Acate. L’inesorabile scorre del tempo negli scatti fotografici di Laura Raffo.

Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 28 settembre 2016.- Ha riscosso notevoli consensi di critica e di pubblico la mostra fotografica, “Lentamente scorre”, della giovane fotografa acatese, Laura Raffo, tenutasi recentemente nei locali del piano nobiliare del Castello dei Principi di Biscari ad Acate ed inaugurata alla presenza dei consulenti del sindaco, Giuseppe Stornello, delegato alle Politiche Ambientali ed ai Beni Culturali e Salvatore Stornello, titolare della delega alla Cultura ed alla Pubblica Istruzione. Laura Raffo, ventisette anni, ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Catania e la specializzazione in Graphic Design all’Accademia di Belle Arti di Catania. Oltre alla passione per la progettazione grafica ha sviluppato, nel corso degli studi, particolare interesse per la fotografia e la comunicazione visiva nella sua interezza, lasciandosi affascinare dalla possibilità di trasmettere emozioni e di comunicare tramite le immagini. Il progetto fotografico presentato al Castello di Acate, ha avuto come tema conduttore, l’inesorabile scorrere del tempo, “quel tempo- ha tenuto ad evidenziare la giovane artista- il quale corrode tutto ciò che tocca, come la natura che si impossessa di ciò che l’uomo abbandona o trascura, come le intemperie che corrodono il metallo dandogli nuova forma, nuovi colori. Il tempo logora, deteriora, trasforma. Il suo scorrere è inevitabile e per sua natura sfugge al controllo dell’uomo lasciando dei segni indelebili sulle cose e sulle persone, finanche la morte. Ma la morte è anch’essa un segnale di vita. Allora se da un lato tutto ci appare più cupo e triste e il tempo che passa e distrugge ci spaventa; dall’altro una grata di metallo arrugginita e una macchina d’epoca abbandonata e malridotta ci trasmettono qualcosa di più, ci raccontano una storia, un passato, una vita”. “Il passare del tempo e gli effetti che provoca- continua Laura Raffo- conferiscono un’aurea di fascino, a mio avviso, agli oggetti apparentemente “solo” vecchi e rovinati. Questi oggetti sono in grado di comunicare emozioni, di evocare sensazioni profonde e ci fanno riflettere sul l’importanza del tempo. Non sono semplici oggetti in rovina, ma affascinanti testimonianze di ciò che è stato e prove della forza incontrastata della natura”. “Riflettere sullo scorrere del tempo- conclude la giovane fotografa- significa allora riflettere sul senso delle cose, sul senso della vita, su quanto l’essere umano sia veramente impotente nei confronti del divenire. Comincia così la mia ricerca dei “segnali di tempo”. E’ la riscoperta del “brutto” che, visto con altri occhi, gli occhi della consapevolezza, diventa “bello”. Il bello di una porta misteriosa circondata da rami e radici, il bello di una vecchia barchetta ormai abbandonata al largo di un porticciolo. Chissà quanti pesci e curiosi pescatori avrà incontrato nel suo percorso quella barchetta e quanti segreti avrà custodito quella piccola porta verde nascosta dai rami. Il mio intento è stato quello di catturare il fascino e la storia di oggetti comuni ma con alle spalle una vita vissuta chissà da chi è chissà quando”. Parole di elogio e di ammirazione nei confronti di Laura Raffo, sono state espresse, in modo particolare, dal consulente del sindaco per i Beni Culturali, Giuseppe Stornello, nella veste non solo di amministratore ma, soprattutto, di artista in quanto anch’egli, nonostante la giovane età, è già da anni un affermato pittore con alle spalle numerose mostre. “Gli oggetti consumati e logorati di Laura Raffo- ha sottolineato Stornello- vengono presi in considerazione non solo attraverso il semplice scatto fotografico, ma anche dalla volontà di sperimento dove lo sguardo fotografico diventa ancora una volta cattivo sguardo. L’artista, così, si lascia cogliere da una qualsiasi suggestione, per comunicare il segno d’emozione di ogni oggetto che il tempo trasforma continuamente”. “Tutta la sua ricerca fotografica- conclude il Maestro d’Arte- mette in luce la potenza del divenire che consuma ogni cosa, compresa la pelle umana. La natura, nella sua conclusione artistica, non è un modello da imitare bensì la testimonianza di un intero mondo empirico. L’artista ci restituisce definitivamente uno sguardo più lontano che oltrepassa le apparenze della visione per giungere dove la natura si contorce, esagera e lascia lacune”.

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