Acate. “Un Mezzogiorno di rovesciamento e la sparizione della politica”, di Giuseppe Stornello.

Redazione Due, Acate (Rg), 19 marzo 2018.-Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.

ANTONIO GRAMSCI, Alcuni temi sulla questione meridionale

 

E senza dubbio il nostro tempo… preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere… Ciò che per esso è sacro, non è che l’illusione, ma ciò che è profano è la verità. O meglio, il sacro si ingrandisce ai suoi occhi nella misura in cui al decrescere della verità corrisponde il crescere dell’illusione, in modo tale che il colmo dell’illusione è anche il colmo del sacro.

LUDWIG FEUERBACH, Prefazione alla seconda edizione de L’assenza del Cristianesimo

 

Esiste una parte d’Italia dove quello che accade si riesce a leggere con maggiore chiarezza. È il Sud Italia, un tempo considerato luogo sicuro e protetto in cui << si dorme con le porte aperte >>: era questa una delle più sinistre massime del regime, che teneva a sottolineare, in massima libertà, il proprio culto dell’ordine e della sicurezza. Ma, detto da Leonardo Sciascia, rimane una terra << irredimibile >>, massima che assume subito altri significati. Qui aperte sicuramente restavano le porte dell’amarezza. E, controparte dell’amarezza, qui regnava una vischiosità di potere e di rapporti occulti che percorrevano geometrie illeggibili.

Un luogo in cui esisteva un forte consenso retto da ras locali, capaci, per lunghi anni, di portare valanghe di voti anche oltre i confini del proprio territorio. È chiaro che il popolo meridionale, ormai, pensa che i partiti sono solo centri di potere formati da corruzione, malcostume e conflitti di interessi. Naturalmente non concordo con questo modo di generalizzare; i partiti, s’intende di destra e di sinistra, sono composti da persone e ciascuno corrisponde del proprio impegno, del proprio merito e della propria onestà. Ma qui non si tratta di ciò che penso io, quanto piuttosto del sentimento collettivo che provano tanti siciliani ormai sconfortati di fronte all’ineguatezza dei partiti “tradizionali”.
Molti, non c’è da meravigliarsi, diranno che il Pd di Matteo Renzi è in fase di rottamazione: abbandonando il Sud Italia che rappresenta una porzione di Paese molto importante, che per anni ha sofferto e oggi non crede più a niente, e pretende un radicale cambiamento.

Analizzando questo cambiamento, vedendo la netta separazione dell’elettorato, il voto del Sud Italia ha cambiato la sua direzione, in passato ancorato a Forza Italia di Silvio Berlusconi in modo semplice e senza retorica.

<< Caro, buon amico, i lupi hanno sempre mangiato le pecore; questa volta saranno le pecore a mangiare i lupi? >>. Questa frase si che si trova nella lettera che Madame Jullien scrisse al proprio figlio durante la Rivoluzione Francese, contiene, in una formula concisa, l’essenza del rovesciamento. Le rivoluzioni sono i periodi essenziali del rovesciamento.

Il voto al M5S e alla Lega non sono solo una forma di rivoluzione, ma è un voto di rovesciamento che, tra le altre cose, avrebbe il merito di arrestare e rovesciare il sistema senza ben sapere a cosa si andrà incontro.

Un elettoraro coeso nel dare consenso a due partiti che sono lo specchio dei suoi elettori. Si tratta di un voto identitario, in cui ogni elettore si identifica in ciò che vota, o almeno in quello che conosce. Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono due specchi in cui ogni singolo elettore crede di rispecchiarsi senza nessuna differenza.

Questa identificazione, oggi, è pressoché totale in queste due forze politiche. I meridionali nauseati degli ultimi anni di politiche vogliono che il loro voto cambierà, in modo radicale e senza compromessi, lo stile della propria vita; ma se si continuerà a delocalizzare il lavoro, se il lavoro resterà una speranza frustrante, se i giovani saranno costretti ad andare altrove, se non si aumenteranno i salari, se non ci sarà maggiore sicurezza e difesa, se non ci saranno soccorsi immediati e una buona sanità, se non si costruiranno nuove strade e infrastrutture, se le periferie rimarranno deturpate e se il Sud Italia sarà abbandonato nuovamente a se stesso, allora penso che questo popolo sarà più che mai insofferente ad ogni partito politico, fino a prova contraria.

Questa volta il Sud Italia ha dato una risposta forte e determinata, abbiamo assistito ad una vera e propria mutazione antropologica del Mezzogiorno dove, a trattenere accesa la scena, da mesi, è stata la rete, si tratta di una trasformazione feuletton anti sistema e antiélite, oltrepassando i confini dei mezzi classici della comunicazione politica, ovvero i giornali popolari.

Un talk show, tra inventismo e interventismo, dove i politici si sono confrontati a colpi di clic, fino all’inaspettato risultato elettorale. Un campo politico non più piantato per terra, ma uno spazio materializzato dove viene sempre meno il contatto con la realtà.

Non si può comprendere la logica e la strategia dei mass media usata dai politici italiani in queste elezioni 2018 senza fare riferimento alle tesi rivoluzionari de Guy Debord. Con il suo libro scritto nel 1967, agli albori dell’era televisiva, ha intuito con agghiacciante lucidità che il mondo reale si sarebbe trasformato in immagini, che lo spettacolo sarebbe diventato “la principale produzione della società attuale”.

Lo spettacolo si presenta contemporaneamente come la so­cietà stessa e come stru­mento d’unificazione. Lo spettacolo è un rapoorto sociale fra persone mediato da immagini.

In quanto parte della società, lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma  è espressamente ciò che concentra ogni sguardo e ogni coscienza. Per il fatto stesso che questo spettacolo è mediato da immagini, esso è il luogo della falsa coscienza e dello sguardo ingannato; e l’unificazione che realizza non è altro che il lin­guaggio ufficiale della separazione generalizzata.

Ai giorni nostri la politica italiana è passata ovunque nella rete. La spettacolarizzazione del mondo è totale. Come abbiamo a che fare con una materializzazione burocratica del sociale, una materializzazione tecnologica del politico, una materializzazione mediatica e pubblicitaria dei partiti, così abbiamo a che fare con una materializzazione totale della politica. È la politica intesa come ufficializzazione di tutto in termini di circolazione e di immagini.
Questo è la cultura, la nostra cultura dominante, l’immensa impresa di simulazione e reprografia di tutte le forme ideologiche che ci circondano. Questa è la più grande minaccia, è ciò che io chiamerei il grado “Xerox della cultura occidentale”.

Giuseppe Stornello

In copertina: Giovanni La Cognata, Periferia di Comiso, 2000

 

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