Riflessioni sul testo “Odi alle dodici Terre” del Prof. Orazio Sansone

Giovedì 6 dicembre 2018 presso il Circolo di Conversazione in Acate ha avuto luogo la presentazione del libro del Prof. Domenico Pisana “Odi alle 12 terre” che passa in rassegna i 12 Comuni della Provincia di Ragusa mediante la composizione di versi nati dalla visitazione dei luoghi oggetto di osservazione diretta nonché di riflessione e di studio da parte dell’autore.

Il testo in esame ha suscitato un interesse tale da convogliare un gran numero di persone nella sede prescelta e da riscuotere l’approvazione e il consenso generale di tutti i presenti che hanno riconosciuto la valenza dell’iniziativa e il suo spessore culturale.

Si ritiene opportuno, pertanto, pubblicare la relazione del Prof. Orazio Sansone inerente al testo per offrire l’opportunità a quanti non hanno potuto partecipare di riflettere sui contenuti dello stesso e sulle argomentazione addotte.

Non c’e’ dubbio che l’opera poetica nasce sempre all’insegna del coraggio, il coraggio di dar vita alla “parola” con la consapevolezza dei propri limiti e la voglia e la gioia di comunicare, di esprimere se stessi, le proprie scoperte e conquiste, le proprie riflessioni, di confrontarsi, di mettersi in discussione.

Scorrendo l’indice del testo, si nota che è abbastanza “nutrito” e articolato e “mettendo a fuoco” ciascun paese della provincia di Ragusa se ne colgono le specificità e le caratteristiche salienti risulta evidente, in particolare, l’entusiasmo dell’autore che, adeguatamente documentato e motivato, descrive e narra la realtà e la vita in un intreccio profondo tra storia, natura, cultura, arte e sentimento.

Stupende le prime due poesie con le quali si apre il testo e che fanno da cornice all’intera opera:

  • Alla terra;
  • Canto dal Sud-Est.

Entrambe non temono confronti (vedi: N.Hikmet, C.Sbarbaro, D.M.Turoldo, A.Negri, A.Pozzi, G.Elba, R.Tagore, H.Langston, A.Bertolucci,A.S.Novaro,A Palazzeschi e lo stesso Quasimodo).

Degne di essere menzionate le altre dedicate alle diverse città della provincia di Ragusa perché ben congegnate e strutturate e ricche di contenuti e di significati.

Non è facile, tra l’altro, tradurre in versi quanto, di norma, si esprime in prosa e richiede l’esplicitazione di concetti e argomenti circostanziati e correlati tra loro in maniera organica e ben strutturata.

L’autore dimostra di saperlo fare egregiamente.

Si alternano, nel testo in esame, descrizione e narrazione, storia e cronaca, realtà e prospettive e i vari luoghi diventano occasione e strumento di rivisitazione, ciascuno con le proprie peculiarità e tradizioni.

Trovano così “diritto di cittadinanza” persone care e figli illustri della nostra terra come Gesualdo Bufalino e Salvatore Quasimodo, nonché il poeta dialettale Carmelo Lauretta e altri quali Saverio Saluzzi, Salvatore Stornello e Giorgio La Pira.

Ed entriamo nel merito della questione, ponendoci delle domande ben precise e cercando di dare risposta alle stesse:

Perché questo testo?
Cosa canta l’autore?
A che serve il libro?.
Alla prima domanda possiamo rispondere con certezza che il testo nasce dall’attaccamento e dall’amore verso la propria terra e per un bisogno di conoscenza e di identità, per riscoprire le proprie radici, la propria storia, il passato; per conoscere il territorio e il contesto in cui viviamo.

Diversamente: il vuoto, il nulla, la barbarie.

Le domande di fondo che l’uomo si pone da sempre ( chi siamo; da dove veniamo; dove andiamo; perché viviamo) diventano interrogativi d’obbligo che attendono risposta,anche perchè oggi, più che mai, c’è una crisi di identità.

Alla domanda cosa canta l’autore rispondiamo che canta le bellezze e le meraviglie della natura, del creato; la vita, la storia, la cultura, l’arte e la civiltà; i valori, i sentimenti; l’amore per la propria terra ; l’impegno a migliorare se stessi e il mondo.

Alla terza domanda a che serve il testo osiamo rispondere: ad acquisire consapevolezza dei tesori che sono dentro e fuori di noi; a conoscere noi stessi e la realtà che ci circonda; ad avere coscienza del passato per vivere bene il presente e progettare e costruire il futuro.

Mi preme, a questo punto, sottolineare e sottoporre alla cortese attenzione dei presenti quanto affermava Kant nella “ Critica della ragion pratica” e precisamente nella conclusione:

“ Due cose mi riempiono l’animo di stupore: Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”, ossia le meraviglie che sono nel creato e la coscienza del bene e del male.

Questa esclamazione può, senza alcun dubbio, essere attribuita all’autore del testo, il Prof. Domenico Pisana, il quale canta le bellezze della natura, l’armonia del creato,la vita, l’amore, l’arte, la storia,la cultura,la civiltà, le potenzialità umane, i valori che dovrebbero ispirare e orientare ogni nostra scelta e azione.

La stessa affermazione potrebbe essere fatta propria da ciascuno di noi perché tutti abbiamo la possibilità di osservare le meraviglie del creato e di fare esperienza del bene e del male, a tutti viene offerta questa opportunità, l’opportunità di operare bene secondo coscienza o di essere indifferenti e/o addirittura demolitori, distruttori.

Mi preme citare anche quanto Dante Alighieri afferma nella Divina Commedia: “Fatti non foste per vivere come bruti, ma per sequir virtute e conoscenza”.

