Bad Bank, procedure fallimentari, defiscalizzazioni sofferenze: Banche chiedono, Governo esegue. Mai provvedimenti favore famiglie e consumatori

Roma, 21 maggio 2015 – Adusbef e Federconsumatori rilevano una strana sintonia tra desiderata e richieste dei banchieri e le immediate risposte positive del governo, che al contrario dimostra cecità e sordità quando i consumatori e le famiglie, strozzati e strangolati dall’alta pressione fiscale e dal credito negato o revocato, chiedono interventi molto più urgenti e necessari per alleviare le gravi sofferenze (quelle sì) economiche e sociali di milioni di cittadini, che attendono per decenni la conclusione dei contenziosi giudiziari, anche per il fenomeno del ‘risparmio tradito’ con gli Istituti di credito.

Proprio ieri mattina Abi e banche, avevano riproposto un intervento al Governo per accorciare i tempi processuali della legge fallimentare, dopo aver ottenuto una corsia preferenziale, in deroga alle normative europee sugli aiuti di Stato, per addossare alla fiscalità generale, anche con pubbliche garanzie, la voragine delle sofferenze bancarie pari a 190 miliardi di euro trasferite ad una bad bank, richiesta a gran voce dai diktat di un governatore della Banca d’Italia,  diventato lobbista preferito dei banchieri.
Immediata la risposta del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che tracciando nel corso del question time alla Camera, la strategia del governo per risolvere il problema delle sofferenze bancarie,  anche tramite l’introduzione di una bad bank, ha affermato che:”Proseguono approfondimenti riguardo a possibili interventi sulle procedure esecutive fallimentari al fine di consentire un’accelerazione dei tempi di recupero e quindi facilitare il ritorno del credito in condizioni di normalità”.
Sono almeno 7 anni che i consumatori, oltre a subire gli effetti della crisi sistemica la cui uscita è ancora  lontana, senza un radicale mutamento delle politiche economiche austere e recessive dettate dalla Troika e dalla Bce per assecondare gli esclusivi interessi della Germania, ascoltano il ritornello dei banchieri sui mass media di una riapertura dei rubinetti del credito, qualora  si ottengano miliardi di euro regalati dalla Bce a tassi zero o si socializzino le perdite bancarie.
Nel rammentare i ‘regali’ già concessi alle banche, come la  fiscalità di vantaggio sulla deducibilità delle perdite; le garanzie sulle obbligazioni tossiche appioppate dalle banche allo Stato per un valore di 160 miliardi di euro; la pubblica malleva sulla Cassa Depositi e Prestiti per consentire alle banche di pagare fior di dividendi alle Fondazioni bancarie; la rivalutazione delle quote di Banca d’Italia, pari a 7,5 miliardi di euro come gentile omaggio principalmente ad Intesa San Paolo ed Unicredit, comprensivi dei ricchi dividendi già staccati da Bankitalia il 31 maggio scorso alle banche socie.
Per le Privatizzazioni le banche hanno avuto un dividendo straordinario della Cassa depositi e prestiti, a cui partecipano le banche tramite le loro fondazioni, per la dismissione Sace; lo Sconto fiscale sulle perdite, valutato da Mediobanca 19,8 miliardi di euro per quanto riguarda le sofferenze; e sui derivati in ultimo, la garanzia statale sugli swap legati a Bot e Btp, dopo che il SalvaItalia del Governo Monti (novembre 2011) aveva offerto garanzia statale di 7 anni per 848 mld di obbligazioni ibride.
Nonostante queste misure di favore, le banche continuano ad erogare prestiti col contagocce ed a tassi elevatissimi strozzando famiglie ed imprese; aumentano i costi del conti correnti più cari del mondo, praticano tassi di interesse fuori mercato sui mutui,  facendo la cresta di circa 24.000 euro su ogni mutuo trentennale di 100.000 euro, rispetto alle altre banche europee.
Ferma restando la netta opposizione ad un modello di bad bank garantito dallo Stato, Adusbef e Federconsumatori rammentano che prima di concedere ulteriori regalie e benefici fiscali inaccettabili, il Governo avrebbe il dovere di mettere in mora Abi, banche e Bankitalia,  con la richiesta di allineare tassi  e condizioni alla media Ue,    calmierare i rincari su costi e commissioni, che portano un correntista italiano senza convenzione che utilizza mediamente il proprio conto corrente, a pagare ben 318 euro l’anno, il 215% in più della media europea pari a 114 euro, erogare i prestiti a famiglie ed imprese a costi ragionevoli.

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