Acate. “La ragazza di Biscari”, di Giovanna Carbonaro. Riceviamo e pubblichiamo.

Giovanna Carbonaro, Acate (Rg), 14 marzo 2020.- “ I will not forget you my little girl…”. Furono queste le ultime parole che Tony Magliano disse prima di sparire per sempre dalla mia vista. Avevo solo quattordici anni, ero poco più di una bambina, della vita e degli uomini non sapevo nulla. Non conoscevo il significato di quelle parole anglofone ma, in cuor mio, intesi che erano parole di addio. Non avrei più rivisto quegli occhi azzurri come il mare d’estate che mi avevano rubato il cuore e l’anima.                  Conobbi Tony un giorno d’estate del luglio del 1943. Era pomeriggio presto e l’afa era insopportabile. Mia madre mi aveva mandato con la biancheria sporca da lavare al fiume Dirillo. Quel giorno non avevo proprio voglia di faticare. Così arrivata al fiume mi spogliai e mi gettai in acqua nuda. Nonostante la mia giovane età, ero una donna a tutti gli effetti e gli uomini mi guardavano in un modo che mi dava fastidio, come se volessero mangiarmi. Anche Hans Von Trappen, un capitano tedesco in servizio a Biscari, mi guardava così e io lo temevo. Sapevo di altre donne che si erano concesse ai tedeschi in cambio di favori e cibo, ma la mia coscienza non mi avrebbe mai permesso di scendere a tale compromesso. Ero povera, affamata ma la mia onestà era l’unica cosa che avessi come dote. Ero orfana di padre, un professore di greco e latino, ucciso dai fascisti perchè non volle piegarsi alla dittatura e che insegnava la libertà di pensiero ai suoi allievi. Anche io sarei voluta diventare una docente ma la morte di mio padre ci costrinse ad una vita di stenti e povertà senza che io potessi continuare gli studi. Nonostante questo, adoravo la mitologia classica e la storia. Ulisse era il mio eroe preferito. Caso volle che il mio incontro con Tony fosse come quello tra Nausicaa e Odisseo. Uscita dall’acqua e rivestitami, sentii dei lamenti provenire dal roveto vicino. Pensai fosse un piccolo cinghiale intrappolato. Non temevo gli animali, così mi avvicinai per vedere di cosa si trattasse. Con mio grande stupore, scoprii che non era una bestiola intrappolata bensì un uomo insaguinato con le vesti lacerate ed incastrato in un enorme lenzuolo bianco. Rimasi di stucco. Ma subito capii che egli era un soldato e che quel lenzuolo  era un paracadute. Hans mi aveva preannunciato che sarebbero arrivati “ i ‘miricani”, come li chiamavamo noi in dialetto, ma non si sapeva nè quando nè in quale parte della Sicilia. Ora ne avevo davanti uno. Avrei potuto dare l’allarme, ingranziandomi così i tedeschi, ma ancora una volta la mia coscienza mi pose un freno “ Help me, please…Aiuta me” .                                                                                                           Una voce flebile si levò dal roveto. Quel soldato, quel ragazzo (poteva avere ad occhio e croce non più di vent’anni) aveva bisogno di aiuto, aveva bisogno di me. Non era un nemico. Era solo un uomo. Mi feci coraggio e lo trascinai fuori dal roveto, liberandolo prima dall’imbracatura del paracadute. Con la sua borraccia presi dell’acqua dal fiume e delicatamente gli lavai il volto.  Quando la lordura commista al sangue andò via, un viso d’angelo apparve dinnanzi a me.                                                                                                                                    <<Thank you…Grazie bambina. I’m Anthony Magliano, mi chiamo Tony…And you?>>.                     <<Teresa…>>.                                                                                                                                                  Tony era bellissimo, il più bell’uomo che avessi mai visto. Capelli neri, occhi azzurri, pelle chiara. Anche Hans era un bell’uomo, ma Tony aveva quella dolcezza unica e rara che in pochi hanno. Mi innamorai all’istante. Ma allora non capii quello che mi stava accadendo però una cosa era chiara nella mia mente: Tony era un soldato americano e se ci avessero trovati insieme saremmo stati fucilati. Scappare a piedi era impossibile: all’uscita di Biscari c’era un accampamento tedesco. Tony si doveva nascondere. Mi ricordai allora di un vecchio podere abbandonato lungo il Dirillo: lì c’era una casina diroccata. Tony si sarebbe potuto nascondere lì.                                                                        Lo aiutai a mettersi in piedi, raccogliemmo tutto il suo equipaggimaneto e raggiungemmo la casina. Lì Tony, recuperate le forze (fortunatamente non aveva nulla di rotto ma solo graffi e contusioni), si mise in contatto tramite un radiotrasmittente con il suo comandante. Mi disse di stare in silenzio durante la comunicazione. Io ero spaventata ma allo stesso tempo ero entusiasta. Ero felice. Finalmente erano arrivati gli alleati  a liberarci. Tony era serio mentre parlava in inglese. Ad un certo punto stoppò la conversazione, prese una cartina e mi chiese informazioni su Biscari e sul numero di tedeschi stanziati nel paese. Il suo italiano era imperfetto ma sufficientemente comprensibile. Gli dissi tutto quello che sapevo. Allora Tony riprese la conversazione e poi chiuse. <<Tracy…Tu tornare in paese…Non devi destare sospetti…>>.                                                                          Tony mi raccontò cosa stava per succere da lì a poche ore: gli americani e gli inglesi sarebbero sbarcati in Sicilia. Effettivamente Hans mi teneva sotto controllo. Si era invaghito di me tanto da chiedermi in moglie a mia madre. I miei compaesani maschi non si avvicinavano a me per paura di avere problemi. Ma era ormai sera. Convinsi Tony che all’alba sarei tornata in paese. Tony, nonostante fosse contrariato dalla mia scelta, preparò due giacigli alla meno peggio. Io mi addormentai subito. Tony invece riprese la sua radiotrasmittente e si mise in contatto con i suoi. Presto venne l’alba. Tony mi svegliò delicatamente.                                                                          <<Torna in paese Tracy…Addio mia piccola…Grazie>>.                                                                                Mi incamminai così verso il paese. Ero triste. Tony mi aveva detto addio. Arrivai dopo quasi due ore di cammino a Biscari. Ad attendermi  a casa un’amara sorpresa: mia madre era legata ad una sedia con un mitra puntato addosso.                                                                                                         <<Mia piccola Teresa con chi essere stata tu?>>.

