29 Novembre 2021

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Acate. Una tela del noto pittore “Antonino Cannj” conservata presso la Chiesa Madre.

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Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 4 giugno 2021.- Le Chiese di Acate oggi, purtroppo, non conservano, al loro interno, alcuna opera d’arte, contrariamente a quanto avvenuto in passato. Sappiamo, infatti, che in modo particolare il IV Principe della “Terra e dello Stato di Biscari”, don Vincenzo Paternò Castello, fu un grande Mecenate ed arricchì le Chiese di Biscari con tele artistiche.  Il compianto   emerito parroco  di Acate, don Rosario Di Martino, nella sua opera, “Biscari e il suo Martire che Sorride”, ci propone un contratto (Archivio di Stato di Catania- Fondo Notarile, II versamento  n. 1260) che conferma appunto la presenza di queste opere d’arte.  “8 novembre 1717- si legge nel contratto- Il Principe Don Vincenzo Paternò Castello prega Patron Leonardo Greco e il figlio Andrea della città di Siracusa per noleggiargli una barca sulla quale deve caricare una certa quantità di legname con una cascia grande di certi quadri che dovrà portare e scaricare allo scalo di Scoglitti con doversi guardare dalle piogge e mali tempi del mare, come di barche nemiche, ma viaggiare nelli tempi congrui e capitato in detto scalo delli Scoglitti da subito debba inviare un suo marinaro per andare ad  avvisare nella Terra di Biscari  Don Antonino Migliorisi, Governatore di essa Terra e portarsi in detta Terra legname ed altro che si truoverà caricato sopra detta barca”. Quindi escludendo l’artistica “Pietà” lignea del Seicento, di autore ignoto conservata all’interno della Chiesa di San Vincenzo; la bellissima tela del pittore vittoriese Mazzone raffigurante San Biagio posta sull’altare Maggiore della chiesa Madre ed il busto in pietra, raffigurante con molta probabilità, come cercheremo di spiegare in un prossimo articolo, San Nicola a cui è intitolata la Chiesa Madre e l’unica Parrocchia di Acate, di artistico nelle nostre chiese, resta ben poco, ad eccezione di alcune tele di artisti contemporanei. Ma da uno sguardo attento, in modo particolare nella Chiesa Madre, si scopre che, oltre alle opere citate, c’è ancora qualcosa di interessante. Alle spalle della vecchia collocazione della Fonte Battesimale, ora situata nei pressi dell’altare Maggiore, fa bella mostra di se, su di un altare, una piacevole tela che, pur non presentando elementi artistici particolari. colpisce l’occhio dell’osservatore  proprio per la sua accattivante semplicità e per i suoi tenui colori. La tela raffigura il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano per opera del Battista. In basso a sinistra della tela, si legge il nome dell’autore: “A. Cannj”.  Antonino Cannj fu un pittore ed incisore siciliano attivo nel corso del XX secolo. Nacque a Ragusa Ibla il 21 agosto del 1895, e morì a Ragusa nel 1980 all’età di 85 anni. Figura rappresentativa dell’arte iblea nel primo novecento nonchè artista eclettico, pittore e incisore xilografo. Il padre, orologiaio di professione ma, appassionato di musica,  scultura, ebanisteria e meccanica, avrebbe desiderato per  il figlio una carriera di “studi”  e non che si dedicasse all’arte. Quell’arte per la quale Antonino dimostrò subito, fin da fanciullo, una viva inclinazione modellando con creta e cera, gruppi di pastori, santi e figurine. Ma come spesso avviene nella vita, la passione vinse la ragione ed il Cannj, a prezzo di grandi sacrifici. si procurò gli strumenti necessari, diventando un affermato pittore, attratto dai paesaggi, in modo particolare dal  paesaggio  ibleo che costituì uno dei suoi temi preferiti e ad esso l’artista si ispirò realizzando opere in cui il “disegno corretto, il colore vivace e le luci nette e vive incantano l’occhio e parlano al cuore”. Ebbe il primo battesimo dell’arte a Napoli nel 1913 con l’opera di “S. Francesco”, per la quale ricevette in premio una medaglia d’oro. La sua carriera pittorica fu ricca di successi con esposizione di dipinti ad olio in numerose mostre, regionali e nazionali. Nel 1929 si accostò all’arte della xilografia, fino ad allora sconosciuta a Ragusa. Nel 1932 lesse nella rivista “L’Artista Moderno” di Torino, un articolo di Luigi Servolini sull’incisione. Infervorato per questa nuova tecnica acquistò l’occorrente ed eseguì numerose  xilografie. Incoraggiato dai lusinghieri giudizi e dagli incitamenti di Duilio Cambellotti, Domenico Varagnolo, Giorgio Occhipinti, Rocco Carlucci, e dello scultore Domenico Umberto Diano,  realizzò molte opere  partecipando assiduamente, dal 1934 in poi, a mostre provinciali ed interprovinciali. Alcune delle sue incisioni sono state esposte anche presso la Galleria di Arte Moderna di Latina.  Le sue opere si trovano in musei e gallerie pubbliche e in molte collezioni private, in Italia e all’estero.

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