“Il dolore tragico del singolo come essenza dell’anima di Gesualdo Bufalino”. Di Antonio Cammarana.

Antonio Cammarana, Acate (Rg) 25 febbraio 2017.- Alla radice del lavoro letterario di Gesualdo Bufalino c’è una dolorosa autobiografia e la coscienza di una solitudine a cui nemmeno il tempo pone rimedio e fine.

Il dolore si respira in ogni sua opera, anche quando sepolte sembrano le cause che lo hanno generato: perché l’autore – che nel dolore a lungo è vissuto – ne coltiva e ne assapora gli echi nell’eccezionalità della parola, sempre facendola scaturire dal profondo lavoro di scavo nella memoria e nei sentimenti, nell’analisi sottile di se stesso, uomo solo che ha coscienza della sua solitudine e che nella solitudine si esamina per cogliere i sensi più vivi e le forze più oscure: “ les mots “ intimissime e artisticamente poetiche.

Nasce così l’aedo di se stesso, che canta con la prosa e con i versi i temi della memoria, della malattia, della morte, della provvisoria felicità, del sogno, ora sistemandoli dentro il velo della diceria, ora cospargendoli di amaro miele, ora facendoli muovere all’ombra delle menzogne; a questi temi dobbiamo aggiungere quelli della lettura e della scrittura, sentiti e realizzati come rifugio e come tana, e le schegge del museo d’ombre, delle cere perse, della luce e del lutto, dei personaggi di romanzo. Temi tutti affrontati con la singolare capacità di dare alle frasi un suono  particolare, scegliendo le parole – che sovente sono veri e propri  lampi di acutezza e di penetrazione – con grande cura.

Perché, come uomo, la seduzione del nulla ha vissuto e , come scrittore e poeta, pensieri e sentimenti ha nutrito di malinconiche risonanze musicali. All’ombra del dolore: il dolore tragico del singolo, che è l’essenza della sua anima.

Antonio Cammarana

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