Acate. Nota del sindaco Francesco Raffo su Antonino Di Vita. Riceviamo e pubblichiamo.

Redazione Due, Acate (Rg) 16 aprile 2016.- In occasione dell’Inaugurazione della Sede degli Psicologi e del “Primum Symposium di Psicologia della Magna Grecia”, che si terranno sabato 23 aprile 2016, alle ore 19.00, presso il nostro Castello dei Principi di Biscari, al fine di stimolare una riflessione sul valore della cultura e dell’arte, ripubblico la  mia nota su Antonino Di Vita.

Il Castello di Acate e il chiodo di Cesare

Alcuni giorni  fa, quasi per caso ma con piacevole sorpresa,   mi sono imbattuto sulle pagine di un quotidiano nel Prof. Antonino Di Vita, archeologo di fama mondiale, morto tre anni fa e nostro vicino di casa, cioè chiaramontano. Accademico dei Lincei e Direttore della Scuola archeologica italiana ad Atene, amava esternare la sua amarezza sulla gestione del patrimonio ambientale e culturale italiano e siciliano con un aneddoto, mirabilmente efficace, per esprimere in estrema sintesi il nostro provincialismo politico e culturale, causa prima di una drammatica insularità  socio-economica. Il professore, per perfezionare i suoi studi, nel 1947 si trasferisce a Londra e, durante una passeggiata in Hyde Park, nota una “lunghissima, silenziosa e ordinata fila” di londinesi. Il giovane studioso si incuriosisce e decide di approfondire: gli Inglesi, incolonnati, allineati e coperti, passano davanti e ammirano una “cassettina di legno” che contiene un chiodo arrugginito del “ponte di legno d’età romana che attraversava il fiume Tamigi”. Dopo qualche anno, il grande archeologo si trasferisce nell’isola di Creta per dirigere gli scavi archeologici presso l’antica città di Gortina. Nei primi tempi trova ospitalità presso la casa di un pastore. Ebbene, una sera, durante una tempesta, la moglie del pastore mette delle grosse pietre a ridosso della porta per evitare il peggio. L’occhio esperto dell’Accademico nota che si tratta di tre teste marmoree del quarto secolo A. C., “degne di stare nelle vetrine dei più importanti musei archeologici d’Europa”. Il messaggio del grande Chiaramontano, velato da una certa malinconia ed espresso con mirabile eloquenza nei due aneddoti, è estremamente chiaro: gli Inglesi stanno pazienti in fila per ammirare un chiodo arrugginito dell’Età romana, invece la moglie del pastore di Creta utilizza tre capolavori  dell’età ellenistica per chiudere la porta di casa. Ho parlato l’altro giorno di questa mia “scoperta” con due esperti d’arte, docenti universitari, richiamati dall’eco positiva delle mostre fotografiche del maestro Tony Barbagallo e di altri autori,  esposte nel Castello durante il periodo natalizio. Convenivano che oggi il Prof. Di Vita ci ricorderebbe “la fortuna d’aver ereditato, in quell’ampia area mediterranea e della Magna Grecia in particolare, un enorme patrimonio archeologico e culturale per il tramite del quale le popolazioni del Sud Europa potrebbero realizzare una sana e fiorente economia basata sul turismo”. Forse anche l’illustre Archeologo, nostro “vicino di casa”, sarebbe rimasto piacevolmente colpito  dalla bellezza delle mostre fotografiche  e dalla maestosità del nostro Castello. Noi vogliamo crederlo, anche perché abbiamo sempre pensato, forse per una certa ingenuità intellettuale, che il Castello dei Principi di Biscari è qualcosa di più che un Castello. E, forti di questo convincimento,  non permetteremo  che ritorni “un canile” o solo la sede di occasionali esposizioni di vini o di sedute consiliari: alla faccia di chi ama la carta bollata o di coloro che preferirebbero imitare “la moglie del pastore cretese”. Noi preferiamo gli inglesi, in fila per il chiodo, arrugginito, di Cesare. E chissà che il “chiodo arrugginito acatese” non diventi la bandiera del cambiamento e l’incipit di nuove e virtuose    strategie amministrative, che ci consentano di tirarci fuori dalle sabbie mobili dei debiti e di alleviare la crisi economica e sociale di Acate. In un momento molto difficile per la nostra comunità, di forte disagio sociale, di preoccupante aumento della  disoccupazione e di affannosa richiesta di “pane”, forse non risolveremo molti problemi ma, sicuramente, regaleremo un sorriso ad Antonino Di Vita  e ad alcuni nostri concittadini.

Franco Raffo,

Sindaco di Acate

 

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