Acate.Riaperto al pubblico il Museo, Titta Di Modica: “Dalla filosofia alla follia”. Nota dell’amministrazione comunale.

Redazione Due, Acate (Rg), 22 dicembre 2016.- Nuova sistemazione per le opere inedite dell’artista-filosofo, Titta Di Modica. Grazie all’impegno di un altro artista, il Delegato Comunale ai Beni Culturali, Giuseppe Stornello, gli acquerelli di Titta sono stati ricollocati, sfruttando ampi spazi e giochi di luce naturali, in alcune stanze del Castello dei Principi di Biscari e possono essere nuovamente ammirati dai visitatori in una Mostra permanente. Le opere dell’inedito artista, deceduto all’età di ottanta anni dopo una vita travagliata, vissuta in completa solitudine, furono recuperate per la prima volta, anni addietro, dal prof. Emanuele Ferrera. Si tratta di circa cinquanta cartoni, riciclati da scatoloni, colorati con acquerelli, ed alcuni cartoncini e semplici fogli di varie dimensioni. “Quest’uomo- ha tenuto ad evidenziare l’artista Giuseppe Stornello curatore della nuova collocazione- ha trascorso quasi tutta la sua vita a stretto contatto con la filosofia e l’influsso che ne è derivato gli è stato decisivo. La sua natura era identica a quella del Filosofo, ma egli tendeva istintivamente alla follia eroica propria del pittore”. “Disegnava incessantemente volti di donne e Madonne- continua Stornello- e in questo tipo di esistenza subordinata da un alta forma di spiritualità, la pittura sembra un’aspirazione violenta. Penso che la sua pittura, come si può notare nelle sue opere, sia il culmine del suo misticismo che rappresenta per noi anche il culmine del suo pensiero filosofico. Solo con la pittura egli riuscì a sentire e pensare in modo completamente suo, e attraverso l’isolamento riuscì a trovare nella plasticità della forma, a tratti dionisicamente deformata, un atteggiamento del tutto originale, con una poetica che sarà propria dell’esperienza mistica”. “Probabilmente la pittura- conclude il Delegato ai Beni Culturali- è stata per lui l’unica cosa che lo ha salvato dallo sconforto e dalla poca ammirazione dei conterranei. Percepisco nelle sue opere la solitudine. Questi volti stanchi, dai grandi occhi, sembrano, infatti, per lui la sola via che lo possa portare, se non alla felicità, alla conoscenza più alta. È attraverso questa conoscenza, a mio parere mistica, che Di Modica giunge veramente, seguendo il suo impulso dionisiaco, a quelle forme che rivelano l’inconfondibile processo verso la verità”.

L’Amministrazione Comunale

 

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