I versi del ragusano Basile al Festival del libro di Firenze

RAGUSA – Venerdì 17 febbraio alle ore 17,30 il poeta e scrittore Francesco Basile presenterà la sua silloge poetica “Qualche passo dopo l’anima” (Edizioni Kimerik, 2016) nell’ambito della 1° edizione di Firenze Libro Aperto, festival nazionale della piccola e media editoria che si svolgerà dal 17 al 19 febbraio nel capoluogo toscano nella Fortezza da Basso, Padiglione Spadolini.

L’evento, che si svolgerà all’insegna della più ampia apertura fra le varie anime del mondo editoriale italiano, vedrà la presenza di nomi del calibro di Mauro Corona, Tahar Ben Jelloun, Paolo Crepet, Vinicio Capossela, Dolcenera, Carlo Lucarelli, Andrea De Carlo e altri.

Francesco Basile

Ragusano di nascita ma modicano di adozione, classe 1980, un diploma di recitazione all’Accademia d’arte drammatica Pietro Scharoff di Roma, Basile ha esordito sulla scena letteraria nel 2009 con i versi “Anima”, editi da Kimerik. Con lui ci sarà un altro giovane talento modicano, il violinista Daniele Ricca. Il quale, secondo una collaudata formula che abbina musica, teatro e poesia, farà da sottofondo con le sue melodie alla lettura di alcuni componimenti da parte dello stesso autore-attore. Si ricrea così nella città del Giglio la coppia Basile-Ricca che nel 2009 portò al successo la raccolta di versi “Anima” in un tour che toccò prima varie città siciliane per concludersi poi a Roma.

Anche il nuovo libro “Qualche passo dopo l’anima” ha già ottenuto consensi di pubblico e di critica nel corso delle presentazioni, che si sono tenute in dicembre a Modica, Siracusa, Catania, Palermo e da ultimo a Roma, al teatro Arciliuto, lo scorso 28 gennaio.

“Qualche passo dopo l’anima” comprende 41 componimenti in verso libero, distribuiti in tre sezioni. La prima è dominata da un forte legame con la terra d’origine vissuta come un’aspra e coercitiva realtà ancestrale. Dalla consapevolezza delle ingiustizie, delle contrapposizioni e degli odi, scaturisce il senso del percorso esistenziale dell’autore, che coltiva dentro di sé “i frutti migliori da donare al mondo”. La seconda sezione è incentrata sugli anni romani, gli incontri, gli amori, gli addii, le sensazioni che arricchiscono il suo percorso esistenziale, volto sempre alla ricerca dell’essenzialità interiore. Nella terza, infine, l’autore sembra trovare un approdo sicuro, un punto di snodo per le sue inquietudini esistenziali. I critici, nel recensire l’opera, hanno individuato la sua peculiare cifra stilistica nell’immediatezza, nella fluidità e fruibilità dei versi e nella capacità di prendere per mano il lettore e coinvolgerlo nel suo itinerario poetico.

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