Acate. “Il Principe Nefasto e l’arte del massacro elettorale”, di Giuseppe Stornello. Riceviamo e pubblichiamo.

Redazione Due, Acate (Rg), 3 marzo 2018.- “Niuno scrisse in Italia mai né con più forza, né con più evidenza, né con più brevità del Machiavelli. Il significato d’ogni suo vocabolo par che partecipi della profondità della sua mente, e le sue frasi hanno la connessione rapida, splendida, stringente della sua logica” (Ugo Foscolo). Il Principe di Machiavelli è il volume che con cui si può dire nasca, il teatro italiano d’autore, e quel gioiello della novellistica cinquecentesca con una visione amara e chiaroveggente degli uomini, che nelle opere storiche e politiche, come dato di fondo, non hanno una competenza in materia diretta, ma sono capaci di un giudizio morale acutissimo. Gli scritti che compongono questo volume rappresentano le diverse sfaccettature di una personalità quant’altre presente nella cultura viva del nostro tempo.  Per conservare e potenziare lo Stato, viene mirabilmente e speculativamente attribuita a Machiavelli la massima “il fine giustifica i mezzi”, secondo la quale qualsiasi azione del Principe sarebbe giustificata, anche se in contrasto con le leggi della morale. Tale fine potrebbe, forzandone l’interpretazione, essere tradotto in questo passaggio: “… e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine . Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati”. Pur non essendo chiarissimo, il punto è che nel testo del Principe la frase è riferita espressamente ad azioni legate alla ragion di Stato, dunque rapportarla a qualunque fine, il più onesto ma anche il più immondo, è una deformazione piuttosto grossolana e fuorviante.  Machiavelli in un altro passaggio, sempre in riferimento al Principe, spiega che cosa sia la pazzia contraddicendo quello che ha detto sopra: “perché un principe che può fare quello che vuole è un pazzo; un popolo che può fare ciò che vuole non è savio”. Perciò è pazzo colui che crede di poter dire e di poter fare quello che vuole. In altre parole è pazzo colui che pensa realmente che il fine giustifichi i mezzi. In Machiavelli, la salvezza dello Stato è necessaria e deve venire prima delle personali convinzioni etiche del Principe, poiché egli non è il padrone, bensì il servitore dello Stato. Il metodo di indagine utilizzato da Machiavelli ha un carattere scientifico in quanto si serve del metodo induttivo e di quello deduttivo. Il primo metodo parte dall’osservazione di un’esperienza precisa per risalire alle norme generali che hanno sempre regolato l’agire dell’uomo politico; il secondo metodo parte da tesi sicure e utilizza fatti o esempi storici a sostegno delle sue tesi. Attuando questo metodo oggigiorno ci si rende conto che in Italia il principe è nefasto, si sente così l’esigenza di correggere in modo ufficiale l’arte del massacro elettorale. Le elezioni sono un’occasione unica di democrazia. E questo si applica in Sicilia, terra a cui mi sento molto legato per le mie origini. Quando gli italiani si recheranno alle urne ed esprimeranno il loro voto, qualunque sarà l’esito elettorale, spero che avremo un governo che assicurerà alla Sicilia un ruolo centrale nella definizione del futuro italiano. La sintesi politica a cui auspico per la Sicilia è questa: lavorare bene sul nostro futuro lavorativo, culturale, istituzionale, etico, tradizionale,  ambientale, sanitario, agricolo, commerciale, industriale, ferroviario e turistico. Ma dal prossimo anno se non cambia nulla, è ora che lo spirito di questo popolo inizia fare qualcosa.

Giuseppe Stornello

In copertina: George Tooker, Government Bureau, 1956

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