Previdenza, Comitato unitario professioni (CUP) in audizione presso Bicamerale controllo su attività enti gestori forme previdenza obbligatorie

Calderone: no all’aumento della tassazione dei rendimenti delle Casse al 26%, con una fiscalità di vantaggio più investimenti sull’economia reale

Roma, 18 dicembre 2014 – “L’utilizzo del risparmio previdenziale da parte delle Casse di previdenza, rivolto allo sviluppo e al sostegno dei propri iscritti oltre che all’economia reale, potrebbe trovare ulteriore impulso ove fossero adottate misure agevolative nella tassazione del risparmio previdenziale, rispetto alla tassazione prevista per risparmi di altro genere”. Lo ha detto Marina Calderone, presidente del Comitato unitario delle professioni (CUP), stamattina, nel corso dell’audizione presso la Bicamerale di controllo sull’attività degli enti gestori forme di previdenza obbligatorie.
Come è stato autorevolmente sostenuto, infatti, nella generalità dei Paesi comunitari il regime di tassazione del risparmio previdenziale è più favorevole di quello riconosciuto in Italia. Eppure, ad opera del decreto legge 13 agosto 2011 n.138, la tassazione dei redditi di natura finanziaria delle Casse di previdenza, è stata elevata dal 12,5% al 20% per poi essere ulteriormente elevata, seppur provvisoriamente, addirittura al 26% dal decreto legge 24 aprile 2014 n.66. In quest’ultima circostanza, l’impegno del Legislatore (come riportato dalla cronaca dei lavori parlamentari di quei giorni, si veda allegato) è stato quello di prevedere un armonizzazione, a decorrere dal 2015 della disciplina di tassazione dei redditi di natura finanziaria con quella relativa alle forme pensionistiche complementari. In tal senso, il CUP ha colto l’occasione per rivolgere l’auspicio che all’interno della prossima legge di stabilità non siano contenute norme che, come appare, stabilizzino tale regime al 26%, in assoluta controtendenza con i più evoluti e diffusi modelli di tassazione che esentano la fase di accantonamento dei contributi, esentano la fase di accumulazione durante la quale i contributi versati fruttano un rendimento, tassano la sola fase di percezione del reddito da pensione.
Le minori uscite derivanti dall’applicazione di un regime di tassazione più razionale e favorevole, potrebbero ben essere canalizzate dalle Casse di previdenza verso le citate misure a sostegno degli iscritti, con vantaggio indiretto da parte delle finanze pubbliche.

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