23 Febbraio 2024

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Acate. “Il nipote del Podestà”, di Giovanna Carbonaro

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Redazione Due, Acate (Rg), 23 gennaio 2024. Riceviamo e pubblichiamo con piacere un lavoro letterario della professoressa acatese, Giovanna Carbonaro. Un racconto, “Il nipote del podestà”, classificatosi al secondo posto, nella Sezione Racconti, nel corso della premiazione, del Concorso Letterario Internazionale “Hiscor”, organizzato dal “Circolo di Conversazione” di Acate, tenutasi lo scorso 20 gennaio presso il Castello dei Principi di Biscari.

 

 

Sicilia, 8 luglio 1943.

<<Vituzzu fermati!!! Non lo fare!>> .

Padre Giovanni stava lì, dritto di fronte a me e mi implorava piangendo di non premere il grilletto.

Che buffo che era adesso… Eppure da bambino mi faceva paura. Alto, magro, con il viso scarno e

olivastro da lupo famelico, era un prete d’altri tempi. Non sorrideva mai e ti fulminava con il suo

sguardo. Quando i suoi occhi si posavano su di te, sentivi il peccato ansimarti addosso, anche se non

avevi peccato… Confessarsi con lui significava pregare in latino per almeno un’ora. Venti Pater

noster, dieci Ave Maria, dieci Credo, dieci Requiem aeternam. E se sbagliavi pronuncia dovevi

ripetere tutto dall’inizio… In venticinque anni della mia esistenza non avevo mai visto sul suo volto

alcuna emozione felice, solo smorfie di sdegno e pietà per noi peccatori. Niente lo scomponeva.

Adesso faceva tenerezza. Genuflesso dinnanzi a me, con le mani giunte, rosso in viso e pieno di

lacrime, mi pregava come fossi un crocifisso…Ed io mi sentivo in croce… Per la prima volta capii che mi voleva bene…

<<Padre Giovanni perchè piangete? Quelli come me non sono per voi dei grattacapi? L’inferno mi

aspetta…L’inferno ci aspetta… A me e a tutti i miserabili che hanno voluto questa guerra e questa

tirannia… Siamo sotto un tiranno e nessuno si oppone… Mio zio, mio padre e tutti gli altri sono dei

miserabili… Il potere hanno loro…Ma quale potere? Il potere che deriva dalla sottomissione della

povera gente? Un potere che nega alle persone di esprimere liberamente il proprio pensiero e

persino le proprie emozioni e il proprio essere? Anni e anni di abusi e soprusi… Hanno ingrassato

le loro panze con il sangue da gintuzza… Ma voi lo sapete cosa fa in Germania il compare di Nito???

Uccide la gente in dei campi di lavoro…No, non sono solo figli di Giudea. Ci sono anche nemici

politici, zingari e gli invertiti…>>.

<<Vituzzu basta! Non urlare! Dammi la pistola e torniamo in paese…Ci aspettano…>>.

<<E perchè dovrei smetterla? Urlerò e che mi sentano pure!!! E poi chi mi aspetta? Quella cagna di

Mariuzza Pappalardo? Lo sapete che è gravida??? Lo sapete che me la devono far sposare per

coprire lo scandalo e dare un cognome nobile al bastardo che verrà al mondo? E soprattutto coprire

me???>>.<<Vito… Ma cosa stai farneticando???>>.

<<Oh… Padre Giovanni smettetela!!! Non c’è nessuno qui…Non c’è nessuno da coprire o

giustificare… Nessuna camicia nera… Siamo solo noi e stu jardinu… Padre lo vedete

quest’ulivo???>>.

<<Certo Vito! ‘E davanti a noi…>>.

<<E’ un albero secolare… Sta lì da anni e ne ha viste di cose…Troppe, tante… Fulmini e piogge ha

subito ma sta ancora lì… Fiero nella sua vecchiaia e nella sua potenza… E’ un bellissimo albero. Da

bambino ci venivo a giocare. Mi arrampicavo il più in alto possibile… Volevo toccare il cielo… Volevo toccare il cielo e sentirmi libero… Non ci sono mai riuscito… Ma forse riuscirò adesso…>>.

Padre Giovanni continuava a non capire… Piangeva e pregava in latino… Forse avrei dovuto

spiegargli… Lo vedevo che non si capacitava del mio atteggiamento. Ero sceso da Roma due mesi fa con tanto di laurea e carica di alto funzionario del regime, ero bello e giovane e stavo per sposarmi con una delle più belle ragazze del paese. Quindi perchè mai avrei dovuto spararmi e stroncare un futuro ricco e potente???

Perchè mai?

<<Padre vi ricordate Santi Mallia???>>.

<<Bon’armuzza… Paci all’armuzza so’… Certo Santinu Mallia, u figghiu do scarparu. Che tragedia fu quella. Eravate picciridduzzi… Nemmeno il funerale in chiesa abbiamo potuto fare…>>.

<<Padre…Vi ricordate che l’anno trovato qui??? Appeso senza vita???>>.

<<Vero… Ora ricordo… Si è impiccato qui… A quest’ulivo secolare… Il motivo??? Nessuno lo ha mai saputo… Cosa passa per la testa da gintuzza a volte non si sa…>>.

<<No padre! A Santi non è passato nulla per la testa… L’unica colpa di Santi ero io…>>.

<<Vituzzu ma che dici?>>. Padre Giovanni finalmete si era alzato. Aveva tutta la tunica sporca di

terra. Forse aveva iniziato a capire.

