24 Gennaio 2022

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Acate. “M. T.” di Antonio Cammarana

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Antonio Cammarana, Acate (Rg), 16 gennaio 2016.- C’è buio sopra di me e c’è acqua sotto di me e c’è il vuoto dentro di me, io vago nello spazio immenso e nel tempo senza ore. Il buio si stringe, l’acqua mi atterrisce, il vuoto mi stordisce, lo spazio e il tempo non hanno inizio né fine. Si leva il vento, l’acqua sale per afferrarmi, il buio mi assedia per stritolarmi, io precipito nello spazio immenso e nel tempo senza ore. Un ripugnante scarafaggio dalla testa di lupo e dalle zampe di cavallo m’insegue latrando, io corro, corro, corro, una corsa cieca e disperata è la mia verso un infinito altrove. Nello spazio immenso, nel tempo senza ore. Non vedo più lo scarafaggio dalla testa di lupo e dalle zampe di cavallo. Ora viaggio dentro la tenebra, un oscuro universo che succhia tutte le mie forze. Mentali. Fisiche. Il buio si dilegua, l’acqua non mi spaventa, il vuoto non mi opprime, ma lo spazio e il tempo non hanno inizio né fine. Ora scorgo una cosa enorme, mi sembra una montagna, mi avvicino velocemente ad essa, mostriciattolo a quattro zampe che avanza coi piedi e con le mani, ma all’improvviso ostacoli insormontabili mi impediscono di arrivare ad essa. La cima del monte scrolla le barriere, si schiude come rosa dai petali mostruosi, intorno a me tutto diventa baratro profondo e fiammeggiante, che mi tira dentro, che m’inghiotte sempre più. Nello spazio che non ha fine, nel tempo senza ore. Da profonda angoscia sono turbato e scosso, un convulso fremito di paura fa sì che le mie membra tremino, le mie guance brucino, la mia fronte sudi, il mio cuore batta forte, sempre più forte. Da quanto la luce è andata in frantumi? Da quanto è calata la notte, la profonda notte nera? Se la luce più io non rivedrò, perché il mondo tiene ancora in vita me, M.T., il malato terminale? Io non ho nessuno appoggio, nessun riferimento, attraverso una voragine dopo l’altra. E lusinghe traditrici vivo: lugubri abbagli, che preludono le ricadute nel terrore e il rintocco dell’abisso. E, nell’invisibile meta finale, io sono in attesa dell’agguato nell’ignoto. Nello spazio che non ha fine, nel tempo senza ore.

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