Assipan Sicilia: “La panificazione domenicale non salverà l’Italia”

4 ottobre 2014 – Il pane di domenica non salverà l’Italia. La forte attività sindacale di Assipan Sicilia è iniziata da una rivendicazione della base associativa: panificare nella giornata domenicale e nei giorni festivi non è renumerativo oltre a non essere giusto. La stesura del progetto di legge sulla panificazione in Sicilia, oggi divenuto disegno di legge, ha generato nel sindacato e nella politica regionale un forte dibattito. Anche in Italia si sono innescati dibattiti in proposito e, in alcune città, ci sono stati operatori del settore che, evidentemente mal guidati, ritenevano che la domenica i panificatori avrebbero incassato di più e avrebbero vissuto meglio: obiettivi mai raggiunti. “Cosa più grave – afferma il presidente regionale Assipan Sicilia, Salvatore Normanno – è l’aver dimenticato, di botto, la lotta sindacale dei loro padri. Nel nostro Paese, su questa tematica, sia in politica che nel sindacato, si continuano a registrare ambiguità che fanno male al comparto e che non hanno dato alcuna risposta legislativa”. Il processo delle liberalizzazioni in Italia è iniziato il 31 marzo 1998 con il decreto 114 di Pier Luigi Bersani che per primo sdoganò le aperture festive. Poi, nel Natale 1999, in Sicilia i panettieri ebbero anch’essi la loro liberalizzazione. Quindi, con l’arrivo del professor Monti, il decreto “Salva Italia” ha chiuso il cerchio. Oggi, Assipan Sicilia si pone una domanda politica: perché i panifici devono stare aperti 365 giorni all’anno? Tutti hanno risposto: è l’Europa che lo chiede, stare chiusi la domenica fa parte del passato. Il tempo è galantuomo. Le argomentazioni sindacali di Assipan Sicilia sono fondate e sono attuali. La Camera dei Deputati, il 18 dicembre 2013, ha richiesto al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) un parere sulla regolamentazione delle aperture, domenicali e festive. Il documento è stato poi esaminato dalla I Commissione (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni) il 15 maggio 2014. L’analisi ha posto all’attenzione del legislatore le seguenti criticità: “Alla luce dell’analisi economica, della letteratura e delle audizioni svolte nel corso di questo studio si ritiene in sintesi che le misure di deregolamentazione totale introdotte il 1 gennaio 2012 (decreto cosiddetto “Salva Italia”) abbiano esasperato le condizioni del mercato del commercio fisso al dettaglio, penalizzando le imprese tradizionali, già fortemente provate sia dal progressivo cambiamento dei modelli di consumo che dalle due recessioni recenti, in un contesto di profondo calo dei consumi. Tutte le parti audite (organizzazioni sindacali e datoriali) concordano sulla insufficiente corrispondenza reale tra gli obiettivi della liberalizzazione e gli effetti economici (incremento dei consumi e incremento occupazionale). In particolare, la liberalizzazione ha agito amplificando le criticità già esistenti, soprattutto in conseguenza della scarsa flessibilità organizzativa dei piccoli imprenditori. Questo è confermato da recenti contributi teorici, di grande autorevolezza (Eggertsson, Krugman e altri) che confermano che in condizioni di economia depressa e di impotenza della politica economica l’implementazione di riforme strutturali mirate ad accrescere il grado di concorrenza nei mercati, può al contrario aggravare la caduta dell’economia. In un contesto come quello italiano attuale (con molta distruzione di impresa e poca creazione) la contrazione produttiva contribuisce per altra via, rispetto alla recessione, all’ampliamento del bacino di disoccupati di lungo periodo e poco appetibili dall’offerta che non potrà essere riassorbito nella fase di ripresa incipiente e che andrà così a costituire disoccupazione strutturale”. Lo studio analizza il momento storico economico, dal 2007 (anno d’inizio crisi) ad oggi: Pil franato del 9%, consumi crollati (periodo 2010/2013) del 6,3%, crollo del fatturato nel Terziario. Le due recessioni (2007 e 2011) hanno portato le vendite della piccola e media impresa sotto i valori del 2005; poi, dall’introduzione della liberalizzazione la situazione per le piccole imprese è ulteriormente peggiorata. La grande distribuzione ha tenuto nel comparto alimentare ma, iniziata la seconda recessione (2011), ha registrato anch’essa un calo della domanda che si è attestata sotto il livello del 2005. Lo studio del Cnel riporta gli indirizzi dichiarati delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e datoriali che auspicano un confronto a livello locale ed una regia di area vasta. In sintesi:  la deregolamentazione totale e la sottrazione di competenze ai territori hanno eliminato la funzione di controllo sociale; è necessario coordinare le attività imprenditoriali con gli orari dei servizi delle città nelle domeniche e nei festivi (trasporti urbani ed extraurbani, carico/scarico delle merci, raccolta rifiuti, sicurezza urbana, ecc. ecc.). “Quest’ultimo punto – aggiunge il presidente Normanno – evidenzia che le liberalizzazioni sono state uno strafalcione, non sono state assolutamente pensate per le piccole e medie imprese. Infatti, il contesto urbano non è stato assolutamente adeguato a supportare le esigenze logistiche delle pmi. Assipan Sicilia evidenzia che quanto legiferato sino ad oggi non ha alcuna razionalità”.

 

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