La poesia di Pablo Neruda

Salvatore Stornello

Neftali Ricardo Basoalto nasce a Parral,  in Cile, il 12 luglio 1904. La madre muore tragicamente poche settimane dopo il parto, il padre, due anni dopo, si trasferisce a Temuco,  per continuare la  sua professione di ferroviere, e  dove Neruda svolgerà gli studi elementari e medi,  sotto la presidenza della poetessa Gabriela Mistral,  futuro premio Nobel per la letteratura.
A  sedici anni inizierà a farsi conoscere con lo pseudonimo “Pablo Neruda”, che nel 1946 diventerà legalmente il suo nome.
La vocazione alla poesia di Neruda, prosegue presso l’università di Santiago,  dove l’artista intraprende gli studi di letteratura francese. Sono anni importanti per Neruda,  che nel 1924 pubblica Veinte poemas de amor y una cancion desesperada, una tra le migliori raccolte del nostro secolo,  che lo porterà alla ribalta in tutti gli ambienti letterari.
Nel 1927, Neruda sceglie la carriera diplomatica ottenendo il consolato onorario di Rangoon,  e successivamente di Colombo e Batavia.  Tre anni dopo sposa Maria Antonietta Hagenaar,  di nazionalità olandese.
Divenuto console a Barcellona e in seguito Madrid,  Neruda si lega ai giovani poeti spagnoli,  in particolare Garcia Lorca e Rafael Alberti; sono gli anni che porteranno alla guerra civile spagnola,  e che condurranno il poeta cileno ad abbracciare lo stile poetico surrealista.
Allo scoppio della guerra civile spagnola si schiera con i repubblicani,  e perciò viene rimosso dal consolato per trasferirsi in Francia, per poi rientrare in Cile.
Nel 1969 si candida alla presidenza del partito comunista, sempre in prima linea per la lotta contro i regimi totalitari. Vince il premio Nobel per la letteratura nel 1971. Muore il 23 settembre 1973, dieci giorni dopo che una guerra militare instaura una sanguinosa dittatura in Cile.
Le sanguinose esperienze umane  della guerra civile spagnola,  e poco più tardi della seconda guerra mondiale divengono il tema centrale del suo stile, che culmina in una dolorosa  percezione di morte, la coscienza di un male collettivo in cui l’individuo ha il dovere di opporsi.

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