Convalida delle dimissioni e riforma dei servizi per l’impiego, l’Ancl: «Un danno escludere i consulenti del lavoro»

ROMA – Nell’escludere i consulenti del lavoro dalla gestione delle dimissioni (dlgs 151/2015) e dalla riforma dei servizi per l’impiego (dlgs 150/2015), il governo ha fatto un grave errore: «Hanno deciso, e non sappiamo se deliberatamente o per ignoranza, di mettere da parte i professionisti intermediari che, tra l’altro, hanno da quasi dieci anni una loro struttura per favorire il collocamento», afferma Francesco Longobardi, presidente nazionale Ancl-Su, il sindacato unitario dei consulenti del lavoro. «Auspichiamo che si voglia rivedere l’intera questione – continua – perché lasciare il tutto così com’è è di scarsa praticità».

Non è la prima volta che un governo, dietro la bandiera dello scongiurare il fenomeno delle dimissioni in bianco, finisce però il rendere la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro un percorso a ostacoli pieno di burocrazia. Non andando troppo in là nel tempo, per esempio, durante la discussione sulla riforma Fornero nel 2012, l’Ancl aveva proposto una soluzione molto pratica (prevedeva solo una marca da bollo) per la procedura di convalida delle dimissioni. Ora, la beffa: con il dlgs 151/2015 (art. 26) i consulenti del lavoro, che sono per natura professionale gli intermediari fra lavoratore e impresa dall’assunzione al termine del rapporto di lavoro, sono esclusi dalla gestione delle dimissioni volontarie. «Non è chiaramente un controsenso? – chiede Longobardi – Si preferisce dare ai lavoratori una serie di obblighi molto articolati, con il rischio che una buona fetta del milione e mezzo di dimissioni volontarie ogni anno in Italia generi dei contenziosi, perfettamente evitabili se lasciassero lavorare noi professionisti».

Quanto alla riforma dei servizi per l’impiego, il dlgs 150/2015 (art. 12), che istituisce l’Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal), attribuisce suddetti servizi alle Regioni. Con un problema: non si prende mai davvero in considerazione che il sistema produttivo nazionale è caratterizzato da una netta prevalenza di piccole e medie imprese, un universo in cui le grandi agenzie private hanno poco accesso e di cui hanno scarsa conoscenza. Per questo l’Ancl chiede che la Fondazione consulenti per il lavoro, agenzia creata all’interno della categoria e riconosciuta dal ministero competente nel 2007, venga inserita esplicitamente fra i soggetti accreditati: poter disporre, tramite la Fondazione, di migliaia di consulenti del lavoro attivi sul territorio e direttamente connessi con il sistema delle imprese, non potrà che apportare enormi vantaggi al progetto di riforma.

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