Il pedagogista scrive alla Ministra -benvenuta nelle scuole- ma servono più aiuti anche alle famiglie.

LETTERE IN REDAZIONE
Riceviamo e pubblichiamo
Vittoria. 07 luglio 2020

LETTERA APERTA ALLA MINISTRA DELLA P.I.
Signora ministra, giudico positivamente la Sua scelta di visitare le scuole vandalizzate e di esprimere ai dirigenti e agli insegnanti la Sua solidarietà e quella del Governo centrale. “Le scuole non si piegano, lavoreremo per proteggerle al meglio”, ha giustamente fatto rilevare Lei a Palermo, a Floridia, a Vittoria, nel suo mini tour presso gli istituti feriti dai vandali e dai ladri. Ho visto che ha anche avanzato il Suo, personale impegno per la installazione di nuove telecamere e di sistemi di sicurezza in quelle scuole più a rischio. La lotta alle mafie ed alle illegalità sta sopra tutto e tutti. Ci mancherebbe altro. Non posso che concordare in pieno. Tuttavia, da pedagogista e da uomo dell’educazione, mi permetto di rilevare che tutto questo non basta. Occorre andare oltre le parole, le promesse e le telecamere. Il cui incremento nelle scuole ( e non solo) non ha purtroppo fatto determinare la conseguente diminuzione degli atti vandalici e criminali. Lo conferma il caso dell’istituto Sperone-Pertini di Palermo dove le incursioni si sono verificate malgrado la presenza delle telecamere e dei sistemi di allarme perfettamente funzionanti. E’ evidente che ci vuole ben altro per arginare il disagio e le devianze giovanili. Per prima cosa occorre analizzare e comprendere le motivazioni che stanno alla base dei comportamenti vandalici ed alloplastici con protagonisti eserciti di adolescenti e di giovani. Sono quelli che attaccano le scuole, che portano via attrezzature e computer, sono gli stessi che si assembrano nella movida di tutta Italia senza mascherine , in violazione delle regole sul distanziamento personale. Cos’hanno in comune i vandali delle scuole con i giovani della movida e, in particolare, con i 400 ragazzi che tra sabato e domenica affollavano il rave party non autorizzato nei pressi di Asti? E’ molto semplice, signora Ministra. Gli uni e gli altri non dispongono dei principi di giustizia e di responsabilità. Principi e valori appannaggio del ruolo del padre. Un padre assente, un padre che fa “l’amicone”, che “dimentica” di corrispondere i due principi prima menzionati, che alleva e cresce figli irresponsabili, irrispettosi e violenti. E anche mafiosi, certo. I giovani che vandalizzano le scuole o che si ammassano senza le dovute cautele sanitarie hanno in comune genitori assenti o eccessivamente permissivi. Padri e madri che hanno comunque sbagliato lo stile educativo e l’approccio con la prole. Una situazione grave, insostenibile, che da anni ha contribuito a far scomparire da casa il conflitto generazionale ed alimentato nei giovani “l’abitudine” a sfogare lontano dalla famiglia rabbia, paure e pulsioni represse. Lo conferma l’impennata dei reati contro il patrimonio e le stesse scuole a livello nazionale per mano di frotte di adolescenti e di preadolescenti. Il giovane che vandalizza la scuola non sempre è spinto da motivazione mafiose o para mafiose. L’attacco alle istituzioni è per certi versi il pericoloso e deleterio surrogato dello scontro con l’autorità del padre. Quel padre che non c’è e che il giovane “cerca” altrove, sbagliando bersaglio ovviamente. Se vogliamo evitare l’attacco alle scuole dobbiamo salvare i ragazzi ed aiutare i genitori. Tutto parte dalla famiglia e tutto torna in famiglia. I grumi emotivi, caratteriali ed educativi entrano nel mondo mentale dei figli creando ripercussioni forti sul sistema della crescita mentale e persino fisica dei ragazzi. I quali sono come spugne, oltre alle parole assorbono anche e soprattutto i comportamenti e gli esempi forniti dai genitori anche in maniera inconsapevole. Come soleva dire il famoso psicanalista britannico John Bowlby, “ se vuoi aiutare i bambini ed i giovani devi innanzitutto sostenere le famiglie”. Ecco il punto, il sostegno alle famiglie, che tecnicamente si chiama supporto genitoriale. Occorre sostenere le famiglie nel prendere o riprendere in mano le redini della educazione dei figli preadolescenti ed adolescenti. Servono investimenti importanti a livello di Governo centrale e non solo. L’Italia è in coda alla classifica europea nel rapporto tra il Pil e le spese per gli interventi economici rivolti alle famiglie. Bisogna fare di più, signora Ministra. Servono più fondi per genitori e figli. Urgono nuove idee per salvare i nostri ragazzi. Penso alla discesa in campo dei cosiddetti “genitori sociali”, cioè famiglie precedentemente formate in grado di affiancare i nuovi genitori. Il dialogo tra di essi, il confronto e lo scambio consentiranno ai giovani genitori di prendersi o di riprendersi il ruolo di primi agenti educativi dei figli. Naturalmente penso alle scuole, che non devono perdere ulteriore tempo nel rifondare il patto di alleanza coi genitori. Ma non solo. Le scuole devono assumersi l’onere e l’onore di dar luogo a corsi di informazione e formazione per i genitori di preadolescenti ed adolescenti. Occorrono pool di autentici esperti della educazione in grado di supportare i nuovi padri e le nuove madri nella crescita dei nativi digitali, cioè i ragazzi di oggi. La vicinanza del Governo alle scuole vandalizzate va bene. Come l’istallazione di nuove telecamere presso gli istituti più a rischio. Ma significa fermarsi a valle del problema. E’ invece a monte che bisogna salire. Arrivare in famiglia. Da dove tutto parte e dove tutto torna.
Dr. Giuseppe Raffa – pedagogista –

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