Caso Loris, la “solitudine” di Veronica Panarello

Sono tre le possibili piste attorno alle quali si stanno muovendo le indagini degli investigatori. Una, quella attualmente ufficiale e che vede come unica artefice di questo atroce delitto la madre del piccolo Loris, un’altra secondo la quale potrebbe esserci un possibile complice nella fase di occultamento del cadavere ed infine una terza ipotesi che ammetterebbe la possibilità di un complice nell’intera vicenda.

Della sua colpevolezza e della possibilità di un complice ne sono convinti anche i familiari di Veronica, l’unico a sostenere la sua innocenza è papà Franco.

E anche Davide e la sua famiglia al momento sono attanagliati dai dubbi, dubbi molto più vicini alla tesi della colpevolezza che dell’innocenza, come si evince da alcune intercettazioni telefoniche al vaglio degli inquirenti.

Ma se fosse stata davvero Veronica, si chiedono in molti, sarebbe stata in grado di agire in “solitudine” oppure è davvero possibile che qualcuno l’abbia davvero aiutata? E ammesso che esista un complice quale sarebbe stato il suo apporto nell’intera vicenda?

Rimane ancora un punto interrogativo legato a quel mazzo di chiavi di cui parla Davide in una intercettazione e che pare potrebbe essere stato consegnato da Veronica al figlio Loris. Così come ad oggi è un mistero e, forse rimarrà tale,  capire dove sia finito lo zainetto.

Appare poi alquanto grave, relativamente al ritrovamento degli slip in prossimità della scuola, la dichiarazione della criminologa Roberta Bruzzone che nel corso della trasmissione televisiva Porta a Porta avanza la possibilità che dietro tale ritrovamento potrebbe esserci una troupe televisiva.

Oltre le parole continua il lavoro incessante degli investigatori, saranno le prove a stabilire cosa è successo realmente e le eventuali responsabilità.

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