Acate. Sintesi del Convegno di studi tenutosi al Castello su, “Crisi, ripresa e difesa del valore dell’uomo e della vita”, a cura della professoressa Amalia Iannicelli.

Amalia Iannicelli, Acate (Rg).- Al castello dei Principi di Biscari si è tenuto il convegno sulla crisi di oggi: “Dal dissesto alla ricostruzione; dalla crisi alla ripresa; dalla negazione all’affermazione e alla difesa del valore dell’uomo e della vita”.Sono intervenuti relatori di nota levatura e giovani studiosi di Acate che hanno trattato da diversi punti di vista il decadimento della modernità, avviata ormai ineluttabilmente verso la post modernità, verso l’involuzione annichilante dell’umanità, con interessanti stimoli per la ricerca e l’approfondimento personale. Ogni relatore ha toccato le problematiche legate alla crisi del nostro tempo da diverse angolazioni, individuando le criticità, i fattori di rischio e i possibili scenari che si prospettano nel futuro del nostro paese e dell’umanità intera. È stato sottolineato che i singoli fenomeni possono essere compresi solo in quanto facenti parte di una totalità e dal punto di vista della loro trasformazione che ne conserva le contraddizioni. Il  moderatore e organizzatore del convegno, prof. Orazio Sansone, ha sintetizzato il tema nei suoi aspetti peculiari: la società complessa, la globalizzazione, la tecnocrazia, il potere dei  media, il pericolo incombente del relativismo che conduce alle sabbie mobili del nichilismo. Ha aperto la serie di interventi Don Mario Cascone, il quale, con l’enfasi che lo contraddistingue e la grande competenza sul piano della bioetica e dell’antropologia,   ha posto l’accento sui pericoli che scaturiscono dalle nuove teorie sulla specie. Alcuni studiosi divulgano l’idea che l’uomo sia sullo stesso piano di ogni essere vivente e che gli animali sono meritevoli di rispetto e tutela più dell’uomo stesso. L’impianto filosofico produce conseguenze   che sono sotto gli occhi di chi vuol vedere: annullamento della famiglia, distruzione della vita, cancellazione del progetto creatore di Dio, maschio e femmina li creò, manipolazione tecnologica della riproduzione umana, rimozione delle radici filosofiche e culturali dell’occidente cristiano da tutte le legislazioni.  L’uomo, la società e la cultura sarebbero ridotti all’unica dimensione tecnologico-consumistica, che condiziona nel profondo bisogni e desideri umani, precostituendoli. La sua relazione si conclude con un messaggio di speranza che viene solo dalla fede in un Dio misericordioso, un Dio Padre, Un Dio Amore; e dalla Chiesa che con il suo Magistero, malgrado gli errori commessi nella sua storia, resta ancora depositaria della verità assoluta. Prende la parola la dottoressa Tullia Giardina, profonda conoscitrice della storia e della letteratura. Con un linguaggio forbito e lineare, come un fiume in piena, ha delineato un percorso storico-politico sulle forme di gestione della cosa pubblica, legate al bipolarismo delle concezioni e delle ideologie: il capitalismo occidentale e il socialismo venuto dall’URSS e dal manifesto di Marx ed Engels. Il primo ha portato ad un esasperato individualismo e  al  bisogno indotto e ossessivo di produrre e consumare. L’altro ha omologato la società privandola della memoria e della sua identità culturale. Ha concluso dicendo che è di vitale importanza rimettere al centro l’uomo con i suoi bisogni, i suoi sogni, la sua essenza, la sua natura. Bisogna reagire, bisogna ritrovare valori e ridare senso alla vita per non rischiare di aprire le porte a regimi totalitari che, la storia insegna, approfittano del disorientamento dell’umanità nel periodo di crisi, per imporre leggi e modi di sopraffazione  dell’uomo sull’uomo, come successe dopo la crisi del ’29 che sfociò nella teoria del “superuomo” abbracciata da Hitler, folle nel suo progetto di distruzione della razza ebraica. La