In volo sul gobbo maledetto

Tra le storie dei reduci combattenti appartenuti al 107° Deposito Regia Aeronautica di Vizzini, quella che appare più avvincente sembrerebbe la storia del sergente maggiore armiere Salvatore Alberghina, classe 1915, di S. Michele di Ganzeria (CT), reduce dal fronte del Mediterraneo e del Nord Italia. Alberghina si arruolò nel 1936. Scoppiata la seconda guerra mondiale prestò servizio per due anni in Albania, poi volontariamente entrò a far parte degli aerosiluranti. Dopo essersi addestrato presso il 1° Nucleo Addestramento Siluranti di Gorizia, fu destinato al 132° Gruppo Autonomo Aerosiluranti di Pisa, comandato dal maggiore Gabriele Casini. Il 132°, sulle squadriglie 278^ (cap. Carlo Faggioni) e 281^ (cap. Giulio Cesare Graziani), operava sul trimotore SM.79 bis, più veloce ed efficace del vecchio modello.
Alberghina raccontò un episodio accadutogli a Pisa: Durante un attacco aereo a Pisa, andai nel rifugio. Mentre cadevano le bombe, un signore, preso dal panico, si mise davanti a me (mi trovavo quasi all’uscita del rifugio), venne colpito da una scheggia e cadde morto. Senza lui, la scheggia mi avrebbe colpito.
Nel luglio-agosto 1943 le missioni degli aerosiluranti italiani contro la flotta anglo-americana furono innumerevoli: 87 fra attacchi con siluro, crociere e ricognizioni offensive; 18 mercantili affondati, vari incrociatori e cacciatorpediniere danneggiati; 8 SM.79 perduti. Il sergente Alberghina partecipò a queste attività operative e la sua missione più clamorosa fu quella della sera dell’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio, raccontata così dal protagonista: “La flotta americana era diretta sulle spiagge di Salerno e il mio gruppo ricevette l’ordine di colpire quelle navi. Decollammo da Pisa con 8 SM.79 e durante il volo fu annunciato l’armistizio. Ci ordinarono via radio di rientrare ed alcuni dei trimotori atterrarono a Guidonia e Littoria, ma la radio del mio aereo non funzionava e, inconsapevoli, proseguimmo insieme a pochi altri velivoli che non avevano ricevuto il messaggio. Vedemmo l’immensa flotta nemica che si avvicinava al golfo di Salerno e lanciammo il nostro siluro tra migliaia di proiettili che cercavano di colpirci. Per fortuna tra noi non ci furono feriti. Rientrammo incolumi a Pisa, dove trovammo l’aeroporto invaso da civili. Vedendoci, alcuni di essi ci urlavano che era finito il “mangia-mangia”. Per non essere catturato dai tedeschi, mi vestii in borghese e fuggii dall’aeroporto. Riorganizzata l’Aeronautica da parte del governo della Repubblica Sociale, mi ripresentai in servizio, aderendo all’appello del mio vecchio comandante di squadriglia, il capitano Carlo Faggioni, che aveva ricostituito il Gruppo Autonomo Aerosiluranti con sede a Venegono Inferiore (VA), poi trasferito presso l’aeroporto di Lonate Pozzolo (MI) con comando a Castano Primo.”
La prima azione degli aerosiluranti della R.S.I. fu effettuata il 10 marzo 1944: partendo dall’aeroporto di Perugia S. Egidio, sei SM.79 attaccarono dei piroscafi americani a largo di Anzio e Nettuno, colpendone tre. Algerghina raccontò: Poco prima della missione, mi venne a trovare un armiere di un altro aereo e mi chiese se volevo cambiare aereo perché il suo comandante era un tipo pericoloso quando volava. Facemmo il cambio. Al ritorno il solo aereo che fu colpito e non rientrò alla base fu quello dove si trovava l’armiere che mi aveva chiesto il cambio.
