Acate. “Fino a quando possiamo resistere?”, di Tiziana Leone. Riceviamo e pubblichiamo.

Redazione Due, Acate (Rg), 2 agosto 2016.- “Ma fino a quando possiamo resistere? Siamo un popolo che tollera, tutto, troppo, preferiamo girare il capo dall’altra parte e continuare a vivere la nostra vita. Al massimo, stufi, per un attimo ci sostituiamo alle istituzioni e facciamo con le nostre mani quello che lo stato o chi per lui non sa o non vuole darci. Come dire l’esaltazione in negativo del principio di sussidiarietà. Che la nostra terra bella e sventurata sia presa di mira da tutti i lati è cosa nota, conosciamo tutti le condizioni delle spiagge acatesi, curate o meno, e so di denunce, partite dal Movimento 5 stelle, sul disastro ambientale che mortifica e degrada la zona che interessa la foce del fiume Dirillo, ma lo scempio procurato da taluni scellerati proprietari di terreni che si affacciano sul nostro mare è arrivato ormai a livelli preoccupanti. A poche centinaia di metri, forse un km oltre il Lido Chupa Chupa in direzione foce fiume Dirillo, la costa è avvelenata da delinquenti che scaricano in spiaggia e di conseguenza in mare, tonnellate di plastica utilizzata per coprire le serre e ormai dismessa, oltre a scarti di coltivazioni e pericolosi contenitori di fitofarmaci e polistirolo che in origine conteneva le piantine. I coraggiosi che si avventurano in lunghe passeggiate nei mesi estivi assistono impotenti al collasso della nostra spiaggia, mentre questa gente continua la loro opera di distruzione in pieno giorno. Che le coste erano abbandonate lo avevamo capito, da anni non si vede nemmeno per errore il passaggio di una motovedetta della capitaneria di porto, ma nemmeno via terra si fa niente per fermarli. Operano alla luce del giorno e nessuno dice loro nulla. Queste persone ci stanno avvelenando e lo fanno mentre la gente passeggia… figuratevi nei mesi invernali. Questi rifiuti, speciali andrebbero correttamente smaltiti tramite conferimento in apposite discariche. Chi vigila? Chi non sa e invece, dovrebbe sapere? La povera cernia, cadavere, tra quei teloni di plastica, ci ricorda che di quei rifiuti si cibano i nostri pesci, anche quelli pregiati che poi, a fior di euro, finiscono sulle nostre tavole. Quanto possiamo resistere? quanto vogliamo resistere?”.  

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