Acate.”Autoritratti scarabocchiati – Topografia postumana”. Di Giuseppe Stornello.

Redazione Due, Acate (Rg), 15 giugno 2017.- Giuseppe Stornello opera attualmente nella Sicilia oppressa dalla devastante crisi agricola, che lui stesso definisce un “collasso che mai altri ve ne furono”, nonché consulente ai beni culturali e artista siciliano. Nel suo operato di attivismo politico-artistico tra Sicilia a Milano usa come mezzi espressivi il disegno, la scultura, il digitale, la fotografia, il video e l’installazione. Nella sua nuova serie ha utilizzato: colori accesi, sgargianti, accostamenti bruschi che squarciano l’occhio. Sabato 17 giugno 2017  alle ore 18:00 ad essere esposti sul suo Instagram, questa volta, sono le fotografie del suo volto ritoccate durante la vita di tutti i giorni. “Autoritratti scarabocchiati” è il nome di queste immagini prodotte fra il 2016 al 2017. Si tratta di collage in digitale abbozzati su semplici fotografie che ritraggono se stesso. I colori così accesi riflettono una sorta di agitazione interiore nella routine quotidiana dell’artista. L’intento dell’esposizione virtuale è quello di far trasparire, attraverso il susseguirsi di fotografie, la sua singolare personalità e non. “I miei autoritratti – spiega Giuseppe Stornello – prendono ispirazione dall’espressionismo tedesco riguardo alla cancellazione, sottolineatura e indipendenza del colore. La metodologia dei miei lavori è in qualche modo il tentativo di simulare una “topografia postumana”, molti dei quali vengono associati a interviste personali su temi i quali arte, politica, sociologia, antropologia culturale, ecc. Arte e politica creano quindi la sintesi del mio lavoro tra Sicilia e Milano, divenendo elementi imprescindibili all’interno delle mie opere con la libera associazione di scritti e immagini da me elaborati. Si tratta di immagini virtuali che allo stesso tempo si pongono come nuovi immaginari. Questi autoritratti sono di tendenza antiartistici, si potrebbero addirittura definire “torture grafiche”, nelle quali, cerco di realizzare un percorso pittorico e ontologico del soggetto contemporaneo che tende ineluttabilmente alla sfrangiatura, alla dissoluzione del corpo a dissipazione energetica, precipitativa. Ciò che sparisce lentamente, viene sostituito da frammenti colorati, perdendo definitivamente ogni volume. Le fotografie vengono dissezionate da forme geometriche appiattite, quindi, collage e annotazioni trasformano la faccia umana in una maschera. L’essere umano, così, in questo immaginario diviene una figura antropomorfa che riflette i sentimenti di estraneità, malinconia e alienazione. È proprio in questo ultimo passaggio che il medium e le emozioni si combinano in un tutt’uno, non a caso, questi assembramenti digitali direttamente sulla mia pelle vengono a costituire l’eco del nostro tempo”.

 

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