Galvanizzati dal quel primo successo, il 14 dello stesso mese, altri sette trimotori ripeterono l’azione contro unità nemiche al largo di Nettuno e di Napoli, affondando o danneggiando gravemente un mercantile da 5.000 tonnellate, un’unità militare d’appoggio a mezzi da sbarco (la LST348) e due altri trasporti minori. Accusato il colpo, il Comando alleato volle dare un’immediata lezione agli impudenti piloti repubblicani, e il 18 marzo una grossa formazione di quadrimotori statunitensi mise a ferro e fuoco l’aeroporto di Merna (Gorizia),dove si erano spostati gli aerosiluranti di Faggioni, distruggendo hangar, depositi, magazzini ed incendiando diversi SM79(1).
Il 6 aprile, 13 SM79, undici dei quali appesantiti dai siluri, decollarono dal campo di Lonate Pozzolo (Milano), diretti verso il campo trampolino umbro di S. Egidio, ma giunti sulla sua verticale vennero attaccati da una grossa squadriglia di caccia pesanti statunitensi P-47 Thunderbolt che fecero scempio di molti velivoli italiani. Nel violentissimo scontro quattro aerei italiani caddero in fiamme ed altri due subirono gravissimi danni. Nell’azione caddero 27 aviatori del gruppo aerosiluranti.
La strage di S. Egidio tuttavia non riuscì a fiaccare lo spirito del Gruppo che, nel giro di pochi giorni riuscì a rimettere insieme gli unici cinque aerei rimasti indenni per tentare di proseguire le missioni nel Tirreno. La sera del 10 aprile, quattro SM79 partirono da Perugia ed attaccarono nuovamente, al largo di Nettuno, la flotta alleata, riuscendo a colpire tre piroscafi, ma l’intera squadriglia venne annientata dalla violentissima reazione antiaerea. Faggioni cadde da valoroso assieme ai suoi e a Lonate poté rientrare soltanto l’aereo del tenente Bertuzzi. Toccò allora al capitano pilota Marino Marini raccogliere la pesante eredità lasciata dal capitano Faggioni.
Marini, dimostrando grandi capacità organizzative e tenacia fuori dal comune, elaborò un ardito piano per attaccare a sorpresa la flotta inglese all’ancora nella lontana rada di Gibilterra, confidando nel fatto che l’Ammiragliato Britannico non reputava più il nemico capace di compiere una missione su un così lontano obiettivo. Marini fece trasferire in gran segreto, con la collaborazione dei tedeschi, tutti i suoi aerosiluranti sulla base di Istres (Francia). La sera del 4 giugno 1944, dieci SM79S del Gruppo “Buscaglia”, decollarono in direzione di Gibilterra e alle ore 02:20 antimeridiane del giorno 5 si avventarono sulle ignare navi inglesi che affollavano la rada. L’attacco venne condotto in maniera impeccabile e a bassissima quota (70 metri). Il capitano Bertuzzi attaccò per primo, seguito da tutti gli altri. Dieci furono i siluri, sganciati a non più di 700 metri dai bersagli, e sei le navi dichiarate affondate (in realtà, a causa delle reti parasiluri, furono danneggiate solo 4 navi). Centrato l’obiettivo, otto velivoli del Gruppo, inseguiti dai riflettori, dalla contraerea e dai caccia notturni inglesi, puntarono subito a nord lungo la rotta del ritorno, raggiungendo sani e salvi (anche se dopo molte ore di volo, e con i motori centrali spenti per risparmiare carburante) la base di Istres. Poche ore dopo si seppe che gli unici due velivoli mancanti all’appello erano stati costretti per carenza di benzina ad atterrare in territorio neutrale spagnolo. L’azione di Gibilterra rappresentò l’ultima zampata dell’aeronautica italiana alla Royal Navy.
