8 Dicembre 2021

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Acate. Intitolata al professore Alfonso Leone, la “Sala Lettura” della Biblioteca Civica, “Verga” di Ragusa.

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Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 20 novembre 2021.- Prestigioso riconoscimento al noto professore acatese, Alfonso Leone, venuto a mancare lo scorso 21 maggio. All’illustre linguista e dialettologo, infatti, è stata intitolata la “Sala Lettura” della Biblioteca Civica “G. Verga” di Ragusa. Alla cerimonia di intitolazione erano presenti l’assessore alla Cultura ed ai Beni Culturali del capoluogo ibleo, Clorinda Arezzo, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, i figli del compianto Glottologo, Attilio, Clotilde e Celenia, la direttrice della Biblioteca Giovanna Cascone e l’ex direttore Mariano Pepi, nonché il comandante della Polizia Municipale, Maurizio Cannavò. L’assessore Arezzo ha definito la cerimonia di intitolazione, “un momento  importante finalizzato ad onorare la memoria di un grande uomo di cultura”. E tale in effetti era, un grandissimo uomo di cultura. Professore di liceo in pensione e cultore di studi linguistici, ha collaborato per oltre un trentennio alla rivista, “Lingua Nostra” oltre a tantissime altre pubblicazioni quali: Paidea, il Bollettino del Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Scuola e Didattica, Filologia e Letteratura, Studi e Problemi di critica testuale, Annali della Fondazione Verga, Archivio Glottologico Italiano ecc. Numerose le sue opere: l’Uso del congiuntivo in latino, L’Italiano regionale in Sicilia, Complementi di grammatica italiana, Profilo di sintassi siciliana e tantissimi altri. Ma in questo nostro breve ricordo dell’illustre professore, vogliamo soffermarci su due volumetti legati non in particolare a sintassi, grammatica o altro, ma a suoi ricordi ed anche a “denunce” su alcune cattive abitudini paesane. Ricordo infatti l’infinità di foto che mi inviava periodicamente invitandomi a denunciare, con i miei articoli giornalistici, le numerose discariche abusive a cielo aperto, nella bellissima vallata del Dirillo, e gli atti vandalici che sistematicamente ignoti perpetravano sui suoi terreni agricoli, limitrofi al centro abitato.  Il volumetto, “Dai Fercoli d’oro agli ombrosi carrubbi”, edito nel 1992, raccoglie degli scritti che evocano immagini e profumi dell’infanzia lontana, fugaci ricordi degli studi universitari e del periodo bellico, impressioni del paesaggio italico. Introducono nel vivo dei problemi della Scuola; indugiano su incontri con linguisti di chiarissima fama. Non mancano poi di volgere uno sguardo alla società in cui viviamo e alle carenze che essa presenta. “Scritti che con frequenza ritornano sul colore del luogo natio (indovinelli, soprannomi, ombrosi carrubi) e sui palpiti da esso destati. Esperienze di per se disparate, ma ricondotte entro un’atmosfera unitaria, in quanto filtrate dall’animo che le rivive”. L’altro volumetto in esame è : “Le opere e i giorni”, edito, sempre dal professore Leone nel 2004. “Una visione panoramica dell’ attività culturale svolta dall’autore- come lui stesso spiega- in quasi sessanta anni, con articoli, e apprezzati volumi. Ma anche frequenti tuffi nelle giornaliere vicende con giudizi su personaggi della politica e della cronaca”. Il contenuto della prima parte del volumetto riguarda giudizi espressi sulla società in cui si vive, sempre attraenti ed interessanti, al di la della loro approvazione o disapprovazione. La seconda parte invece raccoglie la bibliografia degli scritti dell’autore. Molte le “denunce”, dicevamo, al malcostume locale, presenti nella prima parte. Situazioni deplorevoli, purtroppo di grandissima attualità ancora oggi, nonostante siano state espresse circa venti anni fa. Pertanto  riportiamo di seguito, a conclusione, solo alcuni brevissimi passi del capitolo. “Conosci quel paese dove delinquenza e vandalismo fanno strage di ulivi e di ombrosi, secolari carrubi? Impietosi arrivano i vandali con le motoseghe o appiccano il fuoco ai tronchi: oggi smantellano una parte di albero, fra 15-20 giorni un’altra, e le proprietà restano lentamente, sia pure nel corso di anni, nude di piante. Fanno legna per le stufe domestiche o per venderle…Conosci quel paese dove i proprietari di quei carrubeti che ancora resistono al vandalismo sono sollevati dalla fatica di coglierne il frutto, perché prima vi arriva la ragazzaglia?…Quel paese conosci dove i cacciatori violano anche le proprietà recintate?…Campagne che hanno  solo il torto di trovarsi vicino al centro abitato, una volta floride e verdeggianti, sono state trasformate dalla malvivenza paesana e dalla voluta cecità di chi avrebbe il dovere di provvedere, in discariche abusive, sconci e ripugnanti ricettacoli di materiali e rifiuti di ogni sorta….”.

 

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