Antonio Cammarana ci parla del libro “Biscari Fascista”: Intervistato dalla nostra Redazione

Il 30 novembre 2013 e il 18 giugno 2016 lei ha presentato i due volumi di Stefano Pepi “OBIETTIVO BISCARI”e “BISCARI FASCISTA, nei locali dello storico sodalizio, “Società Operaia di Mutuo Soccorso ” di Acate. Entrambi i saggi hanno fornito un grande contributo allo studio storico della seconda guerra mondiale in Sicilia. Lei ha visto bene già da subito. Ci racconti quali motivi lo hanno spinto a presentarli?
Per il primo saggio, Obiettivo Biscari, pubblicato dalla casa editrice Mursia di Milano, che ha riscosso un favore di pubblico e di critica a livello nazionale e internazionale, le rispondo con le parole del Colonnello Giovanni Iacono, che ha curato la prefazione:
Obiettivo Biscari è “una pietra miliare nella ricostruzione storica della battaglia di Sicilia”.
Per il secondo saggio, Biscari Fascista,le rispondo con parole tratte dalla mia prefazione: “ Biscari Fascista si propone di colmare una lacuna: presentarsi come il primo studio di storia di Biscari in camicia nera dalla fine della prima guerra mondiale fino al 1943, anno in cui gli anglo americani invadono la Sicilia”.

BISCARI FASCISTA, un saggio che vanta la prefazione di Antonio Cammarana, filosofo, poeta, , storico di Acate, antica Biscari, un inizio per il saggio in volata.
Dice lo storico George Rudè, citato nell’introduzione a Biscari Fascista:
“Poiché il budino lo si può giudicare mangiandolo”, è evidente che coloro i quali lo hanno mangiato lo hanno trovato buono e ne hanno parlato bene. Nel nostro caso il budino è Biscari Fascista. Il passa parola tra le persone, oltre alla presentazione, ha decretato la fortuna del libro. Come dice lei: “un inizio per il saggio in volata”. Perché di un gran bel libro stiamo parlando.

“2016” BISCARI FASCISTA, un saggio per conoscere la verità sul ventennio ad Acate?
Biscari Fascista è un saggio storico, che fa luce non solo sul periodo storico in cui il fascismo si affermò a Biscari, ma anche sugli anni immediatamente precedenti l’instaurazione del Regime, cioè a partire dalla fine della prima guerra mondiale e del crimine politico di cui fu vittima Vincenzo Ferlante, ardito della prima ora.

cammarana-foto-2Stefano Pepi nella nostra intervista la considera un padre, perché?
Ringrazio Stefano Pepi per le parole che ha avuto ne miei confronti. Considero Stefano Pepi uno studioso serio e capace, che fonda ogni argomento storico che affronta sulla presentazione dei documenti dell’epoca storica che indaga, di modo che avvenimenti e fatti riguardanti sia le istituzioni politiche, sia le azioni ( nobili o meschine) degli uomini preposti al governo della Cosa Pubblica possono emergere con chiarezza ed evidenza.

Come ha conosciuto Domenico Anfora, post prefattore del saggio Biscari Fascista?
Domenico Anfora, primo maresciallo dell’aeronautica, studioso e ricercatore, che, al suo attivo, ha diversi saggi di storia, mi è stato presentato da Stefano Pepi una sera, al ritorno da una missione di pace in Bosnia. Le sue indubbie capacità d’indagatore e organizzatore dei dati storici in suo possesso mi hanno fatto apprezzare le sue qualità nel campo della ricerca.

I suoi racconti di Contrada Casazza nelle passeggiate con Pepi, Anfora e Iacono?
Contrada Casazza, per me è innanzitutto un luogo legato agli anni della mia preadolescenza; in seguito è diventato il luogo di due indagini storiche, la prima che ha per titolo “Quel caseggiato rurale di contrada Casazza, testimone della storia che vedemmo con i nostri occhi”; la seconda “Il tempo è la memoria: mappe e documenti sulla presenza dei tedeschi ad Acate nel 1943”, entrambe legate allo sbarco anglo americano in Sicilia e che ho potuto concretizzare grazie ai suggerimenti di Stefano Pepi, di Domenico Anfora e di Giovanni Iacono. Il contributo dell’ingegnere Fedele Ferlante e del redattore capo di Acateweb, prof. Emanuele Ferrera, hanno fatto il resto, nel senso della concreta sistemazione del lavoro e delle foto sul web.

Dopo la pubblicazione di Biscari Fascista, Stefano Pepi diventa un personaggio scomodo al circolo di Conversazione. Lei è stato testimone di quello che è successo. Ci racconti.
Ricopro un ruolo di responsabilità al Circolo di Conversazione, essendo il segretario all’interno del consiglio d’amministrazione. Lei dice bene, quando mette in evidenza che sono stato “ testimone di quello che è successo” in seguito alla presentazione del saggio storico “ Biscari Fascista”. Delle cose dette e scritte però, io non posso raccontarle niente. Lo storico Benedetto Croce faceva una distinzione precisa tra cronaca e storia. A me interessa la storia, in questa caso Biscari Fascista. La cronaca non è di mia competenza. Come di mia competenza non è quella che il filosofo Martin Heidegger chiama la chiacchiera.