Il 6 luglio fu effettuato un’azione al largo di Bari, con cinque aerosiluranti che riuscirono solo a un cacciatorpediniere inglese a causa di una fortissima contraerea. Sulla scorta dei risultati conseguiti, il maggiore Marini (promosso a questo grado in seguito all’azione su Gibilterra) inaugurò un nuovo ciclo di operazioni nell’Egeo. A tale scopo, nel mese di luglio del ’44, 12 velivoli del Gruppo (10 operativi e due di supporto tecnico) si spostarono sull’aeroporto greco di Eleusi, nei pressi di Atene. Suddivisi in due sezioni di cinque apparecchi ciascuno, gli SM79S iniziarono quasi subito la loro attività compiendo ricognizioni armate su una vasta zona compresa tra Cipro, Rodi, Creta e la costa egiziana e libica. In un mese di attività nel Mediterraneo orientale il gruppo aerosiluranti affondò un piroscafo e un cargo e perse un velivolo.
Rientrati in Italia, il gruppo si riposò, ricostituendo gli organici e riarmandosi con i nuovi trimotori della SIAI. In ottobre il gruppo riprese l’attività operativa e, alla vigilia del natale 1944, quattro SM79 tentarono un’azione offensiva nella zona di Ancona che portò all’affondamento di una nave da carico da 7.000 tonnellate. Dieci giorni più tardi, il 5 gennaio del 1945, l’SM79S del tenente Del Prete conseguì l’ultimo successo, in assoluto, degli aerosiluranti italiani nel corso dell’intero conflitto, affondando al largo delle coste adriatiche un piroscafo da 5.000 tonnellate.
Terminava così l’epopea del Gruppo “Faggioni” ex-“Buscaglia” che, nel periodo compreso tra il marzo del ’44 e l’inizio del ’45, erano stati dichiarati 19 piroscafi e un cacciatorpediniere colati a picco, per un totale di 115.000 tonnellate di naviglio, a fronte della perdita di 16 velivoli e il sacrificio estremo di 38 piloti e 185 specialisti. In realtà, i risultati accertati furono molto più modesti. Rimangono il coraggio e lo spirito di sacrificio dimostrato dagli equipaggi.
Il sergente armiere Salvatore Alberghina aveva partecipato alla maggior parte delle missioni su citate, ricevendo varie decorazioni al valore, poi non riconosciute dallo Stato italiano per aver militato nella R.S.I.. Il 28 aprile 1945, a seguito della rottura della linea Gotica e dell’insurrezione partigiana, il Gruppo Aerosiluranti fu sciolto dal maggiore Marino Marini. I componenti, compreso Alberghina, furono presi prigionieri dagli americani. Finito il periodo di prigionia, Alberghina rientrò nel suo paese, S. Michele di Ganzeria (CT), e fu sospeso dal servizio per aver aderito alla R.S.I.. Solo nel 1950, dopo aver vissuto un periodo di povertà, fu richiamato in servizio, poiché lo stesso Alberghina aveva scoperto che nei suoi documenti personali conservati presso l’archivio del Comando Aeronautica Sicilia di Palermo risultava già transitato in servizio permanente. Col grado di sergente maggiore fu destinato al distaccamento aeroportuale di Castelvetrano e nell’ottobre del 1951 fu trasferito a Vizzini. La sua carriera fu fortemente penalizzata per aver aderito alla repubblica di Mussolini, tanto è vero che nel 1964, con 28 anni di servizio, era ancora maresciallo di 3^ cl. con l’incarico di addetto all’Ufficio M.S.A..
Oggi, suo figlio Giuseppe, docente presso il liceo di Caltagirone, mi ha raccontato la sua storia.

Domenico Anfora


(1) –  Oltre che dalla testimonianza del M.llo Alberghina, le notizie sul gruppo aerosiluranti sono tratte dai testi “Gruppo Aerosiluranti Buscaglia: un lampo di epopea sulla RSI” di Alberto Rosselli e “L’Aeronautica Nazionale Repubblicana” di Nino Arena.

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