2 Settembre 2021

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Acate. Chiesa Madre: “ Lo storico Reliquiario ricco di sorprese”.

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Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 31 gennaio 2021.- Nella Chiesa Madre di Acate, intitolata a San Nicolò di Bari, sarebbe presente, da secoli,  in una cappella posta alle spalle della statua della Madonna di Medjugorje, nella navata sinistra della chiesa, anche se sono in pochi a conoscerne il reale contenuto, un antico ed artistico reliquiario, composto da tante piccole nicchie, circa 36, ricoperte ognuna da un vetro e contenenti al loro interno piccoli frammenti di reliquie di Santi, noti e meno noti. Ad onor del vero, pur avendolo osservato con curiosità svariate volte, neanche io ero al corrente che si trattasse di un reliquiario così importante. Alcuni anni addietro, durante i lavori di ristrutturazione ed ampliamento della Chiesa Madre, chiesi all’ex parroco, don Rosario Di Martino, cosa custodisse quella cappella, venendo così a conoscenza del reliquiario. Una presenza che per anni ha  sollecitato la mia curiosità e armato della mia modesta macchina fotografica e con l’ausilio del suo modestissimo zoom ho iniziato a fotografare il reliquiario, considerato che una osservazione dettagliata ad occhio nudo è del tutto impossibile a causa della particolare posizione delle reliquie. Riversate le foto nel computer e dopo averle debitamente ingrandite, sono emersi sorprendenti ed interessanti particolari. Purtroppo non è stato possibile fotografare tutte le piccole nicchie, in modo particolare quelle poste nella parte alta del reliquiario per la limitatezza dei mezzi ottici a mia disposizione, ma da una attenta osservazione degli ingrandimenti delle nicchie situate nella parte inferiore e centrale sono riuscito ad individuare l’appartenenza di alcune delle reliquie ai rispettivi Santi. Così è emerso che nella Chiesa Madre di Acate sono custoditi frammenti di reliquie appartenenti a , “S: Venirania M.”, “S: Urbani M.”, “S: Severini M.”, “S: Liberati M.”, “S: Iustini M.”, “S: Patientis M.”, “S: Vincenti”, “ S: Pacifici M.” ecc. Tra queste reliquie ci sarebbe anche quella di, “S. Valentini M.”, ovvero San Valentino Martire appartenente probabilmente  al “noto San Valentino”, protettore degli innamorati. Con tutta probabilità, quindi, nella nostra Chiesa Madre conserviamo da secoli una piccola reliquia del “Santo dell’Amore” che il prossimo 14 febbraio, gli “innamorati”, locali e non, potrebbero venerare, con un cero o un fiore, mentre richiedono la “grazia”, del consolidamento di un amore già esistente o della nascita di uno nuovo, magari, ritenuto “difficile”. Ma oltre alle “probabili” reliquie di San Valentino, l’artistico reliquiario dovrebbe custodire anche quelle di Santa Clemenzia, indubbiamente meno note e blasonate rispetto a quelle di San Valentino ma altrettanto importanti in quanto sarebbero servite a porre fine ad una lunga e non certamente piacevole lite tra la Principessa di Biscari, Donna Eleonora Paternò Castello, vedova del Principe Ignazio Paternò Castello, III Principe e suo figlio, il Principe ereditario Vincenzo. Ma veniamo ai fatti. Verso la fine del 1699, come ci fa sapere don Rosario Di Martino nella sua opera “Biscari e il suo Martire che sorride”, Ignazio Paternò Castello III Principe di Biscari, la moglie donna Eleonora Paternò, il figlio di quattordici anni Vincenzo ed alcuni servi fidati, partirono da Biscari alla volta di Roma per partecipare al Giubileo indetto da Papa Innocenzo XII. Consapevole dei potenziali rischi presenti nel lungo viaggio, il Principe Ignazio, pensò bene di portare con se per precauzione molti, “zicchini d’oro” ed allo stesso tempo si preoccupò di conservare bene, nascondendolo in un luogo sicuro del castello, il suo notevole patrimonio, come ci attestano dei documenti i quali riportano le testimonianze di alcuni servi, presenti ai preparativi per la partenza. Il Principe Ignazio,  era