PIL pro-capite nelle regioni: Umbria, Campania e Friuli le più colpite dalla crisi

Analisi del Centro studi ImpresaLavoro

Fra il 2000 e il 2014 il reddito pro-capite nel nostro Paese è sceso di quasi 8 punti percentuali. Un’emorragia di produzione e redditi che ha avuto impatti diversi nelle singole regioni e con i dati sul Sud che sono, paradossalmente, meno negativi di quelli del Centro-Nord. Lo rivela una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro realizzata su eleborazione di dati Istat e pubblicata all’indirizzo http://impresala voro.org/se-la-media-nasconde- importanti-verita-analisi-dei- pil-regionali-durante-la-crisi /

Il Mezzogiorno vede un crollo del reddito pro-capite praticamente in linea con il valore complessivo dei redditi prodotti nel territorio, assorbendo con il flusso migratorio la pessima performance dell’economia. Al contrario il Nord, con una dinamica migratoria più vivace, non riesce a sostenere uno sviluppo adeguato alle sfide demografiche che sta affrontando: a livello pro-capite, la Lombardia perde più di 5 punti percentuali rispetto al 2000 ma sono il Piemonte (-10,7%) , la Liguria (-10,5%) e il Friuli Venezia Giulia (-11,7%) a fare segnare le peggiori performance, ottenendo un risultato addirittura peggiore rispetto alla media di Sud e Isole. Questo ovviamente non significa che queste regioni siano ora più povere di altre regioni del Sud ma che il loro reddito pro-capite è calato percentualmente di più che in altre, subendo maggiormente il combinato disposto di crisi economica e flussi demografici positivi.

Quel che emerge da questa analisi – basata su due indicatori, il PIL e il PIL pro-capite – è quindi un’Italia a molte velocità, non facilmente definibile nelle sole categorie di Nord-Centro-Sud. Per questo è importante sottolineare che se le dinamiche economiche hanno condizionato lo sviluppo dei territori negli ultimi tre lustri, non meno hanno pesato le condizioni demografiche. Mentre l’economia italiana era stazionaria, la popolazione dal 2000 al 2014 è cresciuta di poco più di 3 milioni di unità, circa il 6% in più: è chiaro che queste dinamiche hanno portato a un taglio sensibile della quota di ricchezza pro-capite della popolazione italiana.

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