Latte crudo, prezzi ancora in frenata a settembre

Roma, 26 ottobre 2015 – La prospettiva di un recupero solo parziale della produzione di olio di oliva, dopo il crollo della scorsa campagna, sta sostenendo in questi giorni le quotazioni degli extravergini in diverse piazze europee, con i listini che, dopo i recenti ribassi, stanno mostrando un andamento più stabile, trovando un supporto a 3 euro/kg in Grecia e sui 4,70 euro in Italia.

Lo rileva l’Ismea nell’Overview sui mercati agroalimentari di questa settimana, da cui emerge, al contrario, una situazione ancora di attesa nel comparto vinicolo. Gli operatori restano in prevalenza orientati alla cautela, in un mercato che per i vini comuni non dovrebbe mutare gli equilibri attuali, confermando le basse quotazioni della scorsa campagna.

Per i lattiero-caseari, ad esclusione del burro e delle altre materie grasse, ancora in lieve ripresa in tutte le piazze europee, le condizioni restano piuttosto critiche, con le quotazioni di Parmigiano reggiano e Grana padano inchiodate ai bassi livelli delle scorse sedute.

Per il latte crudo alla stalla si è registrata a settembre un’ulteriore limatura dei prezzi. Ismea rileva un valore medio nazionale di 0,347 euro/litro in calo dell’1,4% su agosto e del 14% su base annua.

Tendono nel frattempo a stabilizzarsi i prezzi dei vitelloni, dopo un trend al rialzo verificatosi a seguito di una minore affluenza di capi nei centri di macellazione nazionali.

La ripresa ormai imminente degli scambi per l’approvvigionamento dei vitelli francesi (broutard), dopo il blocco causato dall’emergenza blue tongue, si preannuncia invece piuttosto vivace. Le prime trattative potrebbero avvenire sulla base di prezzi in aumento, ma la situazione dovrebbe tendere gradualmente a stabilizzarsi. In generale, sia per il vivo che per le carni l’offerta sui mercati nazionali resta piuttosto contenuta, grazie anche a una minore pressione delle importazioni. Una situazione che non dovrebbe ripercuotersi negativamente sui prezzi, nonostante la persistente debolezza dei consumi interni.

Al contrario, la ripresa stagionale degli ordinativi dovrebbe favorire i tagli freschi suini che al momento non registrano variazioni di prezzo. Sul mercato del vivo si prevede una stabilizzazione delle quotazioni per i capi da macello, dopo i ribassi dell’ultima quindicina, mentre il quadro, seppure stazionario, presenta qualche difficoltà per i suinetti d’allevamento che non sembrano in questa fase beneficare di un particolare interesse all’acquisto da parte dei ristallatori.

Nel comparto avicolo resta tonico solo il mercato di faraone e tacchini, mentre cedono ancora terreno le quotazioni dei polli, penalizzate da un’offerta pressante rispetto a una domanda finale sostenuta, ma in leggera contrazione. Gli squilibri appaiono ancora più evidenti sul circuito delle uova, con i prezzi che hanno finora deluso le attese degli operatori. Resta scarsa invece l’offerta di capi vivi sul mercato dei conigli, mentre appare più bilanciato il comparto delle carni.

Per quanto riguarda i prodotti frutticoli, il mercato interno delle mele si rivela ancora calmo, con quotazioni che dovrebbero rimanere stabili anche nei prossimi giorni, sebbene più alte di quelle dello scorso anno. La situazione dovrebbe invece restare più dinamica sui circuiti esteri. Per le pere, in un contesto mercatile che dovrebbe proseguire nella norma, i listini si mantengono su livelli più elevati rispetto all’autunno 2014, con una buona attività soprattutto per la varietà Williams. Le quotazioni dei loti, la cui offerta risulta abbondante ma non eccelsa sotto il profilo qualitativo per le incombenti piogge nei principali areali di produzione, proseguiranno in fisiologica flessione in concomitanza con l’apice di produzione. Rimane invece tonico il mercato dell’uva da tavola, dove le cultivar Italia e Red Globe, solo in presenza di un alto standard qualitativo, risultano ancora apprezzate dalla domanda e collocate a prezzi più alti rispetto alla campagna precedente.

Sul mercato degli agrumi, le quotazioni delle clementine (finora di buona qualità, ma di calibro ridotto e carenti nella colorazione) potrebbero confermarsi elevate grazie a una domanda interessata alle varietà precoci, a fronte di un’offerta ancora contenuta negli areali produttivi calabresi. Si registrano intanto i primi scambi anche per le arance Navel tarantine, siracusane e agrigentine.

Non emergono variazioni sostanziali nel mercato degli ortaggi, salva la flessione fisiologica dei listini dei radicchi e i rincari che potrebbero ancora interessare le zucchine, con l’ulteriore abbassamento delle temperature. Buono l’esordio di campagna del cavolfiore metapontino che, in anticipo rispetto ai calendari produttivi, è stato premiato dal mercato con quotazioni più elevate dello scorso anno. Non sembra invece che il mercato abbia apprezzato le prime partite di carciofo sardo, penalizzate qualitativamente dal caldo estivo, sebbene in prospettiva, con l’arrivo di temperature più rigide, la situazione dovrebbe migliorare.

Infine, per quanto riguarda i cereali, prosegue il calo dei listini del frumento duro, conseguente a una maggiore pressione dei grani canadesi e a una debole richiesta della molitoria, mentre la lieve ripresa che aveva interessato i prezzi del frumento tenero e del mais, sembra ora in attenuazione. La buona domanda dei risoni sul circuito nazionale, specie di Carnaroli e Arborio, ha spinto verso l’alto le quotazioni, con probabili ulteriori ritocchi anche nei prossimi giorni. Analogamente, i listini di orzo e semi oleosi, sospinti da una buona richiesta, potrebbero registrare ulteriori rialzi.

Infine, sui mercati floricoli, è iniziata la vendita dei crisantemi per la ricorrenza di novembre. Le prime contrattazioni si sono concluse sulla base di prezzi in aumento del 5/10% rispetto all’anno scorso, per produzioni che si stimano inferiori nei volumi o per ragioni di selezione franco azienda delle specie con standard qualitativi adeguati.

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