17 Giugno 2021

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Acate. Quella notte del 28 aprile 1985 quando le fiamme distrussero la Chiesa di San Vincenzo.

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Salvatore Cultraro, Acate (Rg, 17 aprile 2021.- “28 aprile 1985”, domenica di San Vincenzo. Una gioiosa e festosa giornata, dedicata, come avviene  da secoli, al Santo Martire. Dopo la solenne processione serale con il simulacro del Santo e l’ultimo saluto da parte di una moltitudine di fedeli, segno tangibile della enorme devozione, l’omonima chiesa, annessa al Castello dei Principi di Biscari, viene chiusa e la marea di fedeli si riversa presso i luoghi tradizionali, Piazza Libertà, Corso Indipendenza e la caratteristica “Fiera”, allestita da sempre in onore del Santo. Una normale domenica sera che sarebbe passata quasi inosservata nel tempo se un drammatico episodio non l’avesse caratterizzata. Del fumo nero  all’improvviso fuoriesce dalla Chiesa, ormai chiusa, lasciando presagire il peggio. Ed infatti un violento ed improvviso incendio si è sviluppato all’interno dell’antico Tempio, nei pressi dell’altare laterale, andato completamente bruciato, dove abitualmente si conserva la statua del Santo, sembra a causa di un cerone che dopo essere stato spento aveva ripreso a bruciare. Nell’arco di pochi minuti le fiamme avvolgono quasi tutto il Tempio causando enormi danni tanto da richiedere interventi economici straordinari. In una breve relazione a firma del parroco dell’epoca, don Rosario Di Martino, e pubblicata sul giornalino parrocchiale, “La Parola”, del giugno 1985 si legge: “Come tutti sanno l’incendio sviluppatosi nella navata sinistra della Chiesa di San Vincenzo nella notte del 28 aprile, ha causato dei gravissimi danni che ammontano a parecchie decine di milioni. All’indomani per mezzo di telegrammi sono stati interessati l’Assessorato ai Beni Culturali e la Sovrintendenza per i Beni Ambientali ed Artistici, e pare che abbiano preso a cuore un possibile impegno per restaurare tutta la Chiesa. Da più parti si è avanzata la proposta per una sottoscrizione, anzi qualcuno ha già dato qualche offerta. Si pensa che possa essere utile avere un fondo per garantire la continuità dei lavori qualora vengano stanziati i fondi per il restauro che certamente non avverrà tutto in una volta, ma a stacchi, oppure per eventuale restauro della statua di San Vincenzo e del fercolo. Chi volesse far parte di un comitato cittadino Pro San Vincenzo può partecipare ad una riunione che si terrà martedì 4 giugno, alle ore 20,00 presso i locali parrocchiali”. Timori ben fondati, quelli dell’emerito parroco don Rosario, in quanto i lavori di restauro, più volte interrotti, durarono ben sei anni, e fu possibile completarli solo grazie all’intervento ed alla generosità del “popolo acatese”. E così finalmente il 22 marzo 1992, in un tripudio di gioia, fede ed entusiasmo, le Spoglie del Santo Martire fecero trionfalmente ritorno presso l’altare maggiore dell’omonima Chiesa. Per ben sei anni il Corpo del Santo era stato conservato presso la Chiesa Madre, perdurando i lavori di restauro. “Le spese sono state sostenute in minima parte dalla Regione Sicilia- tenne a precisare  all’epoca don Rosario- e, per il resto, da tutti gli acatesi che hanno dimostrato una grande generosità e un grande amore verso il Santo Martire. E’ stata una incredibile gara di solidarietà. Nell’arco di un anno si è raccolta la somma necessaria a coprire le spese non solo per il completamento della Chiesa ma anche per l’arredamento”. Pertanto ultimati i lavori di restauro, prima della Consacrazione della Chiesa, tenutasi il 28 marzo 1992, alla presenza delle massime autorità religiose, civili e militari della Provincia, e di tutto il “popolo” di Acate, le spoglie del Santo Martire, furono portate in forma solenne nella sua Chiesa originaria. Per collocare il Corpo del Santo Martire nella nicchia posta sull’Altare Maggiore, fu costruita una grande “scalea” che dall’ingresso della Chiesa progressivamente saliva fino alla nicchia dando così la possibilità di essere percorsa da un notevole numero di persone contemporaneamente. Scalea che, come ebbe a sottolineare don Rosario, “ arrivando fino alla nicchia consentì a tutti, grandi, piccoli, ammalati e anziani, di avere un contatto ravvicinato con il Santo Martire”.

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