“Il Drappo Bianco Solitario”. Di Aurora Muriana. Riceviamo e pubblichiamo.

Aurora Muriana, Acate (Rg), 22 marzo 2020.- “Un solitario drappo bianco comparve silenzioso verso sera dietro la porta di un’abitazione, in un quartiere in cui nessun altro simbolo campeggiava attorno. Eppure il suono di musiche e canzoni nei giorni precedenti e i simboli patriottici al balcone appesi avevano percorso le vie d’intorno… simboli dell’unione di un intero Paese che applaudiva solidalmente il personale sanitario supportandolo, che cacciava la paura che accompagnava l’emergenza del momento, che gridava a se stesso “ANDRÀ TUTTO BENE!”. Fazzoletto e candela accesa erano stati proposti dai Vescovi italiani come semplici segni di una preghiera tanto accorata quanto speranzosa, indubbiamente unanime. Pochissime furono le finestre abbellite con quel segno di provvidenziale protezione…! E ci fu una famiglia che pensò di decorare un semplice fazzoletto bianco applicandovi sopra un’immagine appena stampata di San Giuseppe per ravvivare quel candore e quasi a voler riparare la mancata processione con il simulacro del “Patriarca”. Loro approntarono anche una piccola torcia, di quelle che si comprano a pochi euro, per illuminare il volto già radioso del Santo, simboleggiando al tempo stesso la luce della fede e della speranza.

Sembra l’incipit di un racconto… ma no! È realtà e spunto di riflessione.

In giorni così difficili come quelli che attraversano il mondo (in effetti il SARS-CoV-2 è stato riconosciuto virus pandemico, forse con un po’ di ritardo dato che circolava silente tra la popolazione mondiale viaggiando in prima classe sugli stessi mezzi di trasporto degli esseri umani) la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha chiamato a raccolta i fedeli con l’iniziativa “In preghiera per il Paese” “invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21 di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia.”. Questa l’iniziativa dei cattolici ma sicuramente altre religioni nel mondo non sono state e non saranno da meno quanto a iniziative spirituali nel periodo dell’emergenza. Non esistono frontiere religiose quando si tratta di rivolgersi a un’entità soprannaturale a cui “appoggiarsi” e rientra tra i bisogni umani il proiettarsi nel credo di un dio che sorregge sempre, in particolare nei momenti tristi o precari della vita. Che sia il “Primo motore” proposto da Aristotele o il “Sommo Bene” kantiano o una divinità, credere in qualcosa di “diverso” da ciò che ha a che fare con l’uomo infonde dirittura morale, speranza, certezza di rifugio e ascolto.

Nella sera tristemente ricordata tra uno dei giorni al momento più drammatici (anche se purtroppo il tragico primato toccherà a qualche altra data spostata in avanti) stando ai dati diramati dalla Protezione Civile circa i numeri dei casi di COVID-19 in Italia, il canale televisivo TV2000 ha trasmesso la diretta del Santo Rosario nel giorno della festa di San Giuseppe registrando sulle tabelle delle società dei dati di ascolto un record storico, con 4,2 milioni non di persone ma di cuori sintonizzati e il 13,6% non di share ma di mani oranti.

