Acate. “San Biagio compie un miracolo”, tela di Giuseppe Mazzone.

Salvatore Cultraro. Acate (Rg, 12 ottobre 2019.- Come da antica tradizione, la seconda domenica di ottobre, Acate festeggia il suo Patrono, ovvero, San Biagio. La devozione verso questo santo Vescovo è molto sentita nella cittadina iblea e la sera della domenica il fercolo con la statua del Santo viene portato in solenne processione per le principali vie del paese. Opere d’arte di prestigio Acate, purtroppo ne conserva ben poche, una di queste è proprio una splendida tela, di cm. 170 X 230 situata sull’altare Maggiore della Chiesa Madre, dal titolo, “San Biagio compie un miracolo”, realizzata nel giugno del 1870 dal noto pittore della vicina città di Vittoria, Giuseppe Mazzone. Uno splendido dipinto ad olio, ordinato per devozione dall’ex Carmelitano Scalzo, Padre Cirillo Gugliotta. Il quadro raffigura San Biagio nell’atto di togliere una spina dalla gola di un bambino. Uno dei tanti miracoli attribuiti al Santo, comunemente conosciuto come, protettore della gola. San Biagio nacque a Sebasta in Africa nel 270 d. C., fu Vescovo e subì le persecuzioni sotto l’imperatore Diocleziano ad opera del Prefetto, Agricola. Il miracolo raffigurato sembra che avvenga in un angolo di sacrestia, in parte un po elevata, si intravede, infatti, un gradino coperto da un tappeto. “Su un seggio- si legge nella descrizione di Giovanna Garretto Sidoti, presente nel volumetto, “Vittoria- Le arti figurative e il pittore G. Mazzone”, edito dal Museo Polivalente A. Zarino- siede di fianco, il Vescovo in paramenti pomposi, chino verso un bimbo in piedi. Una mano del Vescovo tocca delicatamente la gola del bambino, dietro al quale stanno due donne in ginocchio. La prima, forse la madre, ha un atteggiamento pensieroso, quasi ansioso, l’altra invece sembra che esprima solo curiosità. Vicino al Vescovo, un Diacono, imponente nelle sue vesti sacre, a chiari colori, tiene il pastorale mentre la mitra è posata su un tavolo. In alto sopra al cornicione, sul tetto concavo, una Madonna stilizzata con le mani incrociate sul petto, in un campo di ornati. Nell’angolo sinistro, due teste di angeli, con le ali verdi in una nuvola resa benissimo da grigi e avanti sfumati, rappresentano idealmente la presenza dello Spirito Santo e l’adesione dell’Altissimo al miracolo”. “Pare che il pittore- si legge ancora nell’opera citata- voglia riaffacciarsi alla tradizione romantica, avida di effetti teatrali. Le due donne sarebbero la moglie e la sorella e il figlio di un tale Scordia da Vittoria. Nella composizione predomina il colore scarlatto, che contribuisce molto al fasto dei paramenti, il quale viene in parte smorzato, dalle delicatezze degli sfumati grigi del fondo e del bianco della veste del bimbo”. Purtroppo sono poche le notizie sul noto pittore vittoriese, morto nel 1876 e che le fonti ricordano operativo non solo in Sicilia ma anche a Firenze. Nel capoluogo toscano, infatti, espose nel 1866, “Un tributo di una lacrima”; nel 1867, “Amore e costanza”. Di lui si conoscono ritratti e opere di soggetto sacro, quasi tutte eseguite per la committenza ecclesiastica della sua regione, ed in particolare della città di Vittoria, che custodisce molte delle sue opere presso la Basilica di San Giovanni. Mazzone nacque con la passione della pittura e fu sicuramente un fanciullo prodigio tanto che, all’età di soli 12 anni, fu condotto a Noto per dare dimostrazione delle sue qualità artistiche in presenza del governatore della Sicilia.Durante una sola seduta eseguì il ritratto dell’alto funzionario e questi ne rimase talmente soddisfatto che gli attribuì una sussidio per tre anni allo scopo di frequentare, a Palermo, studi di pittura. Il diploma dell’Università, in possesso dei familiari, porta le autorevoli firme di Salvatore Lo Forte per la pittura, di Nunzio Morello per la scultura e di Giambattista Filippo Basile per l’architettura.(La foto del quadro di San Biagio è della professoressa Maria Giovanna Baglieri).

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