Jean Dubuffet e l’arte informale

Salvatore Stornello,  Acate (Rg). Jean Dubuffet nacque a Le Havre il 31 luglio 1901 e morì a Parigi il 12 maggio 1985. Pittore,  scrittore e scultore, è il massimo esponente dello stile informale, è stato  il primo a teorizzare il concetto di Art-Brut,  cioè quell’arte libera dai vincoli del perfezionismo, senza metodiche formali, fatta non solo da pittori,  ma anche da bambini  e malati mentali. Come afferma lo stesso Dubuffet: Tutti sono pittori.  Dipingere è come parlare o camminare.  Ad ogni essere umano viene naturale di scarabocchiare sulla prima superficie  che gli capita a portata di mano,  buttar giù qualche figura,  quanto parlare.

Come evidenzia Renato Barilli, nella prefazione “I valori selvaggi” (Dubuffet,  1971), gli scritti del pittore francese possono essere letti a vari livelli: in primis vi è il lato artistico,  che riconosce Dubuffet come il massimo esponente dello stile informale, non più materiali puri, colori ad olio, vernici finemente macinate,  ma al contrario,  materiali semplici,  brutti,   privi di ipocrisia, tratti dalla vita di tutti i giorni. L’arte è aperta a tutti senza bisogno di particolari doni, senza però imitare nessuno,  proiettare nel foglio o nella tela,  il proprio Sé,  senza falsi pudori e in tutta semplicità.  In secondo,  c’è da evidenziare  che Dubuffet è in netto contrasto con i canoni impartiti dalla società di “cultura del bello'”  per uno stile “bruto”.

Dubuffet è un antiaccademico, vuole ribellarsi ad un sistema di forme e di regole,  istituito dell’occidente in epoca post-rinascimentale, per fare dell’arte solo un concetto da racchiudere nel museo.

Bibliografia: Dubuffet J (1971), I valori selvaggi, Milano,  Feltrinelli

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