Un appuntamento corale di ampio respiro… le intenzioni di tanti fedeli affidate alle parole dei sacerdoti e della piccola comunità rappresentativa di ognuna delle “figure” per cui si è pregato dopo la lettura di un passo del Vangelo e di una meditazione, come da sussidio ideato dai Vescovi. Materiale che pochi membri di parrocchie hanno pensato di divulgare pubblicamente senza premurarsi neanche di specificare i simboli pensati per creare una suggestiva atmosfera di preghiera. Un video del Santo Padre ha preceduto la recita della corona mariana e le parole iniziali del suo discorso (“Cari fratelli e sorelle, mi unisco alla preghiera che la Conferenza Episcopale ha voluto promuovere, quale segno di unità per l’intero Paese.”) sottolineavano il senso di appartenenza comunitaria. Qualcosa però ha rischiato di distrarre i fedeli dal canale comunicativo pensato dalla CEI, nello specifico dalla diretta del Santo Rosario dalla Basilica di San Giuseppe al Trionfale sita in una Roma che, seppur deserta (o quasi) per via delle attuali restrizioni governative, resta indiscutibilmente il cuore della cristianità: le dirette web, che seppur apprezzate hanno sicuramente fatto fare una sorta di zapping traslato tra televisione e internet distogliendo in parte l’attenzione dal raccoglimento in preghiera. Sicuramente lodevole la Chiesa che vuole raggiungere le periferie del mondo e giustamente moderna quando decide di proiettarsi nell’era digitale all’interno della quale vive, senza però dover perdere il carattere unitario sfociando in una sorta di individualismo, mettendo da parte quel nazionalismo che tutti invocano in questo difficile momento. Cosa che sicuramente accomuna il popolo italiano nell’attuale emergenza è invocare in ogni città la protezione del Santo cui si è zelantemente devoti (San Vincenzo Martire protettore degli Acatesi, San Giovanni a Ragusa e Vittoria, San Biagio a Comiso, Sant’Agata a Catania, San Gennaro a Napoli, Sant’Ambrogio a Milano, per citare soli alcuni esempi) elevando invocazioni, suppliche e preghiere, anche senza formule ufficiali. Perché si sa, pur restando sempre valido il fatto che la letteratura e la scrittura in generale fioriscono anche negli eventi avversi, la preghiera spontanea resta sempre la più dolce, la più rispondente alle necessità personali, la più “efficace”… una sorta di “canale preferenziale” verso Dio.

Il nuovo invito lanciato adesso dalla CEI è “Celebrare in famiglia il giorno del Signore”, un momento di celebrazione da vivere in famiglia in comunione con tutta la Chiesa in qualunque momento della giornata di oggi (domenica 22 marzo, IV di Quaresima nonché Domenica Laetare, cioè “Rallegrati”). L’indicazione, ove possibile, è quella di allestire un piccolo «luogo della preghiera» attorno al quale riunire il focolare domestico raccolto in preghiera, aiutandosi con un sussidio appositamente ideato per guidare il momento. In tale circostanza non vedremo dirette streaming (almeno nei siti ufficiali) perché viene chiamata all’appello la chiesa domestica stretta in preghiera all’interno delle mura di casa, qualcosa quindi che riguarda la sfera privata e che tale deve restare. Il senso di pace della preghiera, lo zelo della devozione, l’amore ricevuto, la gioia di farsi dono sono tutti aspetti che vanno certamente condivisi (non pubblicizzati) per testimoniare l’incontro personale con il Signore e magari portar sulla stessa strada altri “pellegrini smarriti”.

Il periodo che stiamo vivendo continua a testimoniare attraverso flash mob di vario genere l’abbraccio virtuale in cui si stringe la nazione, ma forse quello della fede, a prescindere dal credo professato da ciascuno, sembra il più adatto nel tentativo di colmare, per quanto possibile, lo spaesamento di chi soffre in ospedale dopo aver contratto il Coronavirus e la mancata benedizione da parte dei sacerdoti (che spesso non fanno in tempo a fronte di migliaia di persone ricoverate) a coloro che traslocano verso la morte perché il virus è stato implacabile. Per chi sta vivendo sulla propria pelle i segni dell’attuale emergenza, l’impossibilità di ricevere il conforto dei familiari per ovvie ragioni igienico-sanitarie è una privazione di enorme peso e nessuno dovrebbe ritenersi escluso dal dover pregare, mosso almeno dalla pietas (come quella di cui è intrisa l’Eneide), se non altro in conseguenza della struggente visione della tanto silenziosa quanto tristemente eloquente processione delle bare trasportate dai mezzi  dell’esercito in città spettrali per poi destinare i corpi alla cremazione (anche se l’interessato non avrebbe mai voluto tale pratica). La preghiera… l’arma più potente contro le prove. […] Il regalo più prezioso per qualcuno che ami.

E allora tre sere fa, anche se sono imperversate le dirette streaming e i televisori (che tra l’altro entrano in tutte le case mentre internet no) erano tutti sintonizzati sulla stessa frequenza, tanti dati di share non sono stati registrati da nessuna agenzia di elaborazione dati: quelli della preghiera di quartiere (tenutasi dai balconi delle proprie case sotto la guida di chi è più abituato a pregare) o dell’orazione intima all’interno del focolare domestico, modi di raccoglimento che vogliono tenere riservata la propria emozione.

E se la musica e il canto fanno bene al cuore, la fede e la preghiera fanno bene all’anima!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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