Boom dei voucher. L’Ancl avverte: «Rischio di elusione, si riveda il sistema»

ROMA – «La genericità del “buono lavoro” rende sostanzialmente difficile ogni eventuale controllo, non essendo riportata sul voucher l’orario di utilizzazione. C’è bisogno di revisionare il sistema perché il rischio di elusione è alto»: questa la preoccupazione maggiore espressa da Francesco Longobardi, presidente nazionale Ancl-Su, il sindacato unitario dei consulenti del lavoro, sul boom dei voucher. «Fa riflettere – continua – il fatto dell’aumento esponenziale dell’utilizzo dei voucher nel commercio e nel turismo. Ci fa intendere che settori così trainanti per l’economia nel nostro Paese siano retti dalle prestazioni occasionali».

Nel 2015 in Italia sono stati venduti circa 115 milioni di buoni lavoro, pari a 1 miliardo e 150 milioni di euro, di cui circa 288 milioni versati a Inps e Inail: mediamente, infatti, da un buono lavoro di 10 euro il prestatore d’opera mette in tasca 7.50 euro netti. Probabilmente complice il dlgs 81/2015 sul riordino dei contratti, che ha imposto come unico parametro per il lavoro accessorio il compenso massimo di 7mila euro all’anno, l’anno scorso ha registrato un +66% di adozione di questo tipo di rapporto di lavoro. Da un lato, considera Longobardi, «non v’è ombra di dubbio che tale sistema ha consentito di far emergere prestazioni occasionali che prima non erano minimamente tutelate». Dall’altro, il sistema per accedere ai voucher è tale per cui controllare che siano usati in modo proprio è molto difficile. Banalmente, un esempio: l’unica indicazione che il voucher ha, al momento del suo acquisto, è che deve essere “consumato” entro 30 giorni. L’imprenditore che volesse abusarne può acquistare 1000 euro di voucher (a rigore 100 ore, più o meno 12 giorni di lavoro) e pagare un mese al lavoratore. In una situazione in cui, rispetto ad altre forme contrattuali temporanee (contratto a termine, il lavoro intermittente o il part-time), lo stesso lavoratore ha una contribuzione e un’assicurazione contro gli infortuni molto ridotta e non ha accesso agli ammortizzatori sociali.

«Sarebbe opportuno – conclude il presidente Ancl – che l’Inps incroci i dati in suo possesso per evidenziare le anomalie, e che il governo riveda il sistema dei voucher. I buoni lavoro devono rimanere una buona opportunità di regolamentare in modo semplificato il lavoro accessorio, non uno strumento per eludere le regole».

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