La poesia di Lidia Ferrigno, specchio di vita

Della propria terra, del tempo che fu e dei legami affettivi, di questo canta nelle sue poesie Lidia Ferrigno, laureata in Lettere Classiche e docente di Italiano e Storia fino al 1996 a Vittoria, città in cui risiede.

Numerosi i concorsi letterari a cui ha partecipato e i riconoscimenti ottenuti. Tra l’altro alcune delle sue poesie sono state inserite in antologie e riviste. Per citarne alcuni: 2° Premio Assoluto nel 16° Concorso nazionale Premio Città di Torino (2011); pubblicazione della poesia “Da la memoria ai giorni “ sulla rivista “Cultura e Società”; Premio Speciale, nel 2001, Igino Giordani e pubblicazione della poesia “Primavera a Krusa” in un’antologia a cura dell’Organizzazione del 16° Premio Internazionale di poesia e narrativa Cinque Terre di La spezia.

Nella sua prosa riecheggia il rimpianto di ciò che non è più, a monito per le nuove generazioni del dovere di proteggere i grandi doni che madre natura ci ha regalato.

Come in “Le Sirene e altro” del 2014 : “In questa raccolta – afferma Lidia Ferrigno – ho sentito il bisogno di testimoniare la presenza, nel nostro territorio, di suggestive e uniche peculiarità paesaggistiche come le Dune, il Palummaro e Kamarina, travolte dal tempo e dall’incuria. La poesia però non può essere né cronaca né storia ma può avere una funzione evocatrice. Ecco perché ho affidato al canto delle sirene il compito di vegliare, custodire e tramandare la memoria di un passato corroso e spazzato via per sempre, come i luoghi mitici della mia infanzia”.

Ultima sua fatica letteraria è “I mille volti di Eva. Contaminazioni”, edita da Armando Siciliano Editore. “E’ un’opera – spiega l’autrice – in cui attraverso le parole di altri autori ho voluto esternare il mio pensiero più intimo. A sottolineare l’importanza che assumono le parole dette da altri e che rimangono legate al nostro modo di sentire e di vedere il mondo che ci circonda, ecco perché contaminazioni. In quest’opera sono presenti volti, immagini, gesti rimasti cristallizzati nel preciso istante in cui si sono verificati. È l’ ”essere stato” come paradigma di una più alta proiezione di sé, il “Ri – essere”.

La poesia di Lidia Ferrigno è una poesia di riflessione, compianto e rimpianto di un passato non recuperabile. Come si evince dalla sua prima opera “La Memoria e i giorni” del 1999. Secondo la poetessa anche il passato ricordato è un altro passato rispetto a quello vissuto perché nel frattempo ci siamo modificati.

“L’impronta di Leopardi è nel mio DNA – sottolinea – e la poesia della rimembranza né è la sua espressione”.

Ma la sua è anche una poesia di affetto, nei suoi versi spesso appare la figura del padre, spesso lontano perché imbarcato e di cui l’autrice parla con rimpianto per tutti quei momenti che non ha potuto trascorrere con lui. Anche qui riecheggia la vena nostalgica di un passato che non potrà più essere recuperato.

Forte è anche il legame con la madre, la donna che le ha insegnato a sognare e alla quale dedica la raccolta “Mare e Terra” del 2012.

“Per me la scrittura – afferma Lidia Ferrigno – è un’attività vulcanica che, dopo anni di silenzio, esplode. È quello che ho vissuto io. Tra la mia prima opera e la seconda sono passati ben 12 anni. Dodici anni di silenzio in cui il mio sentirmi inadeguata a confronto dei grandi poeti mi portava ad accantonare i miei sogni e le mie ambizioni. Oggi mi rendo conto di quel tempo irrecuperabile di cui io canto”.

Nelle sue poesie la capacità di cogliere le emozioni della vita, dettate dalle varie vicissitudini, trascina il lettore e lo porta in un’altra dimensione in cui il sapore della nostalgia si trasforma nella speranza di un domani migliore e in cui l’irripetibilità del passato acquisisce quella connotazione positiva volta a far sì che certi sbagli non debbano mai più ripetersi.

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