Polemiche ad Acate con qualche nostalgico spingono le vendite così che Pepi deve stampare per la seconda volta il saggio. Pensavano forse che Pepi scrivesse un saggio per esaltare il fascismo?
Stefano Pepi ha svolto, con Biscari fascista, un lavoro di ricerca che tocca diversi punti di quella che è stata la realtà storica del fascismo a Biscari. Le polemiche che ne sono derivate possono avere contribuito alla vendita del libro, ma le ragioni di successo di Biscari Fascista vanno ricercate altrove, principalmente nella qualità del lavoro svolto. Secondo me, Stefano Pepi non avrebbe mai scritto un saggio storico di pura e semplice esaltazione del fascismo perché non sarebbe servito a nessuno, nemmeno allo stesso autore.

cammarana-foto-3Il libro Biscari Fascista, a nostro parere, si proietta politicamente più a destra che a sinistra cosa ne pensa lei? Suo padre era un fascista, come lei stesso scrive nella prefazione, lei lo è?
Biscari Fascista, secondo me, è un lavoro equilibrato, che non pende né dalla parte del fascismo né dalla parte dell’antifascismo. Quanto a mio padre, non ho mai saputo da lui, né da mia madre né dai miei parenti, che fosse stato un fascista. La scoperta di alcune fotografie di famiglia, in cui vedo mio padre con il distintivo del PNF al petto e la grande cameratesca fotografia, scattata davanti al Circolo di Conversazione, nel 1938, in occasione del centenario dello storico sodalizio, in cui sono ritratti in camicia nera tutti i gerarchi di Biscari e i loro tirapiedi, l’essere nell’elenco dei tesserati fascisti che Stefano Pepi ha ricostruito grazie all’aiuto del dott. Ignazio Albani, della maestra Ernesta Ruggeri e del professor Emilio Longo mi hanno convinto dell’adesione di mio padre al Regime. Quanto a me (alla sua domanda: Lei lo è?) le do la seguente risposta: Non sono stato un fascista ( il fascismo è morto nel 1943), sono stato nel M.S.I. di Arturo Michelini, nel M.S.I. e nel M.S.I. Destra nazionale di Giorgio Almirante fino al 1977. Dopo la scissione di Democrazia nazionale, ho fatto parte per me stesso. Ma se fascista mi si volesse chiamare non me ne vergognerei, né mi nasconderei dietro un dito: il mio fascismo è stato arditismo, cameratismo, giovinezza, pensiero scritto, e soprattutto “umanesimo del lavoro”: quell’umanesimo del lavoro , che troviamo enunciato nell’ultima opera di Giovanni Gentile pubblicata postuma, perché assassinato dai comunisti nel 1944, “ Genesi e struttura della società”, capitolo XIII, La società trascendentale, la morte e l’immortalità, uno dei capitoli più leggibili pregnanti di contenuto e commoventi di tutta la produzione filosofica del mondo occidentale.

I libri di Pepi non figurano alla biblioteca Enzo Macanugo di Acate. E’ giusto?
Una mancanza, che si può giustificare soltanto con la carenza di fondi con cui acquistarli. Certamente un saggio come Biscari Fascista non può mancare in una biblioteca comunale come quella di Acate ben fornita di tantissimi testi e frequentata dagli alunni delle scuole.

Siamo a conoscenza dall’ultima intervista di Pepi, che è al lavoro su altri saggi, lo sta collaborando?
Al momento io devo dare ordine ai miei ultimi scritti, che forse mi deciderò a riunire in volume. Porto avanti anche con l’amico giornalista Salvatore Cultraro, i “Quaderni della biblioteca dell’antica Biscari e della valle dell’Acate”, che abbiamo creato assieme e di cui è uscito già il primo quaderno “il lavatoio di contrada canale – luogo d’incontro e simbolo del duro lavoro quotidiano”. Quanto a Stefano Pepi merita non solo collaborazione ma anche suggerimenti critici.

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Caso Quilici, la politica ne fa un affare?
Sul caso Quilici sono in possesso di una documentazione completa, che non depone a favore di coloro che soltanto ad alcuni hanno dato gli inviti, quando Folco Quilici è venuto di proposito ad Acate e non per caso come fu fatta correre voce per incontrare Giuseppe Ciriacono, ultimo sopravvissuto della strage di Piano Stella. Domenico Anfora e Stefano Pepi autori di obiettivo Biscari avevano tutti i titoli per essere doverosamente invitati essendo stati avvisati dalla dottoressa Sala della Casa editrice Mursia di Milano.

Il sindaco Raffo tra Obiettivo Biscari e Biscari fascista? Pepi pur non condividendo la politica del primo cittadino lo ha invitato a entrambe le presentazioni, lei dove si colloca? Oggi Acate è in dissesto.. approva l’operato del Sindaco?
E’ un onore per Stefano Pepi avere invitato in entrambe le manifestazioni il Sindaco Francesco Raffo pur non condividendo la sua politica. Per la seconda domanda dico che dichiarare il dissesto di un comune per un sindaco è una sconfitta agli occhi della cittadinanza.

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