dottoressa Giardina pone l’accento sulla forza della Chiesa Cattolica, la cui  missionarietà non ha lo scopo di dire “altro” o di andare “oltre” Gesù Cristo, ma di condurre gli uomini a lui. Il mistero della Chiesa, il senso dei suoi gesti e delle sue iniziative, la forza della sua testimonianza continuano a resistere e ad agire in tutto il mondo. Alla crisi del ’29 negli Stati Uniti fa riferimento anche il prof. Francesco Lantino, il quale propone una serie di fotografie che documentano la realtà di un’umanità sofferente, lacerata dalla povertà e dall’incertezza per il domani. Le immagini eloquenti, crude, che ritraggono scene di vita quotidiana, di lavoro duro, di miseria e di degrado, hanno toccato le corde del sentimento e dell’emozione. Per gli Stati Uniti la crisi del ’29 rappresentò anche una grande occasione per ripensare il modello di società e ricostruire un tessuto economico, politico e finanziario, senza comprimere i diritti individuali e allargando ampiamente quelli sociali. Collegandosi alla necessità di rendere produttivo un momento critico come quello del ’29, il dott. Gino Casì parla del presidente Roosevelt, delle misure urgenti che adottò per rilanciare l’economia statunitense, colpita da tre anni di dura depressione,  dando un “new deal” (nuovo corso) alla politica economica. La crisi, ha affermato il dott. Casì, deve portare sempre ad una spinta per la ripresa, anche nei momenti più difficili come quelli della guerra, che divampa ancora in molti paesi. La soluzione potrebbe essere nella rivalutazione della famiglia e nelle piccole e medie imprese che hanno risorse preziose e garantiscono rispetto per l’ambiente e per la salute. È da rilevare la padronanza del linguaggio e delle tematiche filosofiche dimostrata dalla dottoressa Alessia Vacante. Con la grinta e la passione tipiche della gioventù, ha illustrato il significato della parola “crisi” nelle accezioni più varie, attraverso un excursus sul pensiero speculativo dei filosofi antichi fino ai nostri giorni. Dall’etimologia è passata alla descrizione delle conseguenze di uno stato precario che opprime le coscienze e impedisce di reagire e riscattarsi. Dal concetto di “atto e potenza” del pensiero aristotelico è passata ad Adorno. Di lui condivide la possibilità di cambiare il mondo attraverso la bellezza e la poesia, restituendo alla persona le dimensioni del sentimento, dell’emozione, dell’affettività. È d’obbligo esprimere  alcune considerazioni conclusive dopo un convegno così articolato, denso di contenuti e di attente valutazioni. Risulta facile evidenziare che la storia dell’uomo su questa terra è sempre stata una vicissitudine di crisi, spesso drammatiche, come per le rivoluzioni o le guerre, per le epidemie, per carestie o economie disastrate o per governi corrotti. Le persone hanno bisogni estetici, bisogni di relazioni umane e di solidarietà, hanno bisogno di autonomia intellettuale, hanno fame di trascendenza: tutte cose che sono negate dalla società esistente. È possibile che l’uomo, dopo millenni di storia e di pensiero filosofico e religioso, continui a volersi così male da perseguire in modo diabolico la sua autodistruzione? Il suo auto dissolvimento? La  crisi sarà stata un’opportunità se la risposta che le daremo aiuterà a modificare gli stili di vita, stimolerà le dinamiche solidali e le politiche sociali, darà una spinta alla costituzione di un’autorità politica mondiale di governo dell’economia, capace di una ridistribuzione più equa delle ricchezze. Se riduciamo l’uomo a un agglomerato di cellule casualmente assemblato per produrre, consumare e distruggere, poco rimane di poetico e di esaltante per dare avvio a un progetto di speranza. Dovremmo infine tornare ad essere mossi dall’Amore, dalla Conoscenza, dalla Sapienza e dalla Bellezza.Convegno Orazio

 

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