Fisco batostato. CTR Bari, Sezione staccata di Lecce: l’Agenzia delle Entrate che non si adegua va condannata alle spese di lite

CTR Bari- Sezione staccata di Lecce: “l’Agenzia delle Entrate che non si adegua alla legge ed alle direttive del Ministero delle Finanze in materia di tassazione dei bonus commerciali ed insiste nelle proprie illegittime pretese anche in appello va condannata alle spese di lite”

Finalmente possiamo dire che anche la giustizia tributaria inizia a bastonare l’Agenzia delle Entrate quando persevera in comportamenti illegittimi anche nel corso di giudizi che la vedono impegnata in pretese del tutto infondate. E così è opportuno segnalare, un’importante sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Bari, sezione staccata di Lecce, la 2175/24/15 depositata lo scorso 20 ottobre, con la quale l’Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio liquidate in complessive € 18.000,00 oltre accessori in favore dell’avvocato Maurizio Villani che aveva difeso una nota concessionaria di autovetture salentina che si era vista recapitare avvisi di accertamento per quasi 400mila euro a seguito di verifiche della Guardia di Finanza. Nella fattispecie, già in primo grado la Commissione Tributaria di Lecce aveva ritenuto corretto l’operato del contribuente sia in materia di applicazione di IVA agevolata per soggetti disabili – in quanto si era uniformata sia alla legge vigente che alle direttive ministeriali – che per ciò che concerne la mancata tassazione dei bonus commerciali. Al di là del merito della questione, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta comunque di una sentenza esemplare che per ciò che riguarda la condanna alle spese di lite trova pochi precedenti simili e che quindi potrebbe tracciare il solco per un cambio di orientamento da parte della giurisprudenza tributaria che sinora si era dimostrata fin troppo clemente nei confronti degli uffici fiscali anche quando gli stessi, come nel caso di specie, avevano insistito finanche in due o tre gradi di giudizio in pretese che fin dall’inizio erano apparse del tutto infondate alle stesse corti tributarie anche perché contrarie alla legge ed alle stesse direttive ministeriali.

Print Friendly, PDF & Email