<<Io??? Sono stata al fiume a lavare i panni…>>.                                                                                        <<Dove essere? Io non vedere…>>.                                                                                                                        Io allargai le braccia. Uno schiaffo potente mi arrivò sul viso. Caddi a terra.                                                  << Piccola puttana italiana!!! Portami al podere! Se tu non fare, io uccidere tua madre…>>. Qualcuno al fiume ci aveva visto. Adesso ero costretta a scegliere tra la vita di mia madre e quella di Tony. In fondo era uno sconosciuto, non ci avevo nemmeno discusso. Nonostante questo non potevo tradirlo. Hans, nel frattempo, era diventato nervoso, forse non aveva mai picchiato una donna. Mi aiutò a rialzarmi e brandendo la pistola mi rinnovò le minacce.                                <<D’accordo… Andiamo al fiume ma libera mia madre>>.                                                                                 Hans accennò un sì e slegò la donna.                                                                                                      <<Mamma ascolta: vai da Don Vastiano e rimani con lui in chiesa… Presto saremo libere>> le sussurai all’orecchio. Mia madre non capì bene ma eseguì l’ordine.                                                <<Sono pronta Hans…Andiamo…>>.                                                                                                           Mentre stavamo uscendo da casa mia, un soldato dal respiro affanato bloccò Hans: gli alleati erano sbarcati nel golfo di Gela. Erano a pochi chilometri da Biscari. Hans pietrificò, erano in pochi, sarebbero stati fatti fuori. Ma per una questione di orgoglio non poteva scappare. Doveva affrontare il suo rivale e punire me che in un certo senso l’avevo tradito. Mentre i due parlavano animatamente, io riuscii a divincolarmi e scappai per andare da Tony ad avvisarlo. Corsi velocissima verso il podere, inseguita da Hans. Ero quasi arrivata, quando un colpo di pistola mi ferì alla spalla destra. Hans mi aveva sparato. Il colpo attirò l’attenzione di Tony che uscì dalla casa. <<Teresa!!!>>.                                                                                                                                     Io caddi a terra inerme. Hans era immobile dietro di me. L’unico a muoversi fu Tony che mi venne incontro.                                                                                                                                            <<Codardo!!!>> disse Tony ad Hans.                                                                                                                 <<Io non volere… Io amare lei…>>.                                                                                                                          Un altro sparo si levò nell’aria. Hans in un ultimo gesto di coraggio si era sparato in testa. Tony mi diede subito aiuto ma io chiusi gli occhi e non ricordo quello che avvenne dopo. Mi risvegliai qualche giorno dopo in canonica con accanto mia madre e Tony, che aveva vegliato su di me giorno e notte.                                                                                                                                                              <<My little girl… Ti sei svegliata… I’m happy…>>.                                                                                                Ero stata operata da Don Ninuzzo, il medico condotto del paese e avevo dormito per quattro giorni. Nel frattempo gli americani erano arrivati in paese e i tedeschi erano scappati via. Mia madre aveva raccontato tutto a Tony e lui mi era grato di avergli salvato la vita per la seconda volta. I giorni successivi furono i più belli della mia vita. Li passai insieme a Tony che mi raccontò della sua vita: era un italoamericano di New York e studiava medicina. Era intelligente e dolcissimo. Ci confrontavamo sui più disparati argomenti. Ogni tanto, timidamente, mi accarezzava il volto e mi stringeva la mano. Una sera però lo vidi triste.                                                                                                 <<Cosa c’è?>>.                                                                                                                                           <<Domani parto… E’ arrivato il tempo di andare…>>.                                                                                               Io scoppiai in lacrime. Mi ero innamorata. Lo amavo.                                                                               <<Tracy sei bella e coraggiosa. Troverai un uomo che si innamorerà e ti sposerà>>.                                          <<Ma io voglio te…Sono tua…Prendimi adesso…>>.                                                                                                           Tony dolcemente mi accarezzò il viso e mi diede un bacio sulla fronte: <<I will not forget you my girl…>>.                                                                   Fu l’ultima volta che lo vidi. Il giorno dopo gli americani lasciarono Biscari e quello che successe dopo è storia. Io non rividi più Tony nè ebbi più sue notizie. Fu il mio primo grande amore. Da allora sono passati settantasei anni. Di Tony mi è rimasto solo il ricordo. Di una cosa sono sicura: che io, la ragazza di Biscari, dal suo cuore non sono mai stata dimenticata.

 

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