Concordia sulla Secchia. “Le cinque ricostruzioni della chiesa parrocchiale”.

Salvatore Cultraro, Concordia sulla Secchia (Mo), 14 marzo 2017.- Non c’è pace per la Chiesa Parrocchiale di Concordia, dedicata alla Conversione di San Paolo. Nel corso della sua lunga storia, il tempio, infatti, ha subito ben cinque demolizioni riuscendo, però,  sempre a rinascere dalle proprie macerie. L’ultima distruzione del luogo di culto, in ordine di tempo, risale al maggio del 2012 quando il disastroso sisma, che colpì parte dell’Emilia Romagna ed in particolare i comuni della Bassa Modenese, la rese del tutto inagibile imponendone la chiusura. L’edificazione della prima chiesa risale al lontano 1396, come si evince dal volume “Segni di fede, la chiesa parrocchiale della Conversione di S. Paolo Apostolo in Concordia sulla Secchia”, edito dal parroco emerito don Franco Tonini nel 1999. Nel 1395, Francesco e Spinetta Pico, principi di Mirandola, avrebbero ottenuto dal vescovo di Reggio Emilia, diocesi di appartenenza dei territori dei Pico, la facoltà di costruire a Concordia una chiesa dedicata a San Paolo Apostolo. L’edificazione della chiesa, in contrada “La Molinella”,(da identificare con molto probabilità fra via Carducci-Lenin e via per San Possidonio), avvenne l’anno successivo, andando così a completare la nascita di quella piccola comunità che si era formata sulla riva destra del fiume Secchia e che già comprendeva una Rocca, finalizzata alla difesa dei mulini natanti. La storia di Concordia, purtroppo, è stata caratterizzata da eventi negativi: guerre, inondazioni, incendi che coinvolsero anche la sua chiesa. La prima distruzione della Chiesa Parrocchiale risale al dicembre del 1510 ad opera dei veneziani facenti parte della “Lega Santa” i quali, al soldo di Papa Giulio II, durante la campagna organizzata per cacciare i francesi, conquistarono Concordia. Sempre dall’opera citata di don Tonini, apprendiamo che la nuova chiesa fu ricostruita, nuovamente alla Molinella ed a spese dei concordiesi, sotto Galeotto II Pico. Di questa seconda chiesa l’unica opera rimasta a testimonianza doveva essere, probabilmente, la tavola denominata, “La Madonna dei Francia”, che era custodita in canonica. Ma anche la seconda chiesa ebbe vita breve. Una alluvione del Secchia del 1595, infatti, la distrusse nuovamente a causa della sua posizione bassa, molto vicina all’argine del fiume. Quello che si potè recuperare fu trasferito da “La Molinella” in un nuovo sito lontano dal fiume ed in una posizione più elevata, nei pressi dell’Oratorio di S. Antonio da Padova (”Annali” del Papotti). L’edificazione della terza chiesa risale al 1599. Negli “Annali” del 21 aprile 1599 si legge: “ Alla costruzione di detta chiesa parrocchiale concorsero tutti i concordiesi che, postisi all’opera, ben presto la perfezionarono su terreno donato dal signor Orazio Viani, col contributo del Principe Alessandro Pico, del clero e del popolo”. Don Franco ci dice ancora che, in un documento dell’Archivio di Stato di Modena si conserva uno schizzo di questa chiesa con la seguente descrizione: “La Navata Maggiore misurava braccia 45 (braccio= 65 cm circa) di lunghezza e braccia 17 di larghezza; il Presbiterio e Coro, braccia 15 di lunghezza e 14 di larghezza; altezza braccia 13; le Navate Minori 45 braccia di lunghezza per 6/9 di larghezza”. La chiesa fu consacrata il 17 ottobre del 1599 da Monsignor Marco Pedontino. Ma guerre e distruzioni erano sempre in agguato a Concordia. Nel 1704, a seguito della “Guerra di Successione Spagnola”, l’esercito imperiale e quello franco-ispano si affrontarono a Concordia. Don Franco, riportando una nota scritta sul registro dei battesimi dell’epoca, dal parroco don Giovanni Goldoni, ci documenta che, “il 19 marzo 1704, Venerdì Santo, il Comandante del Fortino di Concordia, ormai nelle mani delle truppe francesi e dei mantovani che le appoggiavano, un tale Monsu Vacobk, irlandese, durante la notte fece chiamare il parroco don Giovanni Goldoni intimandogli di evacuare la chiesa entro tre ore in quanto avrebbe proceduto ad incendiare Concordia. A mezzanotte fu appiccato l’incendio che mandò in fumo metà della navata laterale destra e buona parte della navata maggiore. Il resto delle navate laterali, il coro, il Presbiterio e la sagrestia, furono demoliti. Il campanile fu minato. Le tre campane, la Pila del Battistero e l’orologio invece, furono asportati e mandati a Mantova. Della chiesa restò in piedi solo la facciata. Tutte le opere distrutte o trafugate”. La ricostruzione della quarta chiesa, edificata sulle precedenti fondamenta, andò molto a rilento  a causa delle persistenti alluvioni, gelate e carestie. La Confraternita del S. Rosario, notoriamente benestante, provvide al restauro della propria cappella e solo nel 1718, la chiesa fu ultimata anche se in modo precario e priva di arredi. Negli anni successivi, gradualmente, si procedette alla definitiva sistemazione. Nel 1732 fu completato il campanile. Da Mantova ritornarono le tre campane trafugate, riscattate dall’arciprete Bertelli. Nel 1775 fu eretto, a spese della Confraternita del S. Rosario, l’altare maggiore. Durante l’opera pastorale del parroco don Giovanni Viani (1767-1803) fu posta la Balaustra, arredata con mobili la sagrestia, riordinate le Cappelle di San Giuseppe (successivamente Santissimo Sacramento) e quella di Santa Concordia (successivamente dell’Immacolata) e commissionato un nuovo organo ad Agostino Traeri. L’arciprete don Costantino Gozzi (1828-1850), nel periodo della restaurazione Estense, fornì la chiesa di numerose opere pittoriche e riordinò quasi tutti gli altari laterali. Altre migliorie furono apportate da don Giovanni Tamassia (1850-1885) al quale si deve il rifacimento della facciata, da don Ferdinando Ganzerla (1916-1934) ed infine dal parroco emerito don Franco Tonini. Dopo quasi trecento anni, alle ore quattro del 20 maggio 2012 una violenta scossa di terremoto sconvolse la Bassa Modenese danneggiando in modo grave la chiesa parrocchiale di Concordia. Neanche il tempo di programmare eventuali interventi e sperare in un recupero in tempi relativamente brevi che alle ore nove del 29 maggio una seconda e violentissima scossa tellurica rese del tutto inagibile la chiesa parrocchiale. Oggi il principale luogo di culto di Concordia è stato ricostruito con una momentanea struttura in legno nel sito della “Concordia Nuova”, nei pressi della strada per Fossa in attesa che vengano completati i lavori di ristrutturazione della chiesa originaria di via Pace.

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