stato molto lungimirante e le sue preoccupazioni non erano state vane. La sua permanenza a Roma fu brevissima, egli, infatti, si ammalò gravemente e sembra che sia morto durante il viaggio di ritorno sulla nave, nei pressi di Milazzo, il 28 febbraio del 1700. La moglie Donna Eleonora Paternò, rimasta vedova alla giovane età di 25 anni, ben presto si risposò con Don Guglielmo Di Stefano di Scicli. Ed il tesoro nascosto che fine aveva fatto? Probabilmente fu subito recuperato, al suo rientro da Roma, da Donna Eleonora. Sempre nel suo libro, don Rosario Di Martino ci parla di una articolata lite tra il nuovo Principe, Vincenzo e la madre, Donna Eleonora, che ne era stata tutrice. Don Vincenzo, infatti, fece causa alla madre chiedendo conto e ragione di una, “ingente quantità di somma di denaro e robbe”. “L’Illustre Principe di Biscari- si legge in un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Catania, Fondo notarile, II versamento- pretende da detta Donna Aleonora, sua madre, che debba restituire al medesimo Illustre Principe ereditario…una non indifferente e gran quantità e ingente somma di denaro e robbe, oggetti d’oro, di argento, stoffe di seta…che erano rimaste dopo la morte del fu Illustre Don Ignazio Principe…e pervenuti in potere di detta D. Leonora”. Il probabile tesoro di Don Ignazio, quindi, recuperato dalla moglie alla sua morte, ovvero il “misterioso tesoro del Castello di Biscari”. Per porre fine alla lunga lite con il figlio, donna Eleonora, decise di donare, con atto pubblico e solenne, a Vincenzo una reliquia della “Croce di Cristo” avuta dalla famiglia Paternò Castello, Principi di Biscari, la cui grande religiosità era nota a tutti e che annoverava, al suo interno, numerosi esponenti del clero, quali, abati, monaci e sacerdoti, compreso quel, “Padre Bonaventura”, morto in odore di santità, al secolo don Giulio Paternò Castello, figlio di Agatino, Primo Principe di Biscari. Tesi confermata da un documento, custodito presso l’Archivio di Stato di Modica (Fondo notarile Biscari n.1 vol. 9), e fattoci conoscere da don Rosario Di Martino nella sua suddetta opera ,  dove si legge di una importante donazione, riguardante una reliquia della Croce di Cristo, richiesta dalla famiglia Paternò Castello al cardinale Carpineo, vicario della “Santa Città di Roma” e successivamente concessa alla Principessa di Biscari, Donna Eleonora Paternò Castello. “ Nel giorno 28 gennaio 1699 fu concessa una sacra parte della Croce, presa dal corpo della Santa Martire di Cristo, Clemenzia…diede detta reliquia a P. Bonaventura Allotti…a sua volta diede all’Illustre Donna Aleonora Paternò e Castello Principessa di questa Terra e Stato di Biscari… considerando e manifestando il suo grande amore e benevolenza che sempre ha portato e porta verso l’Illustre D. Vincenzo Paternò e Castello Principe di questa Terra di Biscari, suo figlio….Pertanto oggi, nel giorno sopraddetto (primo gennaio 1706), la stessa Illustre Aleonora de Stefano e Paternò, senza inganno non forzatamente, ma liberamente per se e per i suoi, la presente donazione che dice essere pura semplice irrevocabile e senza ricompensa, donò e dona e in modo irrevocabile concesse e concede al predetto Illustre D. Vincenzo Paternò e Castello suo figlio Principe di detta Terra e conosciuto dal quale viene accettata quella reliquia sacra che è detta della Santa Croce desunta dal corpo della Santa Martire di Cristo Clemenza…”.  Purtroppo le fonti non ci parlano del luogo di collocazione di questa importante reliquia. Forse anche essa nel “reliquiario” della Chiesa Madre di Acate? Probabilmente si. Per averne conferma o meno necessiterebbero indagini più approfondite sul Reliquario. Pertanto le mie “umili” ricerche, sul reliquiario della Chiesa Madre si fermano qui, ma sarebbe opportuno che qualcuno, successivamente, continuasse ad indagare in quanto una approfondita ispezione su di esso  potrebbe riservarci sorprese ancora più importanti.

 

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