Il borgo “Case Coloniche” di Piano Stella, intitolato nel 1939 al valoroso capitano, Arrigo Ventimiglia.

Redazione Due, Acate (Rg), 7 luglio 2015.- La scoperta dell’eccidio  dei sette coloni trucidati dagli americani il 13 luglio del 1943, tra cui il padre dell’acatese Giuseppe Ciriacono, a Piano Stella, contrada al limite tra i territori di Acate e Caltagirone, ha portato indirettamente alla luce la figura di un valoroso caduto della prima Guerra Mondiale, il capitano Arrigo Maria Ventimiglia dei Baroni di Manforte. Il nesso tra l’eroico ufficiale italiano e l’uccisione dei sette coloni è da ricercare nella denominazione del borgo abitato da quest’ultimi, “Borgo Ventimiglia”. I coloni, infatti, erano tutti residenti in questo borgo, comunemente conosciuto come, “Case Coloniche”, vicinissimo al luogo della loro fucilazione. Nel 1939, in piena riforma agraria, la fertile contrada di Piano Stella, in territorio di Caltagirone, fu lottizzata  in ampi poderi, di 10 ettari ciascuno, assegnati a circa 38 famiglie di agricoltori, provenienti in gran parte da Caltagirone, rigorosamente scelte,   affinchè la coltivassero, con l’obbligo però di risiedere sul fondo. Per rendere più agevole la permanenza dei coloni, quindi, furono realizzate altrettante abitazioni, una per ogni podere, assegnate successivamente  in proprietà agli agricoltori, oltre ad alcune strutture essenziali come la chiesa, la scuola, e la caserma dei carabinieri.  Generalmente questi borghi venivano intitolati a soldati eroicamente caduti in Africa Orientale. E cosi si pensava anche di Borgo Ventimiglia. Invece, grazie alle notizie fornite da un nipote del valoroso capitano, l’ingegnere Giovanni Ventimiglia dei Baroni di Manforte, è emerso che il borgo calatino è l’unico ad essere stato intitolato ad un eroe della Prima Guerra Mondiale, forse quale atto di omaggio nei confronti della nobile famiglia di appartenenza. Una famiglia che vanta altri valorosi antenati distintisi in cruciali battaglie medioevali. “La nostra famiglia- mi raccontò a suo tempo nel corso di una intervista, l’ingegnere Giovanni Ventimiglia- ha fatto la storia della Sicilia. Il nostro antenato più illustre è il Gran Conte Ruggiero. Nel 1240, un omonimo di mio zio, Arrigo Ventimigla, nipote dell’imperatore Federico Secondo, si trasferì in Sicilia dalla Liguria stabilendosi nella contea di Geraci e partecipò, quale comandante supremo dell’esercito di Manfredi alla famosa battaglia di Benevento. Grazie all’aiuto, quindi, dell’ingegnere Giovanni, al suo racconto ed ai documenti dell’epoca fornitimi sono riuscito a ricostruire le ultime ore di vita del generoso capitano del Quinto Reggimento Lancieri di Novara, comandante della Sesta Batteria del 19° Reggimento Artiglieria da Campagna, caduto da prode, a soli ventisei anni, alle ore 11,00 dell’11 dicembre 1917 a Cima Grappa, di cui Borgo Ventimiglia si onora di portare il nome. Un profilo delle gesta eroiche del capitano viene tracciato, nella sua relazione presentata il 13 dicembre 1917 al Comando del 19° Artiglieria da Campagna, dal tenente Ezio Borrelli esploratore del 16° Gruppo Someggiato in servizio il giorno della morte del capitano nella zona di Col della Berretta. “Il giorno dieci dicembre-si legge nella relazione del tenente- ebbi ordine dal comandante del gruppo di recarmi al Col della Berretta con un ufficiale della 175° Batteria da posizione per indicare al medesimo la zona dove mettere i pezzi in linea. Ivi giunto ed assolto il mio compito, mentre il nemico iniziava un fuoco abbastanza intenso dal colle suddetto e man mano su tutta la zona dal medesimo al Rim, ripiegavo verso questa località per ritornare a Cima Grappa. Nel frattempo, tutte le batterie del 19° da Campagna delineate nella zona menzionata, avevano aperto un violentissimo fuoco dallo sbarramento del loro settore. Il nemico iniziò contro queste un tiro di smonto molto violento, a mezzo di grossi calibri, ma in modo particolare contro la Sesta Batteria, comandata da un capitano che indossava un giacchetto cerato da aviatore (il capitano Ventimiglia). Ciò che colpì di sincera ammirazione il mio animo, fu il vedere come ad ogni colpaccio nemico, sempre meglio diretto, la Batteria nominata, scattando all’ordine calmo e squillante del comandante, rispondeva a raffiche di colpi 5 per pezzo. E sentì più di un fante esclamare,”quella è una Batteria magnifica!”. Attratto irresistibilmente da tanta fierezza di fronte al pericolo imminente passai vicino al compagno d’arme per avere l’onore di salutarlo”. “Avendo con immenso rammarico appreso- conclude il tenente- come in quel giorno stesso egli gloriosamente perì, ho creduto doveroso obbligo il tracciare queste righe perché alla memoria di così illustre martire non venga tolta neppure una particella della riconoscenza che l’Arma e la Nazione gli deve”. Il capitano Ventimiglia, infatti, come mi raccontò lo zio Giuseppe, fu colpito in pieno da un colpo di mortaio ed il suo corpo quasi del tutto disintegrato. Le sue spoglie mortali riposano presso l’Ossario di Bassano del Grappa.  Visibilmente commosso, l’ingegnere Giuseppe, mi mostrò un altro documento da lui custodito gelosamente insieme alla foto dello zio. È una lettera datata 22 dicembre 1917 inviata dal maggiore Augusto Chiari, comandante del 2° Gruppo del 19° Artiglieria da Campagna, alla baronessa Ventimiglia madre del valoroso capitano. “Mi rivolgo a lei-si legge nella missiva- oggi mentre ancora infuria il combattimento, e so di avvivarle il dolore immenso, ma sento di doverle dire il compianto che in tutti noi ha lasciato il nostro caro collega capitano Arrigo, suo figlio. Voglio che conosca come egli nella sua bravura abbia ispirato alti sensi di ammirazione anche in chi per la prima volta lo vedeva sereno, come sempre, calmo e sicuro nel suo eroismo. La sua sesta batteria sotto le impetuose raffiche delle sconvolgenti granate di grosso calibro, ha continuato sempre il fuoco regolare comandato dal suo capitano”. Quindi il maggiore Chiari, sempre nella missiva, comunica alla madre dello sfortunato ufficiale di aver “proposto che la memoria del capitano Ventimiglia sia premiata con una ricompensa militare”.

 

 

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