Estate fredda sui prezzi agricoli

Minirimbalzo ad agosto (+0,8%), dopo i pesanti ribassi di giugno e luglio. Meno 4,8% la variazione annua

Roma, 11 settembre 2014 – I prezzi agricoli hanno chiuso il mese di agosto con un aumento dello 0,8% su base mensile. Ma il bilancio dell’estate resta fortemente negativo, dopo il meno 5,4% cumulato nel bimestre giugno-luglio, a causa soprattutto dei ribassi a due cifre della frutta fresca.

L’indice Ismea dei prezzi all’origine dei prodotti agricoli si è attestato ad agosto a 109,6 (base 2010=100), un livello che, seppure in recupero rispetto a luglio, segna una flessione del 4,8% su base annua (a luglio la variazione tendenziale era stata del -7,5% e a giugno del -8,7%).

Tra le coltivazioni, che nel complesso hanno recuperato in un mese l’1,6%, spuntano in media un più 0,7% i cereali, grazie soprattutto a una ripresa dei prezzi di mais e risoni e a un ulteriore rincaro del frumento duro.

La frutta, dopo il meno 20% di luglio, rimbalza del 4,8% (+3,8% gli ortaggi), nonostante l’ulteriore (seppure più attenuata) flessione dei prezzi di pesche e nettarine. Bene gli oli di oliva, rincarati in un mese del 4,1%, mentre i vini confermano ad agosto un trend negativo in atto ormai da diversi mesi, cedendo l’1,7% su luglio.

Dinamica quasi piatta sui mercati zootecnici (+0,1% la variazione mensile dei prezzi), con riscontri però negativi per gli avicoli (-3,5%), compensati da aumenti per il bestiame suino (+1,2%) e bovino (+0,8%). I lattiero caseari arretrano dello 0,5%, con i valori che in questa fase risentono di un mercato internazionale ancora improntato al ribasso.

Su base tendenziale, il confronto con agosto 2013 indica un meno 6,9% per l’insieme delle coltivazioni, con riduzioni dei prezzi per vini (-18,2%), frutta (-16,9%) e semi oleosi (-22,5%). In controtendenza gli oli di oliva, che su base annua avanzano del 10,6%, mentre gli ortaggi chiudono con uno 0,4% di aumento. Nel comparto zootecnico i prezzi alla prima fase di scambio registrano una variazione annua negativa del 2,7%. Il meno 6,8% del bestiame vivo – rileva l’Ismea – è stato solo in parte compensato dall’aumento dell’1,5% dei lattiero-caseari.

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