23 Febbraio 2024

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Acate.”Don Rosario Di Martino ed il barone Guglielmo Raimondo Castello”.

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Salvatore Cultraro, Acate (Rg) 21 gennaio 2024.- Una delle “bellezze” della cittadina di Acate, indubbiamente la più importante e la più invidiata, è il quattrocentesco Castello dei Principi di Biscari, ovvero la nobile famiglia catanese, “Paternò-Castello”. Un maniero fatto edificare nel 1494, da uno dei feudatari, il barone catanese Guglielmo Raimondo Castello, a difesa del vasto feudo di Biscari (antico nome di Acate) attraversato, nella sua fertilissima valle, dal fiume Dirillo, all’epoca navigabile, come ci delucidano geografi del tempo, e quindi utilizzato come mezzo di comunicazione anche per imbarcazioni piratesche che periodicamente lo attraversavano per saccheggiare le ricche terre ed i villaggi, presenti nella omonima vallata. Pertanto se oggi esiste l’odierna Acate lo si deve senza ombra di dubbio alla edificazione del Castello intorno al quale sorsero, quasi subito, le prime abitazioni del nascente “borgo di Biscari”. Un maniero divenuto nei secoli successivi, quando  la famiglia Paternò-Castello ottenne l’investitura principesca ed il feudo passò da baronia a “principato”, Palazzo Principesco con importantissimi ampliamenti e, quasi radicali, ristrutturazioni nel 1600 e nel 1700. Vera e propria valvola di sfogo per il piccolo Centro di Biscari, dopo l’abolizione della Feudalità, ospitando, uffici comunali. magazzini privati, aule scolastiche, ufficio postale, sala cinematografica, caserma dei Carabinieri ecc .affrontò un ignobile ed immeritato decadimento una volta abbandonato da tutti i “primordiali” ospiti che nel frattempo avevano trovato ospitalità in nuovi e più accoglienti edifici. La sua sorte sembrava ormai tristemente segnata: si attendeva il suo crollo definitivo per utilizzare la sua area quale prolungamento della attigua Piazza Libertà. Fortunatamente un provvidenziale finanziamento da parte della Comunità Europea, permise di salvare il glorioso maniero dal triste destino mediante un restauro ed una ristrutturazione, la quale nonostante presentasse una infinità di “vistosissimi nei”  nel 2000 lo restituì alla comunità acatese  per la sua piena fruizione per attività esclusivamente “Culturali”. Per il suo restauro, nonostante le pecche evidenti, fu utilizzato un finanziamento di quasi quattro miliardi di vecchie lire, cifra che ci rende l’idea di quali fossero le sue condizioni reali prima del restauro. A proposito del Castello Biscari e della splendida Valle del Dirillo che si estende ai suoi piedi, abbiamo voluto riportare un bellissimo e poetico passo descrittivo del compianto emerito parroco, don Rosario Di Martino pubblicato dallo stesso nella sua opera: “Notamento dell’antiqua Patronanza dello Biscare- Guglielmo Raimondo Castello, fondatore della città di Biscari”.  “Invito il lettore- si legge a pag.111 dell’opera citata- a salire in cima alla torre più alta del castello, da dove si contempla uno scenario affascinante per la sua spettacolarità. L’occhio giunge fino al Mare riuscendo a vedere chiaramente una vasta superficie d’acqua. Da questo punto di osservazione ogni tramonto ha un incanto indescrivibile per i colori e per le forme che assumono le nuvole trafitte dai raggi purpurei del sole che, cavalcando l’orizzonte riflette la luce sulle acque increspate del mare le quali a loro volta, la rifrangono come se fossero infinite facce di uno splendido diamante. Quando l’aria e fredda, tutto diventa più nitido e le distanze quasi si annullano”. Dopo questa incantevole e poetica descrizione, don Rosario entra nel vivo delle sue esternazioni unendo paesaggio e ricostruzione storica. “Da questo punto d’osservazione-continua-la grande vallata del Dirillo, accompagnata dalle colline verdi, poco scoscese e che un tempo facevano da sponde al grande fiume, produce nell’animo una maestosa sensazione spaziale che annulla ogni triste angolosità dell’animo e infonde una notevole carica di serenità. La mente si tuffa nella memoria del passato e non può fare a meno di riconoscere la felice intuizione che ebbe don Guglielmo Raimondo nell’avere scelto questo luogo sul quale ha costruito il castello. Le sentinelle che stavano sulla torre, pronte con le armi, tra i merli, non avevano forse le nostre impressioni, perchè i loro occhi erano comunemente fissi alla ricerca di qualche movimento, segnalato dalla fortezza posta presso il Casale, oppure erano puntati sullo scorrere lento, e a volte tumultuoso, delle acque del fiume in piena”. Don Rosario, quindi, nella sua descrizione, si sofferma sulla struttura del maniero. “Il castello allora era guardato come luogo inaccessibile, oscuro e freddo, come centro di potere e di intrighi o come fortezza ben agguerrita e impenetrabile simile ad una corazza d’acciaio. D’altronde era nato come baluardo di difesa per la sicurezza del padrone e dei vassalli e la posizione stessa era un punto strategico dal quale si poteva dominare gran parte del feudo”. Quindi nella sua descrizione quasi fantastica ed estremamente poetica, don Rosario spazia a 360° soffermandosi sull’interno del castello, sull’adiacente chiesa di san Vincenzo, sull’antistante piazza Libertà e sulla chiesa Madre, dedica a San Nicolò di Bari che da anche il nome all’unica parrocchia esistente ad Acate. “Con l’andare del tempo- continua don Rosario a pag. 114 dell’opera citata-il castello ha acquistato un aspetto molto ingentilito con finestre e balconi dai cagnoli raffinati, con logge e un bel balcone prospiciente sulla piazza; sebbene spoglio di suppellettili, per le sue molteplici stanze, per le grandi sale, per i piccoli vani, per i corridoi e i molti cunicoli, diffonde un’atmosfera fiabesca, Orribili, comunque, rimangono le carceri, che per la loro configurazione possono considerarsi, di per se stesse,  luoghi di tortura. A rendere più raffinato il castello è la chiesa di San Vincenzo, un tempo abazia nullius con diritto di patronato e dedicata a San Giuseppe. Pensare questa chiesa come cappella privata del castello, per le sue dimensioni e per l’eleganza delle sue forme, ci si convince dell’importanza che si davano i signori padroni della città di Biscari…Da qualunque finestra del castello si inquadra tutta l’ampiezza della piazza che continua ancora ad avere un certo fascino”. Don Rosario, pertanto, conclude queste sue esternazioni-descrizioni soffermandosi brevemente su Piazza Libertà. “Perfettamente rettangolare-si legge a pag. 115 op. Cit.- e per le dimensioni rapportate al paese, sembra particolarmente grande; avendo ai due lati minori i due edifici più importanti, castello e chiesa e ai due lati più lunghi le case,un tempo basse, ci fa venire in mente le piazze disegnate in epoca medievale, anche se priva di portici (non è escluso che fossero stati pensati). Questa piazza conferma ancora una volta le grandi idee che dovette avere don Guglielmo Raimondo, tenendo presente che chiesa e castello sono stati costruiti quasi contemporaneamente. Da alcune tracce rilevate dal restauro della chiesa Madre, dedicata dalla fondazione a San Nicola, si nota che il pavimento era sotto l’attuale di circa un metro; quindi, il piano della piazza era più basso di quello attuale, perciò i due monumenti dovevano dare la sensazione di una dimensione verticale più alta”.

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