Ipotesi sulle due maschere in pietra, poste sul portale Nord del castello dei Principi di Biscari di Acate.

Salvatore Cultraro, Acate (Rg), 6 febbraio 2015.- Sulla chiave di volta dell’arco, del portone d’ingresso del lato Nord del Castello dei Principi di Biscari, l’originario ingresso del 1494 che da sul quartiere San Vincenzo, si può notare un particolare mascherone in pietra raffigurante il volto di un uomo, accigliato e con espressione quasi minacciosa, con una corona in testa. Ma la stranezza non sta in questo mascherone, bensì in una seconda maschera, sempre in pietra, seminascosta e che spesso sfugge all’occhio meno attento del visitatore,  proprio per la sua posizione, posta sotto la prima, all’altezza della chiave di volta del portale. Questa seconda maschera, al contrario della prima, ha una espressione allegra, sembra, infatti, che voglia rappresentare un giullare con il volto sorridente, con delle foglie di acanto al posto dei capelli e con gli occhi a mandorla. Un esempio rarissimo, se non addirittura unico, di due teste sovrapposte, situate sulla chiave di volta di un arco. Quale poteva essere, pertanto, il loro significato? A questa domanda ha cercato di dare una risposta, valida ed accreditata, l’ex parroco di Acate, don Rosario Di Martino. Nel suo volume “Notamento dell’antiqua Patronanza dello Biscare”, don Rosario afferma: “queste maschere sembra che gridino il motto di casa Castello, Allicit et Terret, ovvero, alletta e atterrisce”. “Il motto-continua don Rosario- rivelava quanto la fortezza offriva e cioè, sicurezza a quelli che abitavano nel castello e nel villaggio e quindi tutti potevano stare tranquilli e contenti (allicit); mentre agli estranei, specialmente ai malintenzionati, incuteva terrore (terret) perché era una fortezza ben agguerrita”. Due maschere in pietra, quindi, con due espressioni del volto diverse e contrastanti, poste nel 1494, all’atto della edificazione della fortezza, dal Primo Barone di Biscari, Guglielmo Raimondo Castello, per trasmettere dei messaggi ben precisi. Sempre nell’opera citata, don Rosario ci presenta una descrizione dettagliata delle due maschere in pietra. Riferendosi alla prima, quella minacciosa, così la descrive. “Questa maschera, osservata attentamente, presenta dei particolari interessanti. Anzitutto ha il volto molto accigliato e voleva presentare il volto severo del padrone. Vista frontalmente porta la corona in testa, segno del potere baronale, ha gli occhi incavati e, per i sopraccigli molto accentuati e arcuati, sembra che voglia scrutare tutto e tutti; ha la bocca aperta, quasi a riprendere minacciosamente qualcuno. Si presenta con la barba folta soltanto sul mento e con i baffi molto evidenziati. Se si guarda, però, di profilo, presenta un volto triste”. In ogni caso l’espressione è sempre collegata al, “terret”, del motto di casa Castello, ovvero un monito continuo e minaccioso rivolto a tutti ed in modo particolare ai nemici. Per quanto riguarda la seconda maschera, quella del giullare, don Rosario ipotizza che essa probabilmente volesse indicare, a chi varcava la soglia del castello, una specie di benvenuto, lasciando intendere che sarebbe stato accolto con gioia e che avrebbe potuto trascorrere tra le mura del maniero momenti lieti. A sostegno di questa sua ipotesi, riporta un antico detto siciliano riferito proprio agli ospiti graditi, il quale recita: “ca ù scaluni ra porta arriri”. Il giullare, posto sulla porta d’ingresso del castello, starebbe, quindi, ad indicare che ogni ospite era ben accetto nella casa di don Guglielmo Raimondo Castello. Mascherone1 Mascherone2 Mascherone4 CastPortaleNord

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