24 Febbraio 2024

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Acate. “La prima Chiesa Madre”.

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Salvatore Cultraro, Acate (Rg) 30 gennaio 2024.- L’attuale prospetto della Chiesa Madre, dedicata a San Nicolò di Bari, non è, indubbiamente, quello originale. “Al tempo di Guglielmo Raimondo Castello- ci delucida l’emerito e compianto parroco don Rosario Di Martino nella più volte citata sua opera, “Notamento dell’Antiqua Patronanza dello Biscare- Acate 2004”- doveva essere una chiesa di piccole dimensioni e comprendeva sicuramente lo spazio delle prime tre arcate. Ebbe un primo intervento d’ampliamento dopo il terremoto del 1693 con il quale si aggiunsero altre due arcate più alte e più larghe e in più le due piccole cappelle laterali e l’abside”. Un altro ampliamento, rimasto incompleto, era stato progettato successivamente e portato a termine solo nel primo decennio dell’anno 2000. Un dettagliato resoconto, datato 14 febbraio 1801, ci delucida su lavori di “fabbrica della Nuova Chiesa Madre da parte del mastro Salvatore Arancio”. Lavori che, sempre come ci fa sapere do Rosario nell’op. Cit., durarono “dodici settimane e vi lavorarono 25 operai”. Dal volume citato apprendiamo che: nella prima settimana “ci vollero 150 carichi di pignaletti”; nella seconda “350 carichi di pignaletti, 38 salme di arena”; nella terza, “93 carichi di pignaletti”; nella quarta “ 188 carichi di pignaletti, 18 carichi di balate per finestroni e per gli archi”. Nella quinta settimana si parla dell’intervento di “6 legnaiuoli”, per tagliare e fare “lignami del fiume” e lavorarla per formare gli archi. Inoltre si parla anche di un grosso trasporto di pietra grossa del “casaleno deroccato”. Nel corso della sesta settimana furono portate altre “balate e 83 carichi di calce per li servizi di li finistruni e l’architravi”, inoltre 15 vetture per il carico di pietra proveniente da contrada Canale ed altri 81 carichi di “pignaletti”. Nella settima settimana si parla di “7 rotula di chiodi ottantini per il servizio di detti archi, di palmi duemila quattrocento ottantaquattro di intaglio ragionati a grana sette il palmo per n.6 archi della Matrice Chiesa, di n. 18 buccoli di ferro per situarsi nelli sei archi e in più morsaletti di ferro n. 150 per servizio delli archi di legname e di corde di canapa, n.16 carichi di balate per voltare le lunette sopra li archi”. Nel corso dell’ottava settimana, furono portati “ 28 carichi di balati e 18 carichi di pignaletti”, mentre nella nona settimana, “3 rotula di mursaletti per l’archi pella forma, 200 chiodi grossi, quattro coppi di chiodi, riformare la legname de li grandi archi”. A partire dalla decima settimana si iniziarono a portare “due canne di pietra e 40 carichi di pignaletti”; nella undicesima si parla di “regalia fatta in diverse volte e in finimento d’ognuno delli sei archi grandi di detta chiesa e per il servizio prestato nel trasporto di pezzi grandi di pietra del canale, per li straordinari fatti nella fabrica di li detti archi, quindi tri coppi di chiova, n. 100 grossi chiova, 10 carichi di pignaletti”. Ed infine nella dodicesima ed ultima settimana di lavoro, si parla di “canne due di pietra per servizio di murare parti che danno di fuori; scoverchiare e covertare il passetto”. (Archivio di Stato di Catania-Cfr. Fondo Biscari- vol. 1207 da pag. 457).

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