IMU terreni agricoli. Confagricoltura: “Tassa su bene strumentale principale dell’agricoltore”

 Gli effetti delle nuove regole nella provincia di Ragusa

RAGUSA – Gli effetti del cambio di regole per l’Imu sui terreni agricoli introdotti dal DL n.4/2015 si configurano sempre più come una vera e propria tassa sul bene strumentale fondamentale degli agricoltori ragusani quale è il terreno agrario”. Così interviene il presidente di Confagricoltura Ragusa Sandro Gambuzza, a poche ore dal pronunciamento del Tar del Lazio su alcuni ricorsi presentati dalle Associazioni dei Comuni, da qualche Sindaco e da alcuni imprenditori privati.
Da uno studio condotto dalla nostra associazione – continua Gambuzza – eseguito comparando i dati dell’anno 2013 scaturenti dall’applicazione della Circolare n.9 del 14 giugno 1993 con quelli del 2015 secondo le nuove regole introdotte dal DL n. 4 emerge chiaramente come la provincia agricola di Ragusa sia stata sottoposta ad un vero e proprio salasso tributario ingiusto e penalizzante
Ma ecco di dati salienti:

Fino al 31 dicembre 2013 erano soggetti all’IMU agricola:
N. 3 Comuni su 12
Con un bacino di residenti 103.000 su 318.000
Territorio interessato ha 35.000 su 161.000
Agricoltori interessati 7.000 su 21.000 ( iscritti e non iscritti)
Operai agricoli dipendenti 13.000 su 26.000
Giornate di lavoro degli operai 1.300.000 su 2.500.000

Dal 1 gennaio 2015 saranno soggetti all’IMU agricola
N. 8 Comuni su 12 ( per tutti )
N.2 Comuni su 12 ( solo per i non CD o IAP )
Bacino di residenti 220.000 su 318.000
Territorio interessato ha 112.000 su 161.000
Agricoltori interessati 17.000 su 21.000 ( iscritti e non )
Operai agricoli dipendenti 22.000 su 26.000
Giornate di lavoro degli operai 2.100.000 su 2.500.000

In pratica dal 2015 l’Imu sui terreni agricoli interesserà il 70% dei residenti in provincia (prima era il 32%) il 70% del territorio provinciale (prima era il 21%), l’80% degli agricoltori ragusani (prima era il 33%). Questi sono allo stato gli effetti del Decreto Legge emanato a fine gennaio dal Consiglio dei Ministri”
Non è solo un problema di percentuali – precisa l’Associazione degli imprenditori agricoli ragusani – questa è una tassa da abolire. Noi non diciamo che non ci siano tagli da fare nel “cosmo agricoltura”: ci sono centinaia di enti da abolire ed una “rete burocratica” da razionalizzare.  Ma il loro mantenimento e le diseconomie non possono esser pagate dagli agricoltori”.
L’appello che ci sentiamo di fare – conclude Gambuzza – è rivolto ai Rappresentanti Politici Istituzionali della Provincia affinchè si impegnino, con un sapiente e fertile gioco di squadra, ad intervenire, in sede di conversione del DL n.4/2015, al fine di evitare questo ulteriore aggravio di costi ingiusti al settore agricolo, ed a quello ragusano in particolare

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