“Diario per mio figlio” è il decimo romanzo (il secondo ambientato a Torino) della giornalista e scrittrice Silvestra Sorbera

Il romanzo è ispirato a una storia vera, quella dell’autrice, e si svolge in una doppia narrazione: una prima e seconda parte che descrivono i protagonisti, una terza e quarta che si manifestano come il diario per un bambino che è stato sognato e amato molto tempo prima del suo arrivo. Il romanzo è difficile da classificare perché comprende un racconto, un diario, un commento molto personale dell’autrice e di suo marito sul tema.
Eleonora e suo marito Riccardo sono i protagonisti della storia, sono sposati e vogliono un figlio. Per chi la giudica il suo è un desiderio egoistico. Per chi comprende il suo desiderio di maternità, è una donna che intraprende un cammino faticoso e doloroso per poter dare la vita.

«Hai mai pensato che il tuo possa essere un desiderio egoistico?»«Mettere al mondo dei figli» rispose Eleonora più determinata «è sempre un desidero egoistico. Non sono loro a scegliere di nascere. Noi non lo abbiamo deciso, lo hanno fatto per noi i nostri genitori. Ci hanno voluto e ci hanno messo al mondo e voi lo avete fatto con le vostre figlie. Io non riesco ad avere figli, ma voi, prima di programmare una gravidanza, prima di sapere di essere fertili, avete mai preso in considerazione l’adozione? Avete mai pensato: quasi quasi adotto invece di restare incinta e partorire con dolore? No, non ci avete pensato neanche un minuto, avete voluto un figlio e lo avete fatto. Perché è una cosa normale, è un normalissimo desiderio egoistico. E io? In fin dei conti ho il vostro stesso desiderio e il vostro stesso diritto di avere il mio egoistico figlio.»

Insieme a suo marito Riccardo e con le amiche, anche quelle virtuali, che la sorreggono in questo percorso, Eleonora comincia un percorso fatto di speranza, di impegno, a volte di dolore e di rabbia, di stupore per le reazioni che la sua scelta d’amore suscita negli altri.

Raccontò alla amiche di aver smesso di fare sesso solo per divertimento; di aver colto negli occhi di Riccardo un velo di tristezza ogni volta che vedeva gli assorbenti in bagno; di aver comprato i test per misurare i livelli di ovulazione, ma niente, sette mesi andati a vuoto: era disperata e ammise per la prima volta la sua paura più grande, che quel figlio non sarebbe mai arrivato.

La fecondazione assistita è un teme molto delicato che spesso viene considerato un tabù, l’autrice e il marito che scrive la postfazione, fanno “outing” e raccontano la loro storia. Con il romanzo dimostrano che fare un figlio, naturale o artificiale, è un percorso di coppia e, la particolarità del romanzo è proprio questo, per la prima volta un romanzo con una doppia narrazione, una palla che rimbalza tra l’uomo e la donna, i loro punti di vista e le sensibilità sul tema, affrontando anche l’opzione adozione e lasciandoci con una domanda: Si può essere felici senza figli?

BIOGRAFIA: Silvestra Sorbera classe 1983, di origine siciliana, risiede a Torino. Giornalista, laureata in Scienze della Comunicazione, autrice de Commissario Livia (La prima indagine), Simone e la rana (favola per bambini dedicata al figlio), La forma dell’acqua. Camilleri tra letteratura e fiction. Ha pubblicato con la casa editrice digitale LazyBOOK il racconto breve Vita da sfollati (che racconta la storia dei suoi nonni), il racconto Sicilia e La guerra di Piera dove il filo storico generazionale lega le storie. A maggio del 2016 pubblica sempre con la LazyBOOK I fiori rubati – La seconda indagine del Commissario Livia, a giugno il romanzo “Sono qui per l’amore” (PortoSeguroEditore) ambientato tra Torino e Borgaro dove si affronta il tema dell’omosessualità femminile e il 9 dicembre (giorno del compleanno del figlio) “Diario per mio figlio” romanzo dedicato ai figli, l’unico in vita e quelli che non ci sono più. Attualmente dirige il magazine online Gocce di spettacolo.

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