Acate. “Cambiamenti climatici. Riferimenti analitici, scientifici e legislativi”. Di Aurora Muriana

Redazione Due, Acate (Rg), 16 agosto 2019.- “Prevenire l’irreversibile distruzione del clima è la corsa delle nostre e per le nostre vite. Ed è una corsa che possiamo e dobbiamo vincere.” Queste le parole del Segretario delle Nazioni Unite, il portoghese Antonio Guterres, durante la presentazione dei dati della World Meteorological Organization (Organizzazione Meteorologica Mondiale) a New York circa due settimane fa. Il mese di luglio ha visto protagoniste tante notizie riguardanti anomalie del clima e dell’ambiente e agosto si è aperto con altrettanto allarmanti informazioni a riguardo. Cosa sta accadendo al nostro Pianeta? Ci sono responsabilità umane dietro tutto questo (la cosiddetta responsabilità antropica)? Saranno abbastanza le soluzioni proposte mediante gli accordi sul clima (come il protocollo di Kyoto del 1997 entrato in vigore nel 2005 o l’accordo di Parigi del 2015) o le istituzioni (politiche e non) dovranno impegnarsi adottando misure più drastiche? Il mese di agosto è iniziato con l’invio da parte di Roberto Buizza, climatologo dell’ECMWF di Londra (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts – Centro Europeo per previsioni meteorologiche a medio raggio) di una lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella firmata da oltre 300 scienziati nella quale si chiede che anche l’Italia si muova verso il contrasto ai cambiamenti climatici. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE, in lingua inglese International Energy Agency, IEA), che si occupa di coordinare le politiche energetiche dei Paesi dell’ OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), tra il 2014 e il 2016 l’economia mondiale è andata avanti senza aumentare le emissioni di CO2 (anidride carbonica) , risultato cambiato nel 2017 e peggiorato nel 2018 (Immagine 1). La stessa agenzia attribuisce alla combustione del carbone 0,3 gradi di aumento delle temperature globali rispetto all’era pre-industriale, quasi un terzo dell’aumento totale (stimato in un grado). L’inquinamento risulta da un “bilanciamento” tra fattori che portano ad un accumulo degli inquinanti (composti gassosi, particolato, sostanze chimiche di vario genere) ed altri che invece determinano la loro rimozione e la loro diluizione nell’atmosfera. L’inquinamento atmosferico può essere causato da fonti naturali (vulcani, incendi, amianto, processi biologici) e da fonti antropiche (traffico veicolare, settore residenziale e servizi collegati, industrie ed altre attività). Gli effetti dell’inquinamento si ripercuotono sulla salute umana (patologie soprattutto a carico degli apparati cardio-circolatorio e respiratorio, possibilità di formazione di tumori e, comunque, riduzione della vita media) e sull’ambiente (effetto serra e piogge acide che, poi, comportano altri problemi come il buco dell’ozono ed effetti su flora e fauna sia terrestre che marina). A questi effetti sulla salute umana vanno aggiunti anche danni alla pelle e agli occhi e possibile insorgenza di tumori, tutti dovuti alle radiazioni che penetrano l’ozonosfera (lo strato dell’atmosfera che trattiene e assorbe parte dell’energia proveniente direttamente dal Sole ma che si sta sempre più assottigliando a causa dell’emissione di gas serra). L’aumento dell’effetto serra in seguito principalmente alla rivoluzione industriale ma anche ai maggiori consumi elettrici della società moderna è stato causato da vari gas serra naturali e prodotti dall’uomo e dai clorofluorocarburi (CFC) ma, soprattutto, dall’immissione di CO2 fossile in atmosfera. L’anidride carbonica, sostanza prodotta dal respiro nostro e di quello degli animali e fondamentale per far avvenire la fotosintesi clorofilliana nelle piante, non riesce più ad essere bilanciata nell’ambiente da parte delle stesse piante (che, tra le altre cose, sono sempre meno presenti sia nelle nostre città in seguito all’espansione urbanistica che a causa alla deforestazione nelle aree boschive) e dagli oceani (che all’aumentare delle temperature sembrano meno capaci di assorbire la CO2 dell’atmosfera e, al contempo, si stanno acidificando) (Immagine 2). Come emerge da quanto detto, dunque, l’anidride carbonica sembra essersi trasformata da gas importante per l’ambiente a suo nemico in quanto la sua eccessiva presenza danneggia l’ozono che ci protegge dai raggi UV e, tra l’altro, crea una sorta di cappa che impedisce la dispersione del calore assorbito dalla Terra (Immagine 3). Tutto questo comporta un aumento del riscaldamento climatico i cui effetti evidenti sono lo scioglimento dei ghiacciai, il conseguente innalzamento del livello delle acque terrestri e il cambiamento dell’habitat caratteristico di alcune specie animali (coinvolgendo soprattutto zone del Pianeta precedentemente incontaminate e specie già a rischio di estinzione). Luglio 2019 è stato il mese più caldo dopo