Acate. Questa sera al Circolo di Conversazione presentazione dell’Associazione Giuseppe Stornello.

Redazione Due, Acate (Rg), 5 maggio 2017.- Ancora un appuntamento di prestigio nello storico “Circolo di Conversazione” di Piazza Libertà. Questa sera, infatti, alle ore 18,00 verrà presentata la neo, “Associazione Culturale Giuseppe Stornello”. Una Sssociazione di recente costituzione che porta appunto il nome del giovanissimo artista actese già noto alle cronache culturali locali e nazionali per le sue mostre ed esposizioni di arte contemporanea. Ma Giuseppe Stornello, che attualmente studia a Milano, non si occupa solo di arte, ama, infatti, anche esternare con significativi e complessi scritti il suo pensiero filosofico. A tal proposito pubblichiamo di seguito una sua recente riflessione su “L’enigma della Sicilia- Testimonianze per una mimesi”.

“Questo è un momento per la Sicilia drammatico e confuso: appunto questo scritto vuole essere, contro la confusione, una chiara riflessione sulla Sicilia, per non parlare di un Italia oramai così poco compatta, slogata e sinuosa dovuta non solo alla sua catastrofica condizione economica, politica, sociale, culturale, identitaria, ma anche per la millenaria e composita storia.                                                                                         Tuttavia, la Sicilia, questa regione-nazione quanto altre mai, vivrà intatta e spero continuerà nei secoli postumi, con qualla condizione di orgogliosa separatezza insulare, che la fa risultare fuori da ogni schema unitario, senza voler scoraggiare ogni tentativo di ambizione o d’indagine.                  In tanti, nel corso dei secoli si sono proposti di cogliere le qualità oscure di questa terra di profondo enigma ancestrale. Molti hanno ceduto alla tentazione di decifrare le linee occulte che tracciano un’identità tanto evasiva, che mai nessuna, ha forse sollecitato tanta smania e curiosità investigativa. Taluni dicono che la Sicilia corrisponde a un variegato composto di razze e costumi, mischiato, cangiante come il più ibrido dei continenti.                                                                                                         Certo, per chi è nato come me in questo ombelico del mondo, subentra presto quella sofferenza di sentire un eccesso d’identità, di non saper districare fra mille curve e intrecci il filo della propria origine, per non parlare dell’altro del destino.                                                                           “Capire la Sicilia dunque”, scrive Bufalino, “per un Siciliano significa capire se stesso, assolversi, o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l’oscillazione tra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amore di clausura, secondo che ci tenti l’espatrio o ci lusinghi l’intimità della tana, la seduzione di vivere come un vizio solitario. L’insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi. Diversi dall’invasore…, diversi dall’amico che viene a trovarci ma parla una lingua nemica; diversi dagli altri, e diversi anche noi, l’uno dall’altro, e ciascuno da se stesso. Ogni Siciliano è, di fatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l’isola tutta è una mischia di lutto e luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte. Altrove la morte può forse giustificarsi come l’esito naturale d’ogni processo biologico, qui appare uno scandalo, un’invidia degli dei”.               Solo a partire da questo passaggio, da questa definizione chiara, da questo “ritratto” designato da Bufalino, noi altri, possiamo finalmente interrogarci sulle contraddizioni di questa terra in cui confluiscono e si contrastano ingegno e stupidità, malizia e semplicità, miseria e opulenza, luce e morte e via via elencando le altre coppie di contrari. Da questo contrasto non può che nascere il pessimismo della ragione, al quale quasi sempre si accompagna un pessimismo della volontà. Dunque, come smentire Pirandello quando scrive, “I siciliani, quasi tutti, hanno un’istintiva paura della vita, per cui si chiudono in sé, appartati, contenti del poco, purché dia loro sicurezza. Avvertono con diffidenza il contrasto tra il loro animo chiuso e la natura intorno aperta, chiara di sole […].                           E, anche questo passaggio, lo trovo qualcosa di più vasto che una drammatica articolazione: con tutte le altre cose che ne restano fuori o lo contraddicono. Intanto, c’è da dire, che proprio da questa dualità pirandelliana trapela quella natura dischiusa del siciliano, uomo diffidente,  in sè chiuso, ma capace di porsi le più complesse motivazioni per farlo; forse, questa resistenza, è dovuta all’effetto del mare, che lo porta sempre nelle sue spiagge, confortandolo, isolandolo, tagliandolo fuori dal mondo. Quelle stesse spiagge che hanno ospitato i cavalieri barbari, i Normanni, i Militi, i Lombardi, i Piemontesi, gli Austriaci per non proseguire ad enumerarne altri.                                                                                             Il risultato dii tutto questo è un’enfatica solitudine, da cui non si riesce a fuggire. É da questa dimensione solitaria che scaturisce un uomo dotato di un’energia eccezionale, ma arrivato nel momento dell’intenzione, salta fuori la sua grande difficoltà. La difficoltà: non si poteva dir meglio, è la parola che attraversa l’intero saggio di Lawrence. Sicché alla domanda “Come si può essere siciliano?” un siciliano non poteva che rispondere: “Con difficoltà”. Questa difficoltà che abbiamo nominato è la stessa che i grandi poeti, scrittori  e artisti hanno dispiegato nelle loro opere.                   Ma è questa difficoltà dolorosa e gioiosa, vittima di un miscuglio d’infamia, a determinare in un siciliano quella paura dell’azione, quella volontà intrinseca del “non-fare”, come quando, si presenta alle porte il momento dell’intenzione, ma improvvisamente tutto si svilisce e si attenua, a cominciare dallo sgomento.

Giuseppe Stornello

Print Friendly, PDF & Email