“Il lamento di Giuda” di Antonio Cammarana

Redazione Due, Acate (Rg) 4 marzo 2016.- Il cielo si fa  buio, il vento soffia forte, i tuoni scuotono la terra, i lampi la percorrono come serpi di fuoco, la pioggia flagella i corpi dei mortali presenti alla collina del Teschio.

Uomini e donne – senza eccezione per gli uomini e per le donne, che stanno ai piedi della croce – si coprono gli occhi e il volto, di fronte all’improvvisa manifestazione di dolore e di pianto delle forze della natura.

E’ un momento importante della storia – il momento più importante, forse, della storia dell’umanità – gravido di tormentoso dolore e di mortale sofferenza.

E’ il momento in cui Gesù Cristo, il Figlio di Dio, muore crocifisso.

E io sono considerato il responsabile della sua morte. Io, che ho ritenuto di essere il più fedele dei discepoli, che l’hanno seguito sulla terra. Io, che l’ho considerato la sicura punta di diamante di una vincente rivolta antiromana. Io, Giuda. Giuda Iscariota, figlio di Simone Iscariota, il solo discepolo della Giudea, con “una posizione privilegiata tra gli apostoli come tesoriere del gruppo”. Ma chi crederà me, dal momento che è stata caricata sulle mie spalle l’infamia del tradimento e la sofferenza della Passione del Cristo? Già gli uomini mi guardano con disprezzo, le donne mi lanciano sputi, i ragazzi mi tirano sassi, i miserabili si scostano trascinandosi nei loro cenci, i reietti volgono altrove lo sguardo, le prostitute portano lontano i loro giovani o laidi corpi, i cani mi abbaiano mostrandomi i denti, i topi squittiscono correndo a nascondersi nelle tane. Tutto il mondo umano e animale si allontana inorridito da me. Dal discepolo ritenuto il traditore per eccellenza. E per trenta denari. Dal discepolo, al quale è stata attribuita la cattura notturna nell’orto del Getsemani, sul monte degli ulivi.

Come in un quadro desolato e grottesco, che rappresenti la triste e amara condizione della mia anima, pervasa da un acuto senso di tragicità e dolore, nelle lunghe ore del giorno e della notte, davanti al bivio dell’essere e del nulla, dopo la crocifissione di Gesù, io, Giuda, vivo un momento cruciale della mia vita, trovandomi fermo ad un bivio e dovendo scegliere il percorso ultimo, che debbo compiere: quello del protocollo dell’essere, la difesa del mio vangelo, il vangelo di Giuda, che lascerò all’umanità e che si leggerà come il mio messaggio di verità; o quello del protocollo del nulla: l’albero, la corda e il cappio che si addicono  all’impiccato, abitante immondo del giorno e della notte, cenere d’estate, fango d’inverno, testimonianza perenne del più ignobile dei tradimenti.

Antonio Cammarana

Print Friendly, PDF & Email