifica alla “strana guarigione”, i dubbi alla dottoressa S.  permangono lo stesso.”Per avere la certezza del miracolo- conclude-bisognerebbe aspettare ancora un po di tempo. Se la stasi è dovuta effettivamente all’azione iniziale dei farmaci, avendo sospeso da tempo la terapia, prima o poi l’infiammazione acuta dovrebbe rifarsi viva. Sono anch’io una credente e pertanto vorrei sperare che si sia trattato veramente di un miracolo”. Per padre B. invece non ci sono dubbi sul fatto che si sia trattato di “una grazia”, “di un dono”. “Il medico fa la sua parte- ci dice-ma anche il Signore fa la sua. Se lo spirito si rafforza, aiuta il corpo e quindi di conseguenza anche la guarigione. Questa donna ad un certo punto ha deciso di rivolgersi a Padre Pio e di conseguenza ha trovato la forza per andare avanti. Certo hanno influito molto anche le cure mediche, ma queste da sole a volte, come affermano anche i medici, sono insufficienti a produrre la guarigione. Quindi indubbiamente c’è stato anche un aiuto spirituale che a questa donna è venuto dall’alto, da Dio, anche per intercessione di Padre Pio. Se si è trattato quindi di un fatto straordinario, che va oltre le leggi, allora è un miracolo. Se invece è stata una guarigione subitanea che si poteva ottenere anche dopo un lungo periodo di cure, allora possiamo dire che c’è stato indubbiamente un “aiuto” attribuibile a Padre Pio. Personalmente sono del parere che si sia trattato di una guarigione “accellerata” presso il Signore dall’intervento di Padre Pio.” A prescindere dal fatto se si sia trattato o meno di una “vera guarigione miracolosa”, un dato, di estrema importanza per la Chiesa, è certo. Una “grazia” inconfutabile c’è stata. Quella della “conversione” della signora C., da anni lontana dalla Chiesa. ” La Chiesa- ci spiega don G.- quando si parla di fatti straordinari vuole vedere anche  “i frutti”. I fatti straordinari possono essere opera anche del demonio il quale, essendo una intelligenza superiore all’uomo, non avrebbe alcuna difficoltà a produrli. Il demonio però, non può produrre “frutti buoni”. Quindi se da questa guarigione sono venuti “frutti buoni” quali, il bisogno improvviso della signora di avvicinarsi a Dio, ai  Sacramenti, alla Chiesa, impegnandosi nella preghiera e nella lode al Signore, ciò significa che c’è stato, senza ombra di dubbio, l’intervento di Dio”. Oltre alla miracolosa guarigione, la signora C. è stata protagonista di altri sensazionali fenomeni. Primo fra tutti quello di una “presunta bilocazione”. Dopo poco tempo dal suo viaggio a San Giovanni Rotondo, una notte, intorno alle due, si sveglia improvvisamente come scossa da qualcosa. “Mi sono seduta sul letto- ci racconta- ho aperto le persiane e mi sono soffermata a guardare la luce dei lampioni. All’improvviso, come per incanto, mi sono rivista davanti la casa dei miei genitori, ormai disabitata, sita in via M.(nel centro storico di Acate), a circa 500 metri dalla mia abitazione. Mentre ero ferma davanti l’uscio, ho visto avvicinarsi Padre Pio il quale si è fermato e mi ha donato un quadro raffigurante il  suo volto. Nel porgermelo mi disse: “Tieni questo quadro e appendilo nella tua casa”. Approfittando della sua presenza tentai di chiedergli una ulteriore grazia: “Padre Pio mi deve fare una grazia”, ma lui subito mi interruppe : ” Te ne ho già fatto quattro, ho guarito te, i figli di tua sorella che vivono in Germania e tua figlia”. Quindi così come era apparso, scomparve nel nulla. Rimasta sola ho osservato attentamente il quadro e mi sono accorta che c’era il vetro rotto. Quindi mi sono ritrovata di nuovo seduta sul mio letto di casa.” .La signora C. è più che certa che si sia trattato di un fenomeno di bilocazione. Ne ricorda infatti, con dovizia di particolari, tutte le varie fasi. Ricorda chiaramente di aver sentito i rintocchi dell’orologio della Piazza che segnavano le due, ricorda di aver visto, mentre era seduta sul letto, suo marito coricato accanto a lei che russava tranquillamente. L’indomani mattina racconta lo strano fenomeno alla sorella ma, come era prevedibile, non viene creduta e a nulla valgono le sue insistenze, tutti infatti sono convinti che si sia trattato di un sogno. La notte successiva Padre Pio le compare questa volta veramente in sogno e le chiede: “Perchè non l’hai ancora sistemato il quadro che ti ho donato ? “La signora cerca di giustificarsi : “Padre Pio io non lo so dove si trova questo quadro”.  “Cerca  bene e lo troverai”, sono le ultime parole del frate prima di svanire nel nulla. L’indomani mattina di buon ora la signora C. incomincia a rovistare tra tutti i ritagli di giornali che custodisce gelosamente, ma della fotografia vista durante la “bilocazione” non c’è alcuna traccia. Improvvisamente pensa di controllare anche all’interno di una vecchia scatola accantonata da tempo su di un armadietto. E con sua grande sorpresa, rovistando tra le numerose riviste, trova finalmente all’interno di un settimanale che pubblica periodicamente articoli sul santo frate, la stessa fotografia che le era stata consegnata da Padre Pio durante la “bilocazione”. In effetti si tratta della riproduzione fotografica di un quadro realizzato da un pittore per grazia ricevuta. Ma le sorprese non finiscono qui. Recatasi subito in una corniceria all’atto di dover scegliere una cornice adatta alla foto, scopre, con sua grande meraviglia, che tra i tanti campioni che le vengono mostrati ve ne è una identica a quella vista nel quadro della bilocazione. Il “sogno” quindi che diventa realtà. Qualche tempo fa la signora C. aveva dei fastidiosi disturbi alla gola che le impedivano di respirare ed ingoiare, facendola quasi soffocare. In preda alla disperazione prese una crocetta, fissata ad una collanina, che fuoriusciva dal colletto del pigiama e, appoggiandola alla gola, implorò Dio di aiutarla. ” Gesù, fai qualcosa, sto soffocando” , furono le sue parole in preda alla disperazione. Dopo qualche secondo, sorprendentemente, riprese regolarmente ad ingoiare e a respirare, come se nulla fosse accaduto, senza accusare più nessun disturbo. L’ultimo episodio, dai contorni alquanto strani ed anche in questo caso inspiegabili, risale a qualche mese fà. Questo il racconto fatto dalla signora C. “Durante una funzione religiosa presso la basilica di San Giovanni Battista, nella vicina Vittoria, mentre intonavamo alcuni canti religiosi, le persone sedute accanto a me mi hanno riferito, stupefatte, di avermi sentito cantare in ebraico, lingua che io logicamente disconosco del tutto, nonostante io fossi convinta di cantare in italiano. La notte precedente, la signora aveva fatto uno strano sogno, che poi si ripeterà  inspiegabilmente per altre nove notti consecutive.  “Sognavo di trovarmi in piazza Calvario ad Acate. Ero su di un cumulo di terra con in mano il mio abituale libro di preghiere che raffigura sulla copertina il volto della Madonna. Intorno a me vi erano tantissime persone sedute per terra che io esortavo in continuazione a pregare. Dopo la quinta notte consecutiva che sognavo questa scena, sempre la stessa, anche nei minimi particolari, quasi la vedessi registrata su di una videocassetta, incominciai ad avere quasi paura. Piangevo e mi disperavo. Una mattina, mentre mi trovavo all’interno di un panificio per acquistare del pane, in attesa del mio turno, osservando un Crocifisso affisso ad una parete, dissi nella mia mente: “Mio Dio, cosa vuoi da me. Sono una tua povera serva. Fammi capire bene cosa vuoi da me”. Per altre cinque notti consecutive ho continuato a fare lo stesso sogno. Quindi, impensierita, mi sono recata a Vittoria presso un sacerdote mio amico per raccontargli lo strano sogno. Padre S. D. M.- questo il nome del sacerdote-mi ha abbracciata con le lacrime agli occhi e mi ha detto: ” Sei stata battezzata dallo Spirito Santo, acquista delle coroncine del rosario e distribuiscile casa per casa”. Pur avendo qualche perplessità sulle eventuali reazioni dei miei compaesani, poi rivelatesi del tutto infondate in quanto sono stata accolta da tutti con gentilezza e amore, appena ritornata ad Acate ho fatto subito quanto suggeritomi dal sacerdote. Da quella volta non è più successo nulla di particolare”. Questi i fatti che ho cercato di raccontare con dovizia di particolari, dopo una seria ricerca, documentandoli, ove possibile, scrupolosamente, lasciando quindi il compito ai lettori di trarne le dovute deduzioni e le relative considerazioni”.

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