il precedente giugno (divenuto il mese più caldo in Europa e nel mondo) che ha visto registrare temperature globali di 1,2 °C superiori alle medie (in Europa si sono toccati i +2° C di media rispetto alle temperature stagionali). Secondo i dati del Copernicus Climate Change Service (C3S) (poi confermati dalla World Meteorological Organization), la temperatura globale del mese appena trascorso è stata leggermente più alta di 0,04 °C rispetto a quella di luglio 2016, mese che deteneva il record precedente. Nella settimana precedente il Ferragosto è stato stabilito un nuovo record perchè tante città dell’Italia hanno fatto i conti con un caldo eccessivo ed insopportabile e proprio giorno 11 in alcune di esse il suolo ha registrato una temperatura di 50 °C (Immagine 4). È preoccupante che le ondate di calore stiano coinvolgendo sempre più il Nord del mondo causando un’estesa fusione della calotta artica con conseguente arretramento dei ghiacciai, e da immagini satellitari della NASA emerge anche come le nuvole di fumo degli incendi stiano raggiungendo le regioni artiche esacerbando il fenomeno. La Groenlandia da un lato prende fuoco e dall’altro si scioglie, tutto a causa del riscaldamento globale (global warning). Ghiaccio nero di fuliggine e torrenti turchesi di ghiaccio appena fuso sono immagini che documentano lo scioglimento record della calotta polare in Groenlandia; dove prima c’era il ghiaccio adesso scorrono fiumi (Immagine 5, A; immagine 5, B). Oltre che dallo scioglimento dei ghiacciai, l’Alaska e la Siberia sono devastate da incendi senza precedenti che distruggono ampie estensioni di foreste, quindi alberi che avrebbero dovuto assorbire l’anidride carbonica colpevole del surriscaldamento globale e quella emessa in conseguenza ai roghi, incrementando l’emissione di gas serra che peggiorano l’innalzamento delle temperature. (Immagine 5, C). Nei giorni scorsi in Russia è bruciata una zona grande quanto il Belgio. Anche i ghiacciai della Svizzera e dell’Himalaya stanno fondendosi mentre quelli del gruppo dell’Ortles-Cevedale nel Parco nazionale dello Stelvio sono sempre più “neri”; nel Monte Bianco si è formato un lago in seguito alle acque accumulate dallo scioglimento dei ghiacciai (Immagine 5, D). Nel 2018 il ghiacciaio del Vavilov all’estremo nord della Russia ha subito uno spostamento più pronunciato rispetto al normale, situazione insolita per le stabili calotte glaciali a base fredda come quella appena citata. Qualcosa, quindi, sta cambiando! Notizie più confortanti erano arrivate a settembre 2013 quando l’area artica (i cui ghiacciai avevano raggiunto livelli minimi l’anno precedente) aveva visto il formarsi della banchisa, lastra di ghiaccio galleggiante che aveva peraltro bloccato il passaggio tra gli Oceani Atlantico e Pacifico in corrispondenza delle isole canadesi e delle coste russe (Immagine 6, A e B). Quei dati lievemente confortanti sembrano oggi solo il ricordo di una parvenza di speranza…! A conferma di ciò, Luca Parmitano, l’astronauta catanese partito lo scorso 20 luglio (esattamente a 50 anni dall’allunaggio) per la Missione Beyond (nome scelto proprio da AstroLuca), della quale assumerà il comando il prossimo ottobre, nella sua prima conferenza stampa dallo spazio parlando ai giornalisti riuniti nel Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ha dichiarato: «Ho visto i deserti avanzare, ho visto i ghiacci squagliare nelle foto che erano mie e che adesso continuerò a fare, per cui spero che le nostre parole, la nostra visione e il nostro sguardo possano essere condivisi per allarmare la gente verso quello che è il nemico numero uno oggi: il riscaldamento globale». Anche da lassù, quindi, si vede la sofferenza del Pianeta! Esaminiamo brevemente la questione anche da un’ottica chimico-fisica. Se il ghiaccio fonde, una minore quantità di luce solare viene riflessa nello spazio, quindi viene assorbita dalle acque degli oceani esasperando i già presenti effetti dell’incremento di temperatura. La frazione di radiazione solare riflessa da un oggetto o una superficie, scientificamente definita albedo, ha un valore massimo di 1 e minimo di 0, ovvero rispettivamente 100% e 0% in rapporto percentuale. Per capire l’importanza di questo valore, basta pensare che anche nell’edilizia bisogna tenerne conto riguardo i materiali da utilizzare e i colori esterni degli edifici, influenzandone anche il rendimento energetico. Le superfici più riflettenti sulla Terra sono la neve e il ghiaccio (albedo di circa 80%) mentre gli oceani hanno un’albedo di circa il 3,5%.  