Acate. “Poi il nulla”. Di Antonio Cammarana.

Antonio Cammarana, Acate (Rg), 13 febbraio 2016.- Dopo essersi seduto sul marciapiede, “Umano, troppo umano” volse gli occhi da sinistra a destra e da destra a sinistra, fissando, poi, davanti a sé, lo spazio grande e vuoto, come grande e vuota era la sua mente, ora; reclinò il capo e con le braccia avvinse le gambe, apparendo la spettrale ombra di un corpo preda del soporoso torpore che conduce al nulla; fece, infine, delle ginocchia un naturale guanciale. “ Umano, troppo umano” era entrato dentro un cerchio, che si faceva sempre più piccolo e che si riduceva alla circonferenza delle sue braccia che stringevano le gambe e che, assieme alle ginocchia, del suo capo erano duro origliere. Quanto diverso dal soffice guanciale sopra cui aveva poggiato la testa nell’attesa che il sonno lo rapisse, in qualsiasi momento del giorno, dopo le lunghe ricognizioni notturne alle sorgenti del pensiero, che gli avevano fatto annunciare, nelle vesti di Zaratustra, l’aurora di un nuovo mondo e di una nuova umanità! Alla frontiera della coscienza “Umano, troppo umano” visse profondamente razionalità e irrazionalità, delirio e frenesia, inquietudine smarrimento e angoscia. Alla frontiera della vita rinnovò coraggiosamente il Crimine di Prometeo, rubando il fuoco che rischiarò una strada che ancora si percorre, ma che alla fine bruciò il suo eroico gesto. Lui, il folle genio, profeta dell’Ubermensch (l’Oltreuomo), che il nazionalsocialismo germanico, con l’attiva complicità della sorella Elizabeth, che operò arbitrari interventi nell’ultima opera, “la volontà di potenza”, interpretò e fece suo come il Superuomo, ponendolo a fondamento della dottrina della super razza biologica. Lui, il folle spirito libero, profeta della fedeltà alla terra e alla vita, che considerò l’uomo simile all’albero che più si eleva verso l’alto e verso la luce, più le sue radici penetrano nella terra che gli dà la vita: fedeltà alla terra e alla vita che aveva voluto essere, sullo scorcio del ventesimo secolo, reazione dialettica dell’intelligenza che invitava l’uomo a liberarsi dall’asservimento alla Scienza, alla Storia, alla Religione, alla Morale, alla Verità. Ma ora che un massiccio barroccio si ferma davanti a lui ancora seduto sul marciapiede, ora che il cavallo piega le ginocchia per il venire meno della vigorìa fisica, ora che il padrone lo tempesta di nerbate per farlo rialzare, ora che disperati zoccoli stridono e si scheggiano sulle dure lastre di pietra della strada, “Umano, troppo umano” si leva all’improvviso dal marciapiede e le sue braccia stringono il collo dell’animale fiaccato dalla fatica e picchiato a sangue dal montanaro. Una stretta assurda per il padrone e per i passanti, ma commovente e vera per “Umano, troppo umano” quanto basta per recidere ciò che rimane di quel filo che lega la sua ragione allo spazio e al tempo, agli uomini e alle cose. Poi il nulla. Eterno. Ma io le vidi, mentre lo portavano via, le lacrime dell’animale morente per l’ “Umano, troppo umano” soccorritore e, nella memoria prima e nella carta poi, quel soffio di commozione inconsueta della bestia per il pietoso soccorritore, fissai. Io, l’Ospite Inquietante. Tra tutti gli ospiti della terra quello ritenuto il più inquietante, che non serve mettere alla porta, perché, già da tempo e in modo invisibile, mi aggiro per le case e all’interno di esse. Io, il Nichilismo. Crepuscolo filosofico del mattino, che comincia a conoscere la sua espansione epocale, ora che i Valori Supremi ( tutti i Valori Supremi) perdono rilevanza. Quanto a “Umano, troppo umano” debbo dire ancora che morì a Weimar, il 25 agosto del 1900, avendo alternato cicli di intensa febbrile scrittura a violente cefalee e a conati di vomito; e che nacque a Roken, nell’Anhalt-Sassonia, il 15 ottobre del 1844, nome Friedrich Wilhelm, da Franziska Oelher e da Karl Ludwig Nietzsche.

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