Un invito e una esortazione a crescere nella conoscenza e nell’acquisizione di virtù e competenze, a sforzarsi di migliorare se stessi e il mondo.

Infine ritengo utile fare riferimento al pensiero di Karl Popper secondo il quale l’uomo è esploratore di un mondo a più dimensioni o, per usare la metafora dello stesso, di più mondi e questo per quanto riguarda la conoscenza e il processo di apprendimento e di sviluppo della persona, l’acquisizione della cultura che avviene per gradi o stadi in interazione tra loro e che Popper definisce mondi :

mondo uno –il mondo dei dati sensibili, della realtà concreta, dell’esperienza diretta, della scoperta e dello stupore;

mondo due-il mondo delle idee, del ragionamento, della logica, dei vissuti interiori;

mondo tre- il mondo dell’astrazione o concettualizzazione, dei sistemi simbolici, dei significati culturali.

Questi tre Mondi sono compresenti e interagiscono nel testo del Prof. Pisana come nella vita di ciascuno di noi.

Senza di essi non è possibile nessuna conoscenza, nessun progresso o sviluppo.

E adesso una riflessione per concludere, riflessione che vuole essere anche un “appello”alla coscienza e alla intelligenza di chi ascolta.

Nell’era della globalizzazione e della tecnologia avanzata, della società complessa e digitale, dell’alta velocità in cui tutto si muove vertiginosamente, dai trasporti (vedi TAV) alle comunicazioni o connessioni(vedi fibra), risulta alquanto arduo e difficile trovare il tempo per soffermarsi a riflettere e a ragionare, per pensare e sognare perché spesso si viene travolti, come un fiume in piena, in un vortice da cui è difficile uscire.

Nella realtà di tutti i giorni si contrappongono, infatti, la “cultura” della vita e la “cultura “ della morte, il bene e il male e tocca a noi saper distinguere per potere scegliere.

Dobbiamo ,pertanto, essere consapevoli dei problemi che pone la realtà e dei rischi che presenta la tecnologia la quale viene incontro alle nostre esigenze e nello stesso tempo crea “bisogni” indotti, falsi, perché porta a pensare e a credere che senza gli ultimi ritrovati o scoperte della tecnologia non si può vivere e progredire, andare avanti e spinge, quindi, ad acquistarli, ad averli, ad incominciare dal cellulare di ultima generazione.

Ovviamente, bisogna considerare l’uso che se ne fa.

Occorre porre la massima attenzione a quelli che vengono definiti da Umberto Galimberti “ NUOVI VIZI CAPITALI” o nuove teorie ( nichilismo, conformismo, relativismo) così come alle nuove povertà (indifferenza, dipendenza, solitudine, depressione) che tante vittime stanno mietendo soprattutto tra i giovani.

Nasce l’esigenza di salvaguardare e tutelare la nostra integrità e salute,l’integrità e la salute dei nostri figli, cercando di governare il corso degli eventi e le situazioni, di vivere il tempo che abbiamo a disposizione in maniera serena e costruttiva, da protagonisti facendo di tutto per riappropriarsi del prezioso dono della parola e del pensiero, di cui la parola è strumento, come pure della riflessione critica.

Una domanda sorge spontanea: Quale realtà stiamo consegnando ai nostri figli e ai giovani?.

Una realtà fatta di commercio, di affari, di consumo, di inganni, di violenza e sopraffazione, di indifferenza, di vuoto spirituale, di carenza di attenzione e relazione.

I giovani sono, per lo più, pieni di cose materiali, ma vuoti dentro.

Hanno bisogno di affetto, di presenza viva e costante, di dialogo e sostegno, di guida e di esempio .

Il rischio è alto: la perdita della dimensione umana (vedi Diogene che, in pieno giorno, con la lanterna accesa, cercava l’uomo).

Ritorna quanto mai attuale il pensiero e il messaggio di Quasimodo: “Rifare l’uomo”; perché di questo si tratta: restituire la propria identità e la propria dignità e natura all’essere umano (vedi :Alle fronde dei salici; Uomo del mio tempo di Quasimodo).

Dopo gli orrori della II guerra mondiale e la distruzione materiale e morale, occorreva “rifare l’uomo”, rimuovere le macerie e ricostruire, restituire all’uomo la speranza e la fiducia in se stesso e nel domani, nel futuro; la propria natura e dignità.

Oggi stiamo correndo questo rischio: la disumanizzazione dell’uomo, la perdita di identità, l’alienazione totale.

Non possiamo stare con le mani in mano. La posta in gioco è alta.

Dobbiamo trovare il tempo per pensare e per sognare, per tornare a vivere e a sperare.

La poesia può indicare una strada e dare un senso alla nostra esistenza e agli eventi .

I libri del Prof. Pisana vanno in questa direzione: vedi “Tra naufragio e speranza”, come pure “Odi alle dodici terre” e altri.

Aveva ragione Bufalino quando affermava: “ Basterebbe un esercito di maestre per sconfiggere la mafia”.

Ed io aggiungo: Basterebbe un esercito di educatori (genitori, insegnanti, catechisti) per sconfiggere il male in tutte le sue forme e per creare un Mondo Nuovo.

Riappropriamoci del ruolo di genitori, di educatori, di maestri di vita perchè “la bellezza” possa risplendere nell’animo e nel volto di tutti,come affermano Gibran e Dostoevskij citati nel testo.

Aiutiamo i nostri figli a crescere e a sapersi difendere, a sapere fondare la loro vita sui valori che sono come dei fari che illuminano la mente e la coscienza e orientano scelte, atteggiamenti e comportamenti perchè il mondo possa cambiare e ogni essere umano vivere in pienezza e dignità la propria vita.

Orazio Sansone

In foto il Prof. Orazio Sansone
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