La stessa Terra ha un proprio valore di albedo (37% – 39%). Riagganciandoci alle emissioni di gas serra, quindi pure al discorso inquinamento, anche le nuvole e il particolato (ovvero le sostanze sospese in atmosfera sottoforma di aerosol, anch’esse responsabili dell’inquinamento) hanno un caratteristico valore di albedo. In più, in un articolo pubblicato circa due anni fa sul Journal of Geophysical Research: Atmospheres fu dimostrato come in Norvegia il particolato carbonioso (quindi scuro, con un basso valore di albedo) delle miniere trasportato dal vento verso le zone ghiacciate diminuisca il naturale effetto albedo del ghiaccio (che è bianco, quindi caratterizzato da albedo elevata) contribuendo al riscaldamento del Polo Nord. È chiaro che l’ultimo allarme climatico arriva dalla Groenlandia; sembra inarrestabile lo scioglimento dei ghiacciai e il riscaldamento climatico ha raggiunto il suo picco storico lo scorso 31 luglio. A quella latitudine, infatti, il termometro non aveva mai toccato i 23 °C (13 gradi in più rispetto alle medie). Alla ferita artica si aggiunge il problema della speculazione sull’acqua pura dei ghiacciai, con la quale vengono prodotti preziosi cosmetici e alcolici di grande pregio (Immagine 7). Essa, però, non deriva solo dalla fusione del ghiaccio (che genera acqua potabile) ma anche dall’attività dei cacciatori di iceberg, pescatori che, pagati dalle industrie farmaceutiche, in Canada individuano tramite il GPS immense masse di ghiaccio, si avvicinano con piccole lance e sparano contro la superficie. In soli due mesi l’equipaggio in questione ha raccolto 100.000 litri di acqua di iceberg. In futuro si assisterà ad una guerra per la proprietà dell’acqua potabile? Lo scorso aprile sulla rivista scientifica Nature è stato pubblicato uno studio riguardo la pericolosità dello scioglimento del permafrost (strato permanentemente congelato). In particolare, piante e animali morti che non si sono decomposti e che si sono accumulati nel terreno ghiacciato nel corso dei millenni rilascerebbero tonnellate di carbonio in atmosfera in seguito al disgelo del permafrost. Carbonio che non resterebbe solo in atmosfera ma sarebbe in parte riassorbito dalle piante e restituito al suolo. Per capire l’importanza del permagelo nella stabilità ambientale delle zone fredde del Pianeta, basta pensare che già nel lontano 1983 nacque l’International Permafrost Association (IPA). La professoressa Judith Curry, esperta statunitense, ha dichiarato che “Il ghiaccio del Mar Glaciale Artico è l’indicatore da tenere sotto osservazione.” L’Artico si configura come la fondamentale centrale climatica del Pianeta ma anche le banchise artica e antartica e il permafrost sono indicatori dei cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale espone la Terra a eventi meteorologici estremi e distruttivi (nubifragi, uragani, tempeste, periodi di siccità, ondate di caldo intenso o freddo eccessivo), la cui frequenza aumenterà se non si interverrà quanto prima. Come afferma l’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change – Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici), sono definiti impatti dei cambiamenti climatici gli “effetti dei cambiamenti […] sui sistemi naturali e umani”. (Climate change 2014: Impacts, Adaptation and Vulnerability). L’Unione Europea ha avuto un ruolo guida a partire dal 1990 nella lotta ai mutamenti climatici. Per rendere conto dell’importanza di mettere a punto strategie per tutelare il nostro Pianeta dai cambiamenti climatici, va citato il Summit della Terra, la prima conferenza mondiale dei Capi di Stato sull’ambiente tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, il cui risultato più evidente fu l’accordo sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che, conseguentemente, portò al già citato protocollo di Kyoto. La salvaguardia del nostro Pianeta va affrontata alla luce di accordi siglati dai vari Paesi del mondo ma dovrebbe stare a cuore anche ad ogni singolo cittadino. La sedicenne attivista svedese Greta Thunberg è divenuta il più attuale simbolo dello sviluppo sostenibile e della lotta ai cambiamenti climatici, manifestando davanti al Parlamento della Svezia con lo slogan Sciopero della scuola per il clima lanciando così il movimento Fridays for future (Venerdì per il futuro). Ha partecipato ad importanti vertici mondiali sui mutamenti climatici e annovera nella sua agenda altri imminenti appuntamenti a riguardo, raggiungendo le relative sedi sempre in treno (ritenuto dalla giovane meno inquinante rispetto ad aereo e nave quanto ad emissioni). I “venerdì dell’ambiente” riguardano un allarme reale o sono solo un modo di propaganda o pubblicità personale? È ormai comprovata la responsabilità umana nella generazione del cambiamento climatico ed è, pertanto, evidente la necessità di trovare un compromesso fra industrializzazione e impatto climatico per proteggere il Pianeta (Immagine 8), sempre più vulnerabile agli effetti di questi stravolgimenti. Se l’ecosistema non riesce più a trovare il suo equilibrio e lo scenario della Terra sembra modificarsi, è chiaro che bisogna affrontare la sfida del clima non sottovalutando il pericolo e intervenire prima che la situazione diventi difficile da recuperare.

 

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