<<Dieci anni fa, quando avevamo quindici anni, io e Santi fummo scoperti insieme da mio padre, che poco non moriva d’infarto… Che vergogna e disonore per il fratello del podestà!!! Lui, avvocato di fama e di alta moralità, macchiato da un figlio degenere!!! Che vergogna sarebbe stata… Magari fosse morto… E invece si scaraventò su Santi come una bestia inferocita… Iniziò a massacrarlo con pungi e calci ovunque… Non un centimetro del suo corpo venne risparmiato… Io ero lì ad assistere inerme… Spaventato a morte dalla furia omicida di mio padre… Ero immobile e impotente… Che vigliacco che sono stato… Non ho fatto nulla mentre mio padre stava uccidendo l’amore della mia vita…>>.

<<Vituzzu…>>.

<<Sì padre. Io e Santi ci amavamo. Era un amore puro e sincero. Lo stesso tra un uomo e una donna.

Nulla di più e nulla di meno. E mio padre me l’aveva portato via…>>.

<<Vito stai accusando tuo padre di omicidio lo sai questo???>>.

<<Certo padre. Lo so… Santi non si è impiccato. E’ stato mio padre ad inscenare il suicidio. Don ‘Neli, non appena si rese conto che Santi non respirava più, fermò la sua furia e si mise a pensare a come farla franca. Aveva ucciso un ragazzo. E lui era un uomo importante. Lo scandalo avrebbe travolto tutti. Iniziò a guardarmi con un sguardo feroce e di disprezzo. In quell’istante ho pensato che volesse uccidere anche a me. Ma non poteva uccidere il suo sangue… Adesso vorrei confessarmi… Non potete negarmelo…>>.

Tremante, Padre Giovanni fece il segno della croce mentre farfugliava qualcosa in una lingua

incomprensibile, che non era più latino…

<<Io Vito Papalia, figlio di Emanuele Papalia, mi voglio confessare perché ho peccato padre

Giovanni… Ho peccato!!! Ho peccato contro la natura perché uomo ho amato un altro uomo. Ho

peccato contro la mia famiglia perché le ho portato disonore. Ma soprattutto ho peccato contro Dio

e l’amore perché non è fermato mio padre mentre uccideva Santi. ‘Neli Papalia, uomo stimato da

tutti, il fratello del podestà è l’assassino di Santi Mallia. Questa è la verità…>>.

Padre Giovanni ricadde a terra in ginocchio, stringendo il suo crocifisso tra le mani.

<<Passato qualche giorno da quel terribile atto, mio padre mi costrinse a partire per Roma per non

destare sospetti e cancellare ogni collegamento tra me e Santi… Come sapete li’ ho terminato i miei

studi e sono ritornato in Sicilia solo due mesi fa, dopo essermi laureato e pronto a prendere un posto

di rilievo… Sono ritornato dopo dieci anni… Dieci lunghissimi anni dove ho meditato vendetta…

Vendicarmi di mio padre è stato il motivo che mi ha tenuto in vita… Mi sono reso conto della crudeltà dell’uomo… E nella città eterna ho visto e scoperto l’inferno… Padre Giovanni, ad esempio, in Germania sta accadendo qualcosa di terribile e inimmaginabile… Gente innocente viene massacrata in delle strutture con il consenso dei cittadini… Li chiamano inferiori solo perché di altra stirpe o amano persone del proprio sesso… Sta succedendo qualcosa di indicibile… Se Hitler dovesse vincere sarà la fine… Ma forse c’è ancora speranza… Come vi dicevo, mio padre non ha più potuto tenermi lontano mio paese. Nessuna giustificazione ormai. E non avendo il coraggio di farmi fuori ha organizzato tutto. Ha fatto accordi con i suoi ‘amici’ per il posto di funzionario e per nascondere la mia ‘perversione’ ha organizzato il matrimonio con la Pappalardo, che si è fatta ingravidare da non so chi… Il bambino sarebbe nato prematuro… Ma don ‘Neli non ha considerato che suo figlio Vituzzu non è più quel ragazzino impotente di dieci anni fa… Vito non ha più paura… Che erano belli i passi di Latino dove si parlava di Cesare e i vari condottieri… Onore, gloria, onestà, virtu’ tutte parole ormai sconosciute… Ma forse oggi potrò essere coraggioso… Padre dovrete perdonarmi perché vi ho venduti tutti!!! Ho venduto le teste del paese a partire da quella di mio padre… Stanno arrivando i ‘Miricani a conquistarci…A Roma ho conosciuto delle spie americane e ho tradito il mio paese, mettendomi a loro servizio. Hanno le liste dei nomi dei gerarchi e di tutti, le mappe del paese e dei dintorni… Presto saranno qui e sarà la fine per tutti gli oppressori. Mio padre la pagherà cara e tutti gli altri… Padre Giovanni vi ho voluto bene…Grazie di tutto… Grazie per avermi fatto liberare da questo fardello… Grazie…Addio!>>.

Il rumore di uno sparò squarciò il silenzio della campagna. Vito Papalia cadde a terra inerme: si era

puntato una rivoltella alla tempia e aveva premuto il grilletto. Era finalmente libero. Si era finalmente ricongiunto al suo amore.

Solo la sera ritrovarono il corpo con la pistola ancora in mano con accanto padre Giovanni in stato

di shock sotto quell’ulivo secolare, divenuto triste testimone di avvenimenti malevoli. Da allora fino

alla fine dei suoi giorni, il prete non avrebbe più proferito parola e nessuno seppe mail cosa realmente sia accaduto quella sfortunata mattina di luglio. Solo insinuazioni e congetture durate solo qualche ora perché pochi giorni dopo arrivarono davvero le truppe anglo – americane. Don

‘Neli Papalia e tutti gli altri ‘compari’, nel tentativo di fuga, vennero uccisi.

Quello che accade dopo è storia nota a tutti.

 

 

(Tutti i diritti riservati © “Copyright” 2024 Giovanna Carbonaro). 

 

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