26 Novembre 2021

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Acate. “La pineta…che non c’è ”.

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Salvatore Cultraro, Acate (Rg) 14 ottobre 2021.- L’area verde, compresa tra il muro di recinzione del cimitero comunale e la Biblioteca Civica “E. Maganuco”, oggi avrebbe dovuto ospitare una verdeggiante, anche se piccola, pineta. Purtroppo della programmata “pineta”, sono presenti solo “quattro” alberi. Ma veniamo ai fatti. Nel lontano 1999, l’allora amministrazione comunale Battaglia fece mettere a dimora, in quello spazio verde, ben  novantanove alberelli di pino,  “in onore dei rispettivi bambini nati nel corso del 1998”. Alla simpatica cerimonia, presieduta dall’ assessore alla Cultura, Maria Giovanna Baglieri, promotrice dell’iniziativa, con la partecipazione anche del sindaco, Maria Battaglia, del vice sindaco, il compianto, Pietro Bellomo, dell’assessore ai Lavori Pubblici Ignazio Sarrì e del presidente del consiglio comunale Paolo Ravalli, prese parte anche una folta rappresentanza delle scuole locali. “Abbiamo voluto invitare a questa manifestazione anche le istituzioni scolastiche- tenne ad evidenziare in quella occasione l’assessore Baglieri- in quanto anch’esse responsabili della formazione della società di domani. Pertanto abbiamo colto l’occasione anche per invitare i ragazzi presenti a farsi portavoce dell’esigenza di amare e rispettare non solo gli alberi ma la natura in generale ed il nostro paese in particolare”. Nel 1998 furono ben 99 le coppie di coniugi acatesi che ebbero la gioia di accogliere nella loro famiglia una nuova vita, e quasi tutte assistettero con piacere alla significativa manifestazione che vide il radicarsi di altre vite diverse. “Abbiamo voluto invitare anche le famiglie dei neonati- sottolineò, nel corso della manifestazione l’assessore alla Cultura, Baglieri- non solo perché direttamente coinvolte ed interessate a conoscere l’alberello che corrisponde al proprio bambino, ma principalmente in quanto rappresentanti di tutta una comunità educante che deve potersi sentire più partecipe e corresponsabile dell’andamento dell’evoluzione della nostra società civile, e che deve contribuire, con l’educazione delle giovani generazioni, alla crescita civile e culturale della nostra cittadina”. L’amministrazione comunale volle quindi che a piantare gli alberelli fossero gli stessi genitori ai quali fu consegnata anche una copia del verbale della messa a dimora delle piantine recante il numero corrispondente all’alberello intestato al proprio figlio. Questi i fatti dell’epoca, ma veniamo alla realtà di oggi. Della ipotetica “pineta” purtroppo sono rimasti e cresciuti solo quattro alberi, quello piantato dal sottoscritto, quello curato dal professore Vecchio,  e altri due di cui si disconosce l’affidamento. E gli altri 95 ? Appena piantati, abbandonati al loro triste destino, quindi dopo pochissimo tempo, appassiti. Solo le tre famiglie menzionate, infatti, si occuparono, autonomamente,    della cura degli alberelli innaffiandoli periodicamente con bottiglie di acqua e bidoncini, in modo particolare nel periodo estivo.

 

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