Legge sul Caporalato, norma da rivedere in toto

La “vertenza” dovrà avere un respiro nazionale. Piccoli produttori al collasso e una legge sul caporalato che rischia di distruggere l’economia del territorio. Una scure, l’ennesima, che si abbatte sul comparto orticolo in un momento in cui prezzi degli ortaggi sono al di sotto dei costi di produzione.

Le aziende della fascia trasformata, da Marina di Ragusa al versante ipparino, chiedono di rivedere in toto il disegno di legge recante “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”.

“E’ una legge assurda – commentano gli imprenditori – che colpisce in maniera diretta il motore trainante dell’economia regionale. Vogliamo continuare a lavorare in maniera onesta ma lo stato ci deve tutelare dinanzi ad una concorrenza sleale da parte dei paesi del nord africa”.

Le aziende ragusane chiedono di rivedere in toto il contratto di base – con un minimo garantito – e una retribuzione che sia adeguata all’effettivo rendimento del lavoratore.

Confagricoltura Ragusa parla di un disegno di legge concepito in maniera errata. “Siamo contro il caporalato che sia ben chiaro – spiega il presidente provinciale di Confagricoltura, Antonio Pirrè – condividiamo lo spirito della legge che è quello di colpire duramente chi si arricchisce sfruttando il lavoro altrui ma nutriamo serie perplessità sul testo della norma che colpisce in maniera devastante la parte più debole della filiera agroalimentare, le imprese agricole della produzione primaria. Le stesse aziende che combattono ogni giorno con una concorrenza che corrisponde legittimamente salari di 5 dollari al giorno, che non è soggetta ai rigidi protocolli sanitari. Sia chiaro non è una giustificazione ma è sicuramente un motivo in più per rivedere l’impianto normativo.Ci sono paradossi che andrebbero rivisti e corretti ai fini di una più giusta applicazione della norma; un esempio: la confisca dell’intera azienda che può scattare in presenza di un solo lavoratore “sfruttato” non ha alcun rapporto con l’entità della violazione; è la cosiddetta confisca allargata prevista per i reati di mafia. Oppure l’arresto immediato per violazioni che fino a pochi mesi fa erano amministrative. In definitiva, una legge nata per un motivo giusto ma con regole troppo rigide che rischiano di penalizzare anche gli imprenditori onesti”.

Per Confagricoltura Ragusa l’applicazione pratica della nuova legge contro il caporalato sta facendo venire a galla diverse criticità.”A partire – dice il presidente Pirrè – dagli indici di sfruttamento contenuti nel comma 2 dell’articolo 603-bis del codice penale”.

Fare chiarezza e distinguere, invece, è vitale per migliaia di aziende agricole che, altrimenti, rischiano conseguenze economiche e, soprattutto, penali